Investitori Esg, cosa aspettarsi dalle assemblee negli Usa

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Al via la stagione 2023 delle assemblee degli azionisti (proxy season) in Usa. Lo scorso anno c’è stato un numero record di risoluzioni su temi sociali e ambientali, ma il livello medio di supporto è sceso. È il segnale di un minor impegno dei grandi asset manager?

Indice

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Nel 2022, le risoluzioni Esg sono cresciute del 60% rispetto all’anno precedente; tuttavia il livello di supporto medio è sceso al 30%

Le tematiche ambientali catturano le “prime pagine”, ma quelle sociali sono più numerose

Solo il 13% degli asset dei venti più grandi gestori americani ha dato un supporto alto alle risoluzioni ambientali e sociali

Dopo l’infuocato dibattito esploso l’anno scorso negli Stati Uniti sugli investimenti sostenibili, gli occhi sono ora puntati sulla stagione delle assemblee degli azionisti, anche detta proxy season, che inizia a metà aprile.

Al di fuori dell’industria del risparmio gestito, le opinioni degli americani sulla sostenibilità sono sempre più polarizzate, anche a livello politico. Al suo interno, ci sono investitori che pensano che gli asset manager non stiano facendo abbastanza, altri che sono dell’idea che i fattori Esg (ambientali sociali e di governance) stiano acquistando troppa rilevanza a scapito dei rendimenti. 

I numeri della stagione assembleare 2022

Guardando alla stagione delle assemblee che sta per cominciare, non si può ignorare che l’anno scorso ci sia stato un numero record di risoluzioni ambientali e sociali, a fronte, però, di un calo nel livello di supporto medio. 

Secondo i dati Morningstar, ci sono state 273 risoluzioni su questi temi nel 2022, in crescita del 60% rispetto all’anno precedente; tuttavia il livello di supporto medio è sceso dal 34% al 30%. 

“Un fattore chiave in questa tendenza è stato che alcuni asset manager, tra cui BlackRock, Vanguard e altri, hanno votato “contro” una percentuale maggiore di risoluzioni degli azionisti nel 2022 rispetto all’anno precedente, ritenendo che molte delle nuove proposte fossero ‘indebitamente prescrittive’ nella loro natura o richiedessero azioni che, a loro avviso, erano già in attuazione da parte del management – spiega Lindsey Stewart, director of Investment stewardship research di Morningstar – In sostanza, diverse grandi società di gestione hanno considerato molte delle ultime proposte di qualità inferiore e non favorevoli alla generazione di valore a lungo termine per gli investitori”.

 

Risoluzioni-chiave in tema Esg

Per capire quale potrebbe essere la tendenza quest’anno, gli investitori Esg non devono solo analizzare gli ultimi 12 mesi, ma l’intero triennio. Cosa rivelano le risoluzioni-chiave in tema ambientale e sociale? Con questo termine ci si riferisce a quelle che hanno ottenuto più del 40% di supporto dagli azionisti ‘indipendenti’, ossia esclusi i fondatori, i manager e le figure ad essi collegati.

Morningstar ne ha identificate 241 negli ultimi tre anni, alcune delle quali hanno ottenuto grande risonanza sui giornali, come ad esempio quella sui target climatici di ExxonMobil, o sul trattamento dei lavoratori ad Amazon.

Il primato delle tematiche sociali

Un primo dato interessante riguarda la tipologia di proposte. Se le tematiche ambientali tendono più facilmente a conquistare le “prime pagine”, le più numerose sono quelle sociali. Nel triennio, solo il 23% delle risoluzioni hanno riguardato l’ambiente, mentre il 71% hanno avuto un focus su aspetti quali la diversità, equità e inclusione, i diritti civili, le politiche salariali, le attività di lobby, la protezione dei lavoratori della supply chain, i diritti umani, la prevenzione di abusi e discriminazioni, le questioni razziali e il lavoro minorile.

“Le risoluzioni sulle attività di lobby politica sono apparse regolarmente negli ultimi tre anni, in un numero compreso tra 23 e 29 ogni stagione assembleare – dice Stewart – Quelle sull’equità sul luogo di lavoro, invece, sono raddoppiate nel periodo considerato”.

Il voto dei grandi asset manager nelle assemblee degli azionisti

Un secondo dato da guardare in vista della prossima stagione assembleare negli Stati Uniti è il voto dei più grandi asset manager. Nonostante l’industria del risparmio gestito sia competitiva in America, le prime 20 società hanno in mano l’80% dei 23 mila miliardi di dollari di patrimonio e la top 5 detiene il 60%. Questo significa che le loro decisioni sulle questioni Esg hanno un impatto importante sulle mosse delle aziende in cui investono. 

I dati Morningstar rivelano che i primi 20 gestori americani hanno dato un supporto medio del 56% alle risoluzioni-chiave nel triennio, percentuale che scende al 51% restringendo l’universo alla top 10 ed è ancora più basso (45%) se si considerano solo le big three, ossia Vanguard, BlackRock e State Street.

Dopo il supporto record sulle questioni ambientali e sociali registrato nel 2021, l’anno successivo ha visto un comportamento meno coeso, probabilmente a causa delle diverse posizioni sulle tematiche sociali, oltre alla presa di distanza dalle proposte etichettate come “prescrittive”.

 

Meno impegno degli asset manager sulle tematiche Esg?

“Le opinioni al riguardo possono essere diverse – dice Stewart – Mentre alcuni sostengono che ciò sia un’indicazione di un sano disaccordo tra le società sulle priorità Esg, altri potrebbero vederlo come una prova di un indebolimento dell’impegno verso gli obiettivi di sostenibilità. Riteniamo che ciò che è importante per gli investitori sia accertare se il comportamento di voto di un gestore sia ben allineato con gli obiettivi dichiarati, nonché con gli obblighi fiduciari e normativi”.

Di fatto, i dati Morningstar rivelano che solo il 13% degli asset dei venti più grandi gestori americani ha dato un supporto alto alle risoluzioni ambientali e sociali, mentre il 46% del patrimonio è in mano a società di gestone che hanno mostrato un livello medio. Tra queste ci sono BlackRock, Fidelity Investments, Capital Group e State Street. Infine, il 41% degli asset è gestito da realtà che hanno dato un supporto basso, tra cui spicca Vanguard.

Cosa potrebbe cambiare in futuro per gli investitori Esg

Un terzo dato che gli investitori Esg devono monitorare in vista della prossima stagione delle assemblee riguarda i fondi sostenibili. Ci si potrebbe aspettare da essi un supporto superiore alle questioni ambientali e sociali. In realtà, spiegano gli analisti di Morningstar, gli asset manager hanno team dedicati ad assicurare un allineamento di voto, per cui i fondi sostenibili non si discostano molto da quelli tradizionali. Non mancano, però, le eccezioni. “I comparti Esg di Invesco e JpMorgan hanno mostrato un livello di supporto superiore rispetto ai convenzionali negli ultimi tre anni”, commenta Stewart.

Qualcosa potrebbe cambiare in futuro, dal momento che alcune grandi società di gestione stanno implementando un nuovo sistema per permettere agli investitori nei loro fondi di partecipare alle decisioni di voto attraverso il processo del pass-through voting. Nelle prossime stagioni assembleari, dunque, i risultati che gli investitori Esg vedranno potrebbero essere diversi da quelli passati.

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di Sara Silano

WW Snippets test

È editorial manager di Morningstar e specialista sui temi della sostenibilità. Laureata in Scienze della comunicazione, indirizzo giornalistico all’Università di Torino, è in Morningstar dal 2003. In precedenza, ha lavorato in Bloomberg Investimenti e Bloomberg News. Silano ha 20 anni di esperienza nell’analisi dell’industria finanziaria. Nel 2018 ha vinto il State Street Press Awards.

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