Green bond, via all’accordo Ue: le novità per investitori e aziende

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Lo scorso 28 febbraio Consiglio e Parlamento europeo hanno raggiunto un accordo provvisorio sull’European green bond standard. Ecco cosa prevede. E quali saranno le prossime tappe

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L’European green bond standard introduce prescrizioni uniformi per gli emittenti di obbligazioni che intendano utilizzare la denominazione “obbligazione verde europea” o “EuGB” per le loro obbligazioni ecosostenibili

Asmundo: “Il nuovo standard può contribuire in modo rilevante a rafforzare il mercato delle obbligazioni verdi e orientare flussi di capitale verso aziende che intendono investire in progetti virtuosi dal punto di vista ambientale”

Consiglio e Parlamento europeo hanno raggiunto un accordo provvisorio sull’European green bond standard, compiendo un nuovo passo in avanti verso l’entrata in vigore del regolamento che punta a migliorare trasparenza e credibilità delle obbligazioni verdi targate Ue. Nelle parole di Alessandro Asmundo, policy officer del Forum per la finanza sostenibile intercettato da We Wealth, l’accordo “rappresenta un passaggio cruciale nel processo di approvazione di uno standard strategico sia per gli emittenti che per gli investitori”; contribuendo a combattere il rischio di greenwashing e a favorire la transizione verso un’economia più sostenibile, nell’interesse dei co-legislatori. Ecco cosa prevede.

Come precisato sul sito del Consiglio dell’Unione europea, l’European green bond standard introduce prescrizioni uniformi per gli emittenti di obbligazioni che intendano utilizzare la denominazione “obbligazione verde europea” o “EuGB” per le loro obbligazioni ecosostenibili. “Secondo l’accordo, i proventi raccolti con l’emissione di un green bond dovranno essere allineati alla Tassonomia dell’Unione europea, mantenendo però un grado di flessibilità per le attività economiche che non sono ancora coperte dalla stessa (per le quali, cioè, non ci sono attualmente criteri tecnici di screening e che potrebbero essere incluse in futuro)”, spiega Asmundo. Una “flexibility pocket”, precisa, che corrisponde a un massimo del 15% dei proventi e che si è resa necessaria per tener conto dei futuri aggiornamenti della Tassonomia. 


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“Il regolamento stabilisce inoltre che i revisori esterni dei green bond europei dovranno essere iscritti in un registro ufficiale e controllati dall’Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati (Esma)”, continua Asmundo. Fronte investitori, osserva, il nuovo pacchetto normativo intende supportare le scelte di investimento sostenibile e incrementare comparabilità e affidabilità dei titoli verdi riducendo il rischio di greenwashing e aumentando la fiducia nel mercato. “Al contempo, gli emittenti saranno in grado di avvalersi di uno strumento solido per dimostrare che stanno finanziando progetti conformi ai criteri della Tassonomia, beneficiando di un accesso facilitato ai finanziamenti verdi e andando incontro alla richiesta crescente di consumatori e investitori, sempre più attenti alla sostenibilità”.

“Il nuovo standard può quindi contribuire in modo rilevante a rafforzare il mercato delle obbligazioni verdi e orientare flussi di capitale verso le aziende che intendono investire in progetti virtuosi dal punto di vista ambientale”, conclude Asmundo. “In questo modo, l’Europa diventerà una fonte d’ispirazione per altri mercati a livello internazionale; sarà importante monitorare l’andamento e i prossimi sviluppi del regolamento”. Ricordiamo che, affinché l’accordo diventi definitivo, dovrà essere adottato da entrambe le istituzioni (Consiglio e Parlamento europeo); solo successivamente, potrà iniziare a essere applicato 12 mesi dopo la sua entrata in vigore. La Commissione europea, dal proprio canto, ha annunciato che pubblicherà dei modelli Ue per gli emittenti di altre obbligazioni con obiettivi ambientali che non facciano riferimento all’European green bond standard. L’implementazione di tali modelli resterà tuttavia strettamente volontaria.


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di Rita Annunziata

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Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente redattrice televisiva per Class Editori e ricercatrice per il Centro di Ricerca “Res Incorrupta” dell’Università Suor Orsola Benincasa. Si occupa di finanza al femminile, sostenibilità e imprese.

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