Vaccino nel 2022? La risposta dei mercati

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Secondo uno studio di Credit Suisse, nel 2022 potrebbe essere immesso sul mercato un numero di dosi sufficienti a coprire la popolazione più vulnerabile a livello globale. Ma i mercati finanziari potrebbero tornare alla normalità molto prima dell’arrivo del vaccino. Occhi puntati sull’Europa

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La popolazione mondiale con un’età superiore ai 60 anni sfiora il miliardo e la forza lavoro globale nel settore sanitario tocca i 50 milioni

Le dosi che potrebbero essere distribuite nel 2022 toccano gli 1,5 miliardi

“Saranno privilegiati gli investimenti in quelle aree geografiche dove i governi possono dare più sostegno ai cittadini e alle aziende”, spiega Parenti

Dopo l’annuncio della società statunitense di biotecnologia Moderna in merito alla positività dei primi risultati della sperimentazione sul vaccino per il coronavirus che ha spinto i mercati finanziari verso il rialzo, cresce l’attesa verso l’uovo di colombo che potrebbe permettere di neutralizzare il fattore di rischio della pandemia e dare ossigeno alle Borse. Secondo uno studio di Credit Suisse, bisognerà attendere il 2022 affinché possa essere immesso sul mercato un numero di dosi sufficienti a coprire almeno la popolazione vulnerabile. E, senza un vaccino, per Jerome Powell la ripresa dell’economia americana dovrà ancora attendere. Ma andiamo per gradi.
Come riportato dall’analisi Covid-19 Vaccines development timeline and capacity dell’istituto svizzero, le prime dosi potrebbero essere distribuite già nel terzo trimestre del 2020, per poi sfiorare i 300 milioni entro la prima metà del 2021 e toccare gli 1,5 miliardi nel 2022. Considerando che la popolazione mondiale con un’età superiore ai 60 anni si avvicina al miliardo e la forza lavoro globale nel settore sanitario tocca i 50 milioni, gli 1,5 miliardi di dosi stimate dovrebbero riuscire a soddisfare la domanda della fetta più vulnerabile della popolazione.

I mercati torneranno prima alla normalità

Eppure, secondo Gianluca Parenti, partner di Intermonte e responsabile di The Intermonte Eye, i mercati finanziari potrebbero tornare a uno scenario “back to normal” prima del 2022. “Credo che la situazione cambi a seconda delle aree geografiche – spiega – Per esempio da noi abbiamo visto che il virus colpisce soprattutto le persone con un’età superiore ai 60 anni, mentre in Sud America vengono colpiti prevalentemente i giovani”.

In questo contesto, il fattore più preoccupante e sul quale si concentreranno i mercati finanziari, precisa Parenti, è legato all’evoluzione  della spesa che i singoli Stati dovranno sostenere da un lato per combattere il virus e dall’altro per sovvenzionare i settori economici maggiormente colpiti dalla pandemia. Di conseguenza, saranno “privilegiati gli investimenti in quelle aree geografiche dove i governi possono dare più sostegno ai cittadini e alle aziende”, aggiunge.

L’Europa trainerà gli investimenti

Occhi puntati dunque sull’Europa che, avendo “dimostrato di essere più efficiente nel convivere con il virus, di avere sistemi sanitari diversi e una diversa capacità economica dei singoli paesi”, potrebbe riuscire a gestire meglio i prossimi due anni rispetto al Sud America e agli Stati Uniti. Tra l’altro, secondo Marco Cavaleri dell’Agenzia europea del farmaco, alcuni vaccini attualmente in sperimentazione potrebbero essere pronti per l’approvazione entro un anno. Diverso è il caso dell’Asia, dove gli esperti discutono sull’affidabilità dei dati. “Teoricamente è solida, qualora i dati presentati fossero veritieri – spiega Parenti – Ma se si tornasse all’isolazionismo, sarebbe ridotta nei portafogli degli investitori e si tornerebbe molto di più sui mercati locali, dove ci sono più certezze”.

Powell: senza un vaccino nessuna piena ripresa

Dall’altra parte del globo, il presidente della Fed Jerome Powell in un’intervista alla Cbs ha dichiarato che, anche nel caso in cui ci fosse un rimbalzo nella seconda metà dell’anno, senza un vaccino una “piena ripresa dell’economia americana non potrà avvenire”. Intanto, le dichiarazioni della società statunitense di biotecnologia Moderna hanno mostrato i propri effetti positivi sui mercati. L’S&P 500 ha chiuso la seduta del 18 maggio in salita a 2.953,91 punti. Bene anche il Nasdaq composite index che ha toccato i 9.234,83 punti, registrando il +2,44%.


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di Rita Annunziata

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Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente redattrice televisiva per Class Editori e ricercatrice per il Centro di Ricerca “Res Incorrupta” dell’Università Suor Orsola Benincasa. Si occupa di finanza al femminile, sostenibilità e imprese.

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