Crisi Covid, Powell (Fed): niente bene fino a fine 2021

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La crisi Covid stringe e Jerome Powell, presidente della Fed, ha concesso una rara intervista. Vi ammette, fra le altre cose, che il tanto atteso rimbalzo dell’economia tarderà a manifestarsi. Nonostante i mercati finanziari abbiano infatti recuperato terreno grazie alle sue politiche, l’economia reale resta al palo

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Il numero uno della Fed specifica di ritenere “ragionevole” che non si inizierà a risalire la china se non dalla seconda metà del 2020. Ma per tornare “a dove eravamo” bisognerà aspettare almeno “la fine dell’anno”

Quello che Congresso e Federal Reserve devono fare in questa crisi è evitare danni di lungo periodo all’economia Usa

Le politiche della Fed hanno dato i loro frutti, per il momento. Dai minimi di fine marzo, i mercati finanziari hanno recuperato. Ma è l’economia reale ad andare da un’altra parte, con 36 milioni di americani che hanno già richiesto il sussidio di disoccupazione

Non dovremmo aspettarci che l’economia Usa torni a superare il livello pre-crisi Covid fino a fine 2021. Nella giornata di domenica 17/05, il presidente della Federal Reserve abbandona la consueta riservatezza e concede un’intervista a Cbs News, gelando l’opinione pubblica con le sue fosche previsioni. Il numero uno della Fed specifica di ritenere “ragionevole” che non si inizierà a risalire la china se non dalla seconda metà del 2020. Ma per tornare “a dove eravamo” bisognerà aspettare almeno “la fine dell’anno”.
Il punto chiave del discorso è che la ripresa vera della locomotiva Usa non ci sarà fino a quando non esisterà un vaccino al coronavirus. Donald Trump invece aveva auspicato la settimana scorsa l’arrivo di un vaccino “entro fine 2020”, ma il virologo-star Anthony Fauci e lo stesso Powell lo smentiscono. Prima del 2021 non ci saranno sorprese positive in tal senso.

I chiarimenti sugli interessi negativi al tempo della Covid nell’intervista Powell (Fed)

Poi, il governatore della banca centrale Usa chiarisce la sua posizione sui tassi di interesse negativi, tanto agognati da Donald Trump. “Sia io che i miei colleghi del comitato direttivo (Fomc) crediamo che i tassi di interesse negativi non siano né appropriati né utili” per il paese. In particolare, il capo della Fed ritiene che, dopo la crisi del 2008, ben altri debbano essere gli strumenti per guidare la politica monetaria.

Quello che Congresso e Federal Reserve devono fare in questa crisi è evitare danni di lungo periodo all’economia Usa. Powell quindi si appella alle politiche fiscali, utili alle imprese e anche ai cittadini “per evitare le insolvenze evitabili”.

Ad oggi, le politiche della Fed hanno dato i loro frutti. Dai minimi di fine marzo, i mercati finanziari hanno recuperato grazie alle politiche di sostegno alla liquidità dell’istituto. Ma l’economia reale va da un’altra parte. Gli americani che hanno già richiesto il sussidio di disoccupazione sono 36 milioni. “Dovremo aspettarci ancora un paio di mesi di perdita di posti di lavoro”, fino a un tasso di disoccupazione del “20-25%”, prosegue Powell. Il quale aggiunge però anche una nota positiva. La “schiacciante” maggioranza dei richiedenti sussidio comunica che la propria perdita di lavoro è temporanea. Molti di loro si aspettano di riavere il proprio vecchio posto di lavoro una volta che la fase peggiore della crisi sarà passata.

Intanto, è passato alla House of Representatives il pacchetto di misure da 3000 miliardi di dollari voluto da Nancy Pelosi. Tutti sembrano concordare sulla necessità di maggiori stimoli fiscali, a partire da Trump. Il presidente Usa vorrebbe un taglio sulle tasse in busta paga per destinarle alla sicurezza sociale e al programma assicurativo Medicare. Saranno le settimane a venire a dire se gli Usa saranno in grado di rialzarsi da una crisi socioeconomica che rischia di segnare la fine definitiva della loro egemonia.


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di Teresa Scarale

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Caporedattore Pleasure Asset. Giornalista professionista, garganica, è laureata in Discipline Economiche e Sociali presso l’Università Bocconi di Milano. Scrive di finanza, economia, mercati dell’arte e del lusso. In We Wealth dalla sua fondazione

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