Meta, KO a Wall Street: come sono andati i conti delle big tech

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Meta ha aperto la seduta di Borsa con un calo del 25% che ha riportato l’azienda di Zuckerberg ai minimi dal luglio 2020

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Dalla trimestrale di Meta (ex Facebook) sono emersi utili al di sotto delle attese, nell’ultimo quarto del 2021, e segnali di stagnazione sul fronte della crescita degli utenti

Fra le Faang sono Apple e Alphabet quelle che, da inizio 2020, hanno attraversato la pandemia segnando le migliori performance a Wall Street

I conti delle Big tech americane hanno dato una nuova prova dell’estremo rischio incorporato nelle loro valutazioni. L’ultimo segnale, dopo il tonfo di Netflix, è arrivato in seguito alla pubblicazione dei conti trimestrali di Meta (ex Facebook), dai quali sono emersi utili al di sotto delle attese nell’ultimo quarto del 2021 e segnali di stagnazione sul fronte della crescita degli utenti. Elementi che sono bastati ad affossare del 25% il titolo quotato a Wall Street in apertura di Borsa il 3 febbraio, riportando il prezzo dell’azione ai minimi dal luglio 2020.

Nel dettaglio, gli utili per azione di Meta sono si sono attestati a 3,67 dollari contro i 3,84 dollari attesi dal consenso degli analisti Refinitiv. I ricavi, tuttavia sono stati di poco superiori al previsto: 33,67 miliardi, contro i 33,4 prefigurati dal consensus. Gli utenti attivi giornalmente sono stati inferiori alle attese, 1,93 miliardi contro gli 1,95 miliardi stimati da StreetAccount, così come quelli attivi su base mensile, 2,91 miliardi contro i 2,95 previsti. I ricavi per utente sono stati superiori alle stime (11,57 contro 11,38 dollari), ma non è bastato a moderare le vendite sul titolo dell’azienda di Mark Zuckerberg.

Un destino opposto ha sorriso ad Alphabet, la società che fa capo a Google, che grazie a una seduta del 2 febbraio scoppiettante anticipata dall’ultima trimestrale ha completamente recuperato le perdite subite da inizio anno. Alla chiusura di mercoledì Alphabet ha segnato una performance del 2,07% da inizio gennaio (con un recupero del 12% nelle ultime cinque sedute). Gli utili per azione e i ricavi hanno superato entrambi le aspettative, rispettivamente a 30,69 dollari e 75,33 miliardi di dollari, con un incremento del fatturato del 32%. I ricavi da inserzioni pubblicitarie sono aumentati del 33% su base annua a 61,24 miliardi di dollari.

Alphabet, inoltre, ha annunciato uno stock split (di cui abbiamo parlato nel dettaglio in questo articolo).

In attesa della pubblicazione della trimestrale di Amazon, in uscita nella serata del 3 febbraio, si può già tracciare un parziale bilancio delle trimestrali delle big tech americane che compongono la nota sigla Faang.

Lo scorso 27 gennaio Apple ha fornito segnali positivi ai mercati, battendo le attese degli analisti sulle vendite di tutti i suoi prodotti nel quarto trimestre, con l’unica eccezione degli iPad.
Gli utili per azione sono stati 2,10 dollari contro gli 1,89 previsti dal consenso – in aumento del 25% nel confronto annuo. Anche i ricavi hanno segnato un incremento dell’11% a 123,9 miliardi di dollari, contro i 118,66 miliardi di dollari previsti. Nell’ultimo mese, Apple ha ceduto in Borsa il 3,55%, limitando i ribassi in seguito alla pubblicazione della trimestrale.

E’ andata molto male, invece, a Nexflix, in seguito alla pubblicazione dei risultati, il 20 gennaio scorso. I risultati finanziari sono stati superiori alle attese sugli utili per azioni e in linea con le stime i ricavi. Tuttavia, i mercati hanno reagito molto male al previsto rallentamento dei nuovi iscritti al servizio di video streaming, per il quale peserà l’uscita dalla fase pandemica che ha incoraggiato il consumo di entertainment domestico. Nel primo trimestre del 2022 Netflix prevede di aggiungere 2,5 milioni di iscritti, contro i 3,98 milioni di un anno prima. Gli analisti si aspettavano un incremento da 6,93 milioni di utenti. Il titolo ha perso il 29,6% nell’ultimo mese, al 3 febbraio.

Dal grafico in basso, che riassume l’andamento delle azioni Faang da inizio 2020 al 3 febbraio è possibile osservare come, fra tutte, svettino le performance di Apple (in viola) e Alphabet (in giallo), quest’ultima con un passo più moderato, ma costante. La sorte più avversa l’hanno vissuta, finora, Netflix (arancione) e Meta (blu). Nel primo caso il boom nel primo anno di covid è stato fra i più esuberanti, salvo poi frenare bruscamente già sul finire del 2021. In seguito alla pubblicazione della trimestrale e al duro colpo in Borsa, però, è Meta la big tech che ha realizzato le minori performance dai tempi pre-covid.


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di Alberto Battaglia

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Responsabile per l’area macroeonomica e assicurativa. Giornalista professionista, è laureato in Linguaggi dei media e diplomato in Giornalismo all’Università Cattolica

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