Il 2025 verrà ricordato come l’anno della “grande rotazione” per il capitalismo familiare italiano. Se storicamente i grandi patrimoni della penisola si caratterizzavano per un solido home bias — una predilezione per il mercato domestico, il settore bancario nazionale e l’immobiliare di pregio — l’anno appena concluso ha sancito un cambio di paradigma irreversibile. I Family Office (FO) italiani, sia nelle configurazioni Single che Multi-Family, hanno accelerato l’internazionalizzazione dei portafogli con una velocità senza precedenti, spinti da un differenziale di crescita strutturale tra le due sponde dell’Atlantico.
I dati consuntivi del 2025 mostrano una realtà inequivocabile: la ricerca di rendimento (yield) e l’esposizione ai megatrend tecnologici (AI e Biotech) hanno spinto l’allocazione geografica fuori dall’Eurozona. Non si tratta più solo di diversificazione, ma di sopravvivenza patrimoniale in un contesto di stagnazione continentale.
Geografia del capitale: il sorpasso degli USA sull’Europa
L’analisi dei flussi di investimento del 2025 evidenzia un dato storico: per la prima volta, l’esposizione verso il Nord America nei portafogli istituzionali privati italiani ha eguagliato, e in alcuni casi superato, quella verso l’Eurozona (Italia esclusa). Secondo le rilevazioni aggregate del Global Family Office Report 2025 di UBS, a livello globale l’allocazione in Nord America ha raggiunto il 53% (fonte: uBS, 2025), e gli investitori italiani stanno rapidamente convergendo verso questa media.
Le masse gestite dai family office italiani hanno mostrato nel 2025 una ripartizione media che si può stimare come segue:
- Nord America (36%): trainato da Private Equity, Venture Capital tecnologico e mercati pubblici (S&P 500).
- Europa Ex-Italia (28%): concentrata su settori difensivi, lusso e infrastrutture pan-europee.
- Italia (24%): ridotta a componente “core” strategica (partecipazioni storiche) o tattica (Small Cap ad alto potenziale), ma non più rifugio principale.
- Resto del Mondo (12%): con un ritorno di interesse verso l’Asia selettiva (India) e il Medio Oriente.
Questo spostamento è stato dettato dalla necessità di catturare la crescita dell’economia statunitense, che nel 2025 ha continuato a sovraperformare l’area Euro, e dalla profondità dei mercati privati americani, capaci di assorbire ticket di investimento istituzionali con liquidità superiore a quella europea.
Analisi di 6 Family Office italiani: strategie e allocazione 2025
Di seguito analizziamo come sei delle più importanti holding familiari italiane hanno interpretato questo scenario nel 2025, basandoci sui dati di bilancio, NAV (Net Asset Value) e operazioni straordinarie recenti.
1. Exor (Famiglia Agnelli-Elkann)
La holding guidata da John Elkann rappresenta la punta di diamante dell’internazionalizzazione. Con un NAV che ha superato i 38 miliardi di euro (fonte: Exor, 2025), la strategia è ormai global-first. Il 2025 ha confermato il ruolo centrale di Lingotto, il braccio di investimento alternativo, e la crescita del valore di Ferrari.
- Allocazione stimata: Nord America & Global 50%, Europa 30%, Italia 20%.
- Strategia 2025: la holding ha continuato il buyback azionario e consolidato la posizione nel settore salute (Philips) e tech. L’Italia rimane il “cuore” affettivo e sede di Ferrari, ma il capitale di rischio guarda quasi esclusivamente agli USA e ai mercati globali.
2. Delfin (Eredi Del Vecchio)
La cassaforte lussemburghese, con asset totali stimati oltre i 55 miliardi di euro (fonte: il Sole 24 Ore, 2025), mostra una dicotomia interessante. Da un lato il colosso industriale EssilorLuxottica (franco-italiano ma globale), dall’altro un portafoglio finanziario pesantemente investito nel settore bancario/assicurativo italiano ed europeo.
- Allocazione stimata: Europa (Francia/Lussemburgo) 45%, Italia 35% (Generali, Mediobanca, Unicredit), Resto del Mondo 20%.
- Strategia 2025: Nonostante la forte presenza in Italia nel settore finanziario, la componente industriale è totalmente internazionalizzata. Nel 2025 si è discusso molto della razionalizzazione delle partecipazioni finanziarie per focalizzarsi sul core business globale.
3. Edizione (Famiglia Benetton)
Nel 2025 Edizione ha consolidato la sua trasformazione in piattaforma di investimento infrastrutturale globale. Attraverso Mundys (ex Atlantia) e Avolta (Travel Retail), la famiglia ha ridotto drasticamente il rischio Italia rispetto al decennio precedente.
- Allocazione stimata: Europa (Spagna/Francia/Svizzera) 45%, Nord America & Sud America 30%, Italia 25%.
- Strategia 2025: il focus è stato sulle “infrastrutture intelligenti”. L’acquisizione di contratti in Nord America tramite Avolta e la gestione di autostrade in Sud America e Spagna tramite Mundys hanno reso il portafoglio resiliente all’inflazione europea.
4. Italmobiliare (Famiglia Pesenti)
Italmobiliare rappresenta l’eccellenza della strategia opposta: un “home bias” intelligente. Con un NAV di circa 2,2 miliardi di euro (fonte: Italmobiliare, 2025), la holding investe in marchi del Made in Italy con forte vocazione all’export (es. Caffè Borbone, Santa Maria Novella).
- Allocazione stimata: Italia 75% (come sede legale delle partecipate), Estero 25% (Private Equity globale e liquidità).
- Strategia 2025: la holding utilizza l’Italia come base produttiva per aggredire i mercati esteri. Nel 2025 ha continuato a supportare la crescita internazionale delle portfolio companies, dimostrando che si può investire a Milano per vendere a New York.
5. Tip – Tamburi Investment Partners (Giovanni Tamburi e famiglie associate)
La banca d’affari delle famiglie italiane ha proseguito nel 2025 la sua strategia di “Club Deal” evoluto. Un punto di svolta è stato l’investimento diretto e massiccio in aziende tech come Bending Spoons, che pur essendo italiane, competono sui mercati digitali globali (fonte: tIP, 2025).
- Allocazione stimata: Italia 80% (Investimenti diretti), ma con un fatturato aggregato delle partecipate esposto all’estero per oltre il 60%.
- Strategia 2025: tIP ha agito come ponte. Ha raccolto capitale italiano per investire in aziende italiane leader mondiali di nicchia (es. Prysmian, Interpump), offrendo agli investitori un’esposizione indiretta alla crescita globale senza le complessità fiscali dell’investimento diretto estero.
6. Angelini Industries (Famiglia Angelini)
Il gruppo industriale farmaceutico ha accelerato nel 2025 la sua diversificazione attraverso Angelini Ventures, un fondo di corporate venture capital con dotazione di 300 milioni di euro, focalizzato su biotech e digital health (fonte: Angelini Industries, 2025).
- Allocazione stimata: Italia 55% (Industriale), Nord America & Europa 45% (Venture Capital e Pharma internazionale).
- Strategia 2025: l’allocazione geografica segue l’innovazione. Poiché l’epicentro del biotech è Boston (USA), i capitali della famiglia si sono spostati lì per acquisire tecnologie da integrare poi nella filiera industriale europea.
Prospettive 2026: cosa cambierà nell’asset allocation
Guardando al 2026, gli investitori istituzionali e i CIO dei family office dovranno navigare un contesto in evoluzione. Tre macro-trend influenzeranno le decisioni di allocazione nei prossimi 12 mesi:
- Il ritorno del reddito fisso europeo: con la stabilizzazione dei tassi BCE prevista per il 2026, i bond governativi e corporate europei di alta qualità (Investment Grade) torneranno ad essere una componente “core” per la preservazione del capitale, riducendo parzialmente la necessità di cercare yield in asset rischiosi americani.
- Private Markets e democratizzazione (ELTIF 2.0): il 2026 vedrà una maturazione degli investimenti in Private Assets (Private Equity, Private Debt, Infrastrutture). I family office italiani aumenteranno l’esposizione al debito privato come sostituto del credito bancario, allocando capitali in fondi che finanziano le PMI europee sane ma a corto di liquidità.
- Geopolitics come asset class: la variabile geopolitica non sarà più un rischio di coda ma un fattore di asset allocation. Ci si attende una riduzione dell’esposizione alla Cina e ai mercati emergenti non allineati, a favore del “Friend-shoring” (investire in paesi alleati). Questo favorirà ulteriormente il Nord America e, selettivamente, l’Europa dell’Est e l’India.
In conclusione, il family office italiano del 2026 sarà una struttura ibrida: radicata culturalmente in Italia per la governance e le relazioni, ma finanziariamente apolide, capace di spostare capitali liquidi e illiquidi ovunque la crescita reale (e non solo nominale) si manifesti. La sfida non sarà più “quanto investire in Italia”, ma “come portare il valore del mondo in Italia”.
Domande frequenti su L’evoluzione dell’asset allocation geografica nei family office italiani
L'articolo evidenzia un cambio di paradigma nel 2025, con un'accelerazione dell'internazionalizzazione degli investimenti dei Family Office italiani, abbandonando il tradizionale 'home bias'.
Secondo l'articolo, gli Stati Uniti hanno superato l'Europa come destinazione preferita per gli investimenti dei family office italiani.
L'articolo analizza le strategie e l'allocazione di sei family office italiani: Exor, Delfin, Edizione, Italmobiliare, Tip - Tamburi Investment Partners e Angelini Industries.
Il 2025 viene definito come l'anno della 'grande rotazione' per il capitalismo familiare italiano, segnando un punto di svolta nell'allocazione geografica del capitale.
L'articolo accenna a prospettive di cambiamento nell'asset allocation nel 2026, suggerendo un'ulteriore evoluzione delle strategie di investimento dei family office.

