Il 2025 si è chiuso lasciando in eredità agli investitori istituzionali uno scenario macroeconomico profondamente mutato rispetto al biennio precedente. Se la lotta all’inflazione è stata il leitmotiv del 2023-2024, l’anno appena trascorso ha segnato il ritorno alla gestione attiva del ciclo economico, evidenziando una marcata divergenza tra le politiche monetarie delle principali banche centrali. Per i Chief Investment Officer (CIO) di fondi pensione, casse di previdenza e assicurazioni, l’inizio del 2026 impone una revisione strategica dei modelli di Asset Liability Management (ALM) e un ripensamento del ruolo dei Private Markets all’interno dei portafogli.
In qualità di osservatore del mondo institutional, analizziamo come le decisioni di Federal Reserve (Fed), Banca Centrale Europea (BCE) e Bank of England (BoE) stiano ridisegnando le curve dei rendimenti e, di conseguenza, le strategie di allocazione del capitale istituzionale.
La “Grande Divergenza”: Fed, bce e BoE a Confronto
Il tema dominante per l’anno in corso è la desincronizzazione dei cicli monetari. Mentre l’Europa mostra segnali di rallentamento economico che spingono verso un allentamento monetario più deciso, gli Stati Uniti continuano a beneficiare di una resilienza economica che permette alla Fed di mantenere un approccio più cauto (“Higher for Longer”).
- Banca Centrale Europea (BCE): Francoforte si trova a gestire un’economia con una crescita anemica, prevista allo 0,9% per l’anno in corso (fonte: Proiezioni Staff Eurosistema, Giu 2025). Con l’inflazione che si è stabilizzata attorno al target del 2%, la priorità si è spostata sul sostegno alla crescita. Questo scenario suggerisce una discesa dei tassi di riferimento, con il tasso sui depositi che potrebbe assestarsi su livelli neutrali più bassi rispetto alla controparte americana. Per gli istituzionali europei, ciò si traduce in un rischio di reinvestimento significativo e in una pressione al ribasso sui rendimenti dei titoli governativi Core (Bund, OAT).
- Federal Reserve (Fed): la banca centrale statunitense naviga in acque diverse. Con un mercato del lavoro ancora solido e un’inflazione di servizi vischiosa, il consensus degli analisti, tra cui Morgan Stanley, vede i tassi Fed scendere ma fermarsi in un’area compresa tra il 3,0% e il 3,25% entro la metà del 2026 (fonte: Morgan Stanley Outlook, Gen 2026). Questo differenziale di tasso con l’Europa sostiene il dollaro ma mantiene alto il costo del capitale per le esposizioni in USD.
- Bank of England (BoE): Londra si muove in un corridoio intermedio, con tassi previsti in discesa verso il 2,75% (fonte: Consensus Economics, Gen 2026), ma con una persistente attenzione alle dinamiche salariali che potrebbero rallentare il taglio dei tassi rispetto alla BCE.
Impatto su alm e Curve dei Rendimenti
Per il mondo assicurativo e previdenziale, la dinamica dei tassi ha un impatto immediato e meccanico sulle passività. La gestione Asset Liability Management (ALM) si trova di fronte a una nuova fase di complessità derivante dalla normalizzazione (e in alcuni tratti, irripidimento) delle curve dei rendimenti.
Il Rischio di Duration e le Passività
Il calo dei tassi di sconto, in particolare nell’Eurozona, comporta un aumento tecnico del valore attuale delle passività (Liabilities). Per i fondi pensione a prestazione definita e le casse di previdenza, questo “effetto denominatore” può peggiorare i funding ratio se l’attivo non performa in modo più che proporzionale. La strategia di Liability Driven Investment (LDI) deve quindi evolversi: non più solo copertura passiva, ma una gestione dinamica della duration per catturare rendimento nella parte lunga della curva, che potrebbe restare più elevata a causa del premio al rischio fiscale.
Solvency ii e Volatility Adjustment
Per le compagnie assicurative, l’attenzione è focalizzata sulla revisione di Solvency II (Direttiva UE 2025/2). Le nuove regole sull’estrapolazione della curva dei tassi risk-free e le modifiche al Volatility Adjustment (VA) sono cruciali. Il VA, che al 30 settembre 2025 si attestava a 17 bps per l’Euro (fonte: aNIA, Set 2025), funge da ammortizzatore anticiclico, riducendo la volatilità dei fondi propri. Tuttavia, in un contesto di spread compressi, il beneficio del VA si riduce, esponendo i bilanci assicurativi a una maggiore sensibilità ai tassi base.
Asset Allocation Istituzionale: la Corsa ai Private Markets
Di fronte a rendimenti obbligazionari pubblici in calo (in Europa) e mercati azionari con valutazioni tirate (negli USA), gli investitori istituzionali stanno massicciamente riallocando verso i mercati privati. Non si tratta più di una “satellite allocation”, ma di una componente Core strutturale.
Secondo le ultime rilevazioni, il 56% degli advisor e investitori istituzionali prevede di aumentare l’allocazione ai Private Markets nel corso dell’anno (fonte: Hamilton Lane/Wealth Briefing, Gen 2025). Le motivazioni sono duplici:
- Private Credit come sostituto del Fixed Income: con i tassi bancari in discesa, il Private Debt continua a offrire spread interessanti sopra l’Euribor/Sofr. Per molti fondi pensione, il debito privato senior rappresenta oggi la naturale evoluzione della quota obbligazionaria corporate, offrendo rendimenti attesi superiori e una protezione (nei casi a tasso variabile) o una duration inferiore.
- Infrastrutture e Real Assets: in un mondo frammentato geopoliticamente, gli investimenti in infrastrutture (transizione energetica, data center, logistica) offrono flussi di cassa decorrelati e indicizzati all’inflazione. BlackRock, nel suo report annuale, ha evidenziato come i Private Markets siano destinati a ridefinire il modo in cui si finanziano le infrastrutture globali, con asset in gestione che hanno toccato record storici (fonte: blackRock, Gen 2026).
Conclusioni: Verso una Gestione Attiva e Flessibile
L’era del “pilota automatico” è definitivamente tramontata. I CIO istituzionali devono oggi navigare un contesto in cui la diversificazione geografica diventa anche diversificazione di politica monetaria. Se l’Europa offre opportunità di carry su asset illiquidi e credito strutturato per compensare tassi base più bassi, gli Stati Uniti rimangono il mercato di riferimento per la crescita, seppur con costi di copertura valutaria da monitorare attentamente.
La chiave per il 2026 sarà la flessibilità nell’ALM: bloccare i rendimenti sui picchi di curva, sfruttare la dispersione nei mercati del credito privato e integrare pienamente i nuovi parametri regolatori di Solvency II per ottimizzare l’assorbimento di capitale. Chi saprà muoversi con agilità tra mercati pubblici e privati, gestendo attivamente la liquidità, avrà le carte in regola per proteggere il patrimonio degli iscritti e generare rendimenti reali sostenibili.
Domande frequenti su Politica Monetaria e Gestione Istituzionale: la Grande Divergenza e l’Impatto su ALM e Asset Allocation
Il principale cambiamento è stato il ritorno alla gestione attiva del ciclo economico, dopo la lotta all'inflazione del biennio 2023-2024, con una marcata divergenza tra le politiche monetarie delle principali banche centrali.
I Chief Investment Officer (CIO) di fondi pensione, casse di previdenza e assicurazioni sono particolarmente interessati, poiché devono navigare in questo scenario macroeconomico mutato per gestire al meglio i loro investimenti.
L'articolo evidenzia l'importanza del 'rischio di duration' in relazione alle passività, suggerendo che la gestione della duration è diventata una sfida cruciale per gli investitori istituzionali.
L'articolo menziona Solvency II e il Volatility Adjustment, indicando che questi elementi regolamentari hanno un impatto significativo sulle decisioni di asset allocation degli investitori istituzionali, in particolare per le compagnie assicurative.
L'articolo sottolinea una 'corsa ai private markets' da parte degli investitori istituzionali, suggerendo che stanno aumentando gli investimenti in asset non quotati alla ricerca di rendimenti più elevati.

