Le start-up sopravvivono al Covid-19

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Il mondo delle start-up e delle piccole e medie imprese innovative hanno retto il colpo causato dal coronavirus. A spiegarlo a We Wealth è Francesco Cerruti, Direttore Generale di VC Hub Italia

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Le start-up, in questi mesi difficili sono riuscite a crescere. Molte sono infatti riuscite ad aumentare il numero di dipendenti nella fase del coronavirus

Il coronavirus non ha scalfito il mondo delle start-up e l’entroterra culturale ed economica su cui si fondano

Le start-up sopravvivono al coronavirus. “Questo periodo – spiega Francesco Cerruti, Direttore Generale di VC Hub Italia – è combaciato con un minor impatto per le realtà innovative e digitali”. E dunque rispetto al mondo imprenditoriale tradizionale le start-up hanno continuano il loro percorso.
I motivi, secondo Cerruti, sono diversi. In primis bisogna considerare il fatto che si tratta di realtà che per loro stessa natura hanno una strada in salita. E dunque sono già abituate a trovare soluzioni per emergere, sopravvivere e a lavorare in condizioni di forte stress. Oltre a questo si deve inoltre considerare il fatto che si tratta di realtà che hanno già di per sé sviluppato servizi innovativi e che limitano la presenza fisica. E questo, soprattutto in un momento come il coronavirus, ha aiutato notevolmente. E infine gli investitori non sono scappati. Tutti i soggetti che avevano preso degli impegni con queste realtà hanno infatti mantenuto quanto detto. Questo certamente ha aiutato le start-up a non crollare. A tutto ciò si aggiunge il fatto che queste realtà sono continuate a crescere. E infatti Cerruti sottolinea come diverse realtà sono riuscite ad aumentare il numero di dipendenti nella fase del coronavirus.

Italia e le start-up

Il coronavirus non ha scalfito il mondo delle start-up e l’entroterra culturale ed economico su cui si fondano. L’Italia è infatti uno dei paesi più indietro in tema di innovazione e di start-up. Nel 2019, spiega Cerruti, gli investimenti in Francia sono stati 7 volte maggiori rispetto che in Italia. E questo porta con sé un maggiore sviluppo del mondo innovativo e anche delle imprese che si appoggiano a questo. La Francia è riuscita a fare il salto di qualità quando i fondi pensione e le casse previdenziali hanno iniziato a destinare parte dei loro investimenti proprio verso l’universo start-up. In Italia questo non c’è ancora. Se ovviamente si riuscisse a convogliare la forza di queste realtà verso il mondo dell’innovazione i volumi economici sarebbero molto più alti e di conseguenze lo sviluppo potrebbe subire un’accelerazione. Oltre a questi problemi l’Italia sconta anche un ritardo dal punto di vista fiscale. Il credito d’imposta sulla ricerca e sviluppo non è infatti molto agevole. In altri paesi, sottolinea Cerruti, questo è molto più sviluppato. Ma non tutto è perduto Cerruti riscontra infatti “una nuova centralità di questi temi. Mi auguro che alle dichiarazioni dei politici seguano i fatti”.

Il decreto rilancio e le criticità

Nel decreto rilancio si sono inserite delle misure anche per le start-up. “In termini assoluti lo sforzo del governo è molto positivo”, dichiara Cerruti. Però più passa il tempo e più queste misure non sono più emergenziali. E questo perché i fondi stanziati non sono ancora stati dati. A questo si aggiunge anche il fatto che nei precedenti decreti era stata data la possibilità alle imprese di chiedere dei prestiti alle banche. Cerruti spiega però come molto spesso gli istituti di credito non hanno concesso quanto chiesto “perché è difficile leggere il bilancio di una start-up”, rispetto ad una realtà tradizionale.

Seconda ondata

Nel caso in cui ci fosse una seconda ondata in autunno, secondo Cerruti le start-up continuerebbero a resistere, dato la loro natura. E gli investitori dovrebbero continuare a dare fiducia a queste realtà, dato che (al momento) garantiscono maggiormente l’investimento rispetto alle classiche imprese tradizionali.

 


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di Giorgia Pacione Di Bello

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