Wheeler, Ubs: investire sulle donne fa bene al pil (e al portafoglio)

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Investire sulle donne fa bene al pil

Ubs ha lanciato la nuova edizione di Project female founder, un programma di accelerazione della durata di un anno dedicato alle imprenditrici. Wheeler: “Le startup fondate da donne rappresentano una grande opportunità di investimento”

Indice

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  • Ubs invita mentor provenienti dal mondo del venture capital, del crowdfunding e degli investitori privati a sostenere le fondatrici
  • Le imprese guidate da donne generano in media 78 centesimi di ricavi per ogni dollaro investito, rispetto ai 31 centesimi di quelle guidate da uomini

Per le donne accedere ai capitali resta una corsa a ostacoli. Secondo i dati raccolti da Ubs nella sua ultima analisi dal titolo The funding gap: investors and female entrepreneurs, le fondatrici ricevono solo il 2% dei finanziamenti globali in venture capital. Una realtà che risulta ancora più marcata per le donne di colore e per chi vive in paesi in via di sviluppo. “A causa di questo divario nei finanziamenti, le imprenditrici non hanno le stesse opportunità di innovare e costruire aziende di successo che possono contribuire in modo significativo all’economia globale”, spiega a We Wealth Emma Wheeler, head of women’s wealth di Ubs global wealth management. Se investissero come gli imprenditori, dice Wheeler, il prodotto interno lordo mondiale potrebbe infatti aumentare di 5mila miliardi di dollari.

“Per questo motivo abbiamo lanciato Project female founder, un programma di accelerazione della durata di un anno che si concentra sulla preparazione degli investitori, sul networking e sulla mentorship”, racconta Wheeler. Una chiamata diretta all’azione per il Female founder award, premio annuale dedicato alle imprenditrici del settore fintech ed enterprise tech. “Siamo inoltre coinvolti in una serie di iniziative in tutto il mondo, collaborando con i governi su programmi pubblici e privati. Facciamo sensibilizzazione su queste tematiche pubblicando report, parlandone con i nostri clienti e investitori e condividendo le nostre conoscenze con le nostre reti di venture capital in tutto il mondo. E, facilitando le connessioni, aiutiamo le imprenditrici ad accedere a opportunità e finanziamenti”, afferma Wheeler.

Perché investire sulle startup fondate da donne

Ricordando come le startup fondate da donne rappresentano tra l’altro una grande opportunità di investimento, se si considera che in media generano 78 centesimi di ricavi per ogni dollaro investito, a fronte dei 31 centesimi di quelle con una guida al maschile. “Nel nostro programma Project female founder invitiamo venture capitalist, crowdfunder, investitori privati, avvocati e altri a condividere le loro indicazioni con le fondatrici”, spiega Wheeler. “Persone che fanno parte dei nostri network o lavorano con Ubs Next, la nostra divisione di venture e innovazione. Abbiamo anche un nostro fondo di corporate venture capital all’interno di Ubs Next che si concentra su fondatori fintech e enterprise tech in fase iniziale con un potenziale di partnership con Ubs, considerando anche quelli del nostro programma”.

Come inserirle in portafoglio, evitando il pinkwashing

Il punto di differenziazione, dice Wheeler, sta nel coinvolgimento dei client advisers, che introducono i fondatori nei loro network, li guidano e creano connessioni all’interno di Ubs e dei loro ecosistemi di venture a livello locale. “I fondatori partecipano a eventi locali e beneficiano dell’opportunità di collegarsi con altri in tutto il mondo, consentendo loro di condividere idee, best practice e sfide da affrontare e creare opportunità per far crescere i loro business anche a livello internazionale”, afferma Wheeler. Ma come inserire le imprese al femminile in portafoglio evitando il pinkwashing? “Creando team di gestione dei fondi diversificati e, allo stesso tempo, comitati di investimento che prendano decisioni più inclusive”, conclude Wheeler.


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di Rita Annunziata

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Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente redattrice televisiva per Class Editori e ricercatrice per il Centro di Ricerca “Res Incorrupta” dell’Università Suor Orsola Benincasa. Si occupa di finanza al femminile, sostenibilità e imprese.

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