La disuguaglianza sociale comincia dagli stipendi

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Dopo l’ambiente, l’aspetto sociale. La pandemia ha catalizzato l’attenzione sulla seconda lettera dell’acronimo Esg. Parliamo con il Gruppo Amundi di una strategia tematica che mira a ridurre le disuguaglianze, a partire dall’ambito lavorativo

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Se la disuguaglianza sociale trovasse origine nell’ambito lavorativo, il suo Big ben potrebbe chiamarsi Ceo pay ratio, ovvero il divario retributivo tra amministratori delegati e dipendenti, espresso in forma di rapporto tra il compenso dell’AD e quello medio di un impiegato. Negli Stati Uniti, tale parametro è incrementato esponenzialmente negli ultimi anni. Secondo i dati aggiornati ad agosto 2021 dell’Economic policy institute (Epi), infatti, nel 1965 la Ceo pay ratio delle 350 società più importanti del paese si attestava a 21:1. Lo scorso anno, il rapporto era del 351:1.

Nonostante le esorbitanti cifre della compensazione degli amministratori delegati possano sembrare questioni puramente simboliche, l’escalation della Ceo pay ratio ha sostenuto la crescita del top 1% (la percentuale di popolazione più ricca) e del top 0,1% (la percentuale di redditi più alti) a livello globale, diffondendo ancor più la disuguaglianza sociale. Lo dimostra la variazione degli stipendi degli amministratori delegati statunitensi, che secondo l’Epi è stata del +1.322% dal 1978 al 2020; il lavoratore medio, in compenso, ha visto aumentare il proprio salario solamente del 18%.

Ceo pay ratio e il ruolo degli asset manager

“La Ceo pay ratio è solo un esempio delle ineguaglianze sociali in atto. Ridurle è primariamente un compito della politica e gli investitori non possono sostituire i governi” affermano Yasmine de Bray ed Éric Labbé, Thematic equity portfolio manager di CPR AM – Gruppo Amundi. “Ciò nonostante, crediamo che il settore privato, e in particolar modo le società quotate più grandi, possano contribuire all’ingrandimento o al restringimento di tali ineguaglianze attraverso le proprie azioni” continuano i gestori. “Il nostro ruolo come asset manager è incoraggiare le società più virtuose investendo in quelle aziende le cui pratiche contribuiscono a promuovere il progresso sociale nei loro paesi. Questa è la logica del nostro fondo CPR Invest Social Impact: offrire una soluzione di investimento unica che gestisce i rischi derivanti dalle disuguaglianze, assicurando al contempo la transizione verso una società più sostenibile”.

Contro la disuguaglianza sociale: la strategia del Gruppo Amundi

La strategia CPR Invest Social Impact, che questo mese ha festeggiato il suo secondo compleanno, si aggiunge alla gamma di fondi tematici del Gruppo Amundi, focalizzandosi sull’aspetto sociale dell’acronimo Esg e puntando soprattutto al raggiungimento dell’Obiettivo di sviluppo sostenibile n.10, Ridurre le disuguaglianze. A tal fine, “CPR AM ha sviluppato una metodologia proprietaria di valutazione delle disuguaglianze basata su 5 pilastri: reddito e lavoro, salute e istruzione, diversità, politica fiscale, diritti umani e accesso ai servizi di base. Ogni titolo all’interno dell’universo d’investimento passa dunque attraverso un triplo filtro di sostenibilità composto dal punteggio in termini di disuguaglianza, dalla valutazione ESG e dal punteggio sulle controversie, ottenendo un universo finale ammissibile composto da circa 1.090 titoli. Il portafoglio viene infine costruito dopo ulteriori analisi bottom up e top down e si compone di circa 70-80 titoli” concludono de Bray e Labbé. Tale approccio consente la sovraperformance del fondo rispetto a diversi indicatori, Ceo pay ratio in primis. Utilizzato come indicatore per il primo pilastro, il rapporto in questione riferito al portafoglio del fondo è inferiore rispetto a quello del benchmark, attestandosi rispettivamente a 105:1 e 196:1 a dicembre 2020”.

A dimostrazione dell’ambizione di rafforzare ulteriormente il proprio impegno ESG, Amundi ha recentemente lanciato un nuovo piano d’azione in ambito sociale e climatico da qui al 2025. Tra gli impegni dichiarati è presente l’inclusione degli obiettivi ESG nella remunerazione dei suoi alti dirigenti. Nello specifico Amundi si impegna a tener conto del grado di raggiungimento di questi obiettivi ESG (peso del 20% sul totale dei criteri) nel calcolo dei KPI relativi al raggiungimento degli obiettivi da parte dei 200 dirigenti più alti in grado. Saranno inoltre stabiliti obiettivi ESG per tutti i gestori di portafoglio e i commerciali.


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di Giulia Bacelle

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Laureata in Economia e Gestione dei beni culturali e dello spettacolo presso l’Università Cattolica di Milano. Per We Wealth scrive di finanza, arte e beni da collezione, e gestisce progetti ed eventi in questi settori

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