Non più solo Return on investment, ma anche Return on impact

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Cambia il concetto di Roi: misurare l’impatto degli investimenti e non solo il loro ritorno economico. Una metrica al centro della filosofia del Gruppo Amundi

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Anche gli indicatori di bilancio più tradizionali non sfuggono ai cambiamenti dettati dalla transizione verso la sostenibilità: così Roi non significa più solo Return on investment, ma anche Return on impact. “La nostra missione di base rimane la stessa, ossia orientare il capitale verso i modelli di business con orizzonti di lungo periodo e aziende con le prospettive più brillanti” afferma Frédéric Samama, Chief Responsible Investment Officer di CPR AM, Gruppo Amundi. Inoltre, “è illusorio immaginare che la finanza possa funzionare esclusivamente per se stessa, in maniera isolata. Oltre al nostro ruolo primario di finanziamento dell’economia, i rendimenti a cui puntiamo per gli investitori sono destinati a soddisfare i bisogni fondamentali delle persone: il nostro settore ha sempre svolto un ruolo sociale di interesse pubblico”.

Ripensare la domanda alimentare

Secondo il World Population Prospects 2019 pubblicato dalle Nazioni unite, nel 2050 la popolazione mondiale potrebbe arrivare a 9,7 miliardi di persone. In questo caso, le risorse alimentari potrebbero scarseggiare e sarebbe necessario produrre di più, oltre che in modo più attento alle esigenze del pianeta. Il secondo dei Sustainable development goals (Sdg) promossi dalle Nazioni unite nel 2015 punta proprio a “porre fine alla fame, raggiungere la sicurezza alimentare, migliorare la nutrizione e promuovere un’agricoltura sostenibile”, continua Samama. “La produzione alimentare è al crocevia delle principali tendenze contemporanee che generano pressione sia sulla domanda che sull’offerta. Questa pressione è quantitativa, attraverso un aumento dei consumi globali spinto da una popolazione mondiale in crescita e dall’aumento dei livelli di reddito nei paesi emergenti, e qualitativa, attraverso cambiamenti nei consumi e nelle abitudini alimentari. Tale domanda in crescita e in evoluzione deve innegabilmente tenere conto dei vincoli sulle risorse naturali, già sotto forte pressione e delle sfide legate al clima”, prosegue l’esperto.

La soluzione di Amundi: Food for generations

“Il nostro percorso negli investimenti a impatto è iniziato nel 2017 con il lancio di una strategia per affrontare la sfida alimentare globale: nutrire una popolazione in crescita e mitigare l’impatto negativo della produzione e del consumo alimentare”, aggiunge Samama. Il fondo CPR Invest – Food for generations scende in campo su tale tema, investendo con un approccio responsabile in tutta la catena del valore agroalimentare: dal produttore al consumatore, con un’attenzione particolare al cambiamento dei modelli di consumo in seguito alla pandemia, quando e-commerce e consegne a domicilio hanno visto protagonisti i generi alimentari, “un boom nei periodi di lockdown che continuerà a crescere in futuro”, commenta l’esperto. Sono tre in particolare i pilastri con cui la società seleziona le aziende presenti in portafoglio: produzione, trasformazione e distribuzione dei prodotti alimentari. Tre anche gli obiettivi di impatto che il processo di gestione del fondo ha incorporato sin dal suo lancio: emissioni di carbonio, consumo idrico e tasso di riciclo dei rifiuti. Rispetto all’universo di investimento, la strategia mira infatti a ridurre al minimo il consumo delle risorse naturali e le emissioni di gas serra, così come a mantenere un elevato livello di riutilizzo degli scarti prodotti. “Questi indicatori, calcolati e pubblicati con frequenza mensile, sono stati selezionati in base alla loro elevata rilevanza rispetto alla filosofia del fondo, alla loro omogeneità e al loro livello di copertura”, conclude Samama. “Il regolare monitoraggio dell’impatto generato dalle aziende del portafoglio è fondamentale per ottenere un aumento del contributo positivo degli investimenti nel tempo”.


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di Giulia Bacelle

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Laureata in Economia e Gestione dei beni culturali e dello spettacolo presso l’Università Cattolica di Milano. Per We Wealth scrive di finanza, arte e beni da collezione, e gestisce progetti ed eventi in questi settori

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