Italia ancora in deflazione: ecco cosa significa per le imprese

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Nel mese di settembre la variazione dei prezzi resta negativa (-0,5% su base annua), legata soprattutto alle flessioni dei beni energetici. Cosa significa per le imprese? Ne parliamo con Antonello Oliva, responsabile dell’Ufficio economico Confesercenti

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Nonostante gli oltre due mesi di quarantena abbiano contribuito a erodere i margini di profitto generando perdite considerevoli soprattutto per le piccole imprese, con costi fissi rimasti inalterati e assenza di ricavi, non si registrano rincari per i consumatori

Sul fronte Recovery fund, secondo Antonello Oliva bisognerebbe puntare su pochi interventi concreti che riguardino sia le infrastrutture materiali che immateriali, a partire dalla digitalizzazione

Per il quinto mese consecutivo le stime preliminari diffuse dall’Istat nel mese di settembre confermano la frenata dell’inflazione. Nonostante l’uscita dalla fase di lockdown, la contrazione della domanda interna da parte delle famiglie italiane non ha ancora conosciuto una reale ripartenza e l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività, al lordo dei tabacchi, ha registrato una contrazione dello 0,6% su base mensile e dello 0,5% su base annua, in linea con il mese di agosto.
A incidere, spiega l’Istituto nazionale di statistica, sono soprattutto le flessioni dei prezzi dei beni energetici regolamentati e non regolamentati, crollati rispettivamente al -13,6% e al -8,2%, ma anche dei servizi relativi ai trasporti (da -2,3% a -1,6%). Sul versante opposto, invece, si posizionano i beni alimentari non lavorati, ancora in crescita dal +2,0% al +2,7%. Un trend, secondo l’Ufficio economico Confesercenti, determinato dal calo della produttività e dall’accelerazione dei costi unitari.

Tuttavia, nonostante gli oltre due mesi di quarantena abbiano contribuito a erodere i margini di profitto generando perdite considerevoli soprattutto per le piccole imprese, “con costi fissi rimasti inalterati e assenza di ricavi”, secondo una nota divulgata dall’associazione di categoria non si “registrano rincari per i consumatori”.

Ma cosa significa, invece, per il tessuto imprenditoriale italiano? “Una bassa inflazione non è necessariamente negativa – spiega a We Wealth Antonello Oliva, responsabile dell’Ufficio economico Confesercenti – Sicuramente questi dati sono indicatori di una bassa domanda, perché tutti i mercati dei beni e dei servizi sono completamente fermi. C’è stata una riapertura, ma per alcuni settori ancora parziale, e ci sono una serie di incertezze sulle dinamiche future per quanto riguarda la pandemia vera e propria, se ci saranno nuovi lockdown, chiusure parziali o totali”. Questo, spiega l’esperto, impedirebbe alle imprese di prendere decisioni sugli investimenti e ai consumatori di “spendere in tranquillità”, determinando di fatto una crescita del risparmio “di tipo precauzionale”.

Entro la settimana intanto, si legge nella nota dell’Ufficio economico Confesercenti, il governo approverà la nota di aggiornamento al Def, un passo decisivo per definire la ripartenza del Paese attraverso un adeguato utilizzo delle risorse europee anti-covid. “Quella del Recovery fund è un’occasione importante – continua Oliva – Per il nostro Paese è un po’ difficile scegliere pochi ma importanti progetti di investimento che riguardino consumatori e famiglie, e il rischio che ci saranno tanti piccoli interventi è un rischio reale”.

Secondo l’esperto, bisognerebbe puntare su poche misure concrete che riguardino sia le infrastrutture materiali che immateriali, a partire dalla digitalizzazione, per supportare specialmente le piccole imprese nel gestire “in maniera tranquilla questo passaggio d’epoca”.

“Ci sono tanti altri settori però che andrebbero sviluppati – conclude Oliva – Non sono solo gli interventi diretti a generare benefici per le imprese, ma anche gli interventi indiretti. Se si riuscisse a consolidare i redditi delle famiglie, ad esempio, riuscirebbero a spendere di più e questo chiaramente andrebbe a vantaggio delle imprese. Al di là dei temi, direi che andrebbero selezionate poche aree di intervento e pochi progetti utili, ma con una ricaduta e un impatto importante”.


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di Rita Annunziata

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Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente redattrice televisiva per Class Editori e ricercatrice per il Centro di Ricerca “Res Incorrupta” dell’Università Suor Orsola Benincasa. Si occupa di finanza al femminile, sostenibilità e imprese.

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