Inflazione, come non detto: anche la Bce cambia

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Dopo la storica conferenza di Jackson Hole, anche la Bce scardina i suoi classici obiettivi di politica monetaria. Christine Lagarde cambia pagina e ammette che il target classico di inflazione non è più la priorità di Francoforte

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La vecchia politica di bilancio e monetaria “solleva domande importanti” che dopo la pandemia “diverranno più acute”. Soprattutto perché in presenza di “livelli di debito pubblico che forse saranno permanentemente più elevati” bisognerà capire “che direzione prendere”

Nella situazione attuale, sia la politica monetaria che quella di bilancio “devono rimanere espansive per tutto il tempo necessario a conseguire i rispettivi obiettivi”

Una banca centrale dovrebbe impegnarsi a compensare livelli di inflazione persistentemente troppo bassi rispetto al target? In tal senso, secondo la numero uno dell’Eurotower, potrebbe considerarsi un periodo di overshoot temporaneo

La formulazione classica dell’obiettivo di inflazione ideale della Bce “al di sotto, ma vicina al 2%”, in vigore dal 2003, non è più considerata aderente alle reali necessità della politica monetaria. Lo ha detto senza mezzi termini la presidente Christine Lagarde alla conferenza “The Ecb and its watchers”. Una svolta storica, l’analogo europeo di Jackson Hole. Lady Euro arriva a dire che la vecchia politica di bilancio e monetaria “solleva domande importanti” che dopo la pandemia “diverranno più acute”. Soprattutto perché in presenza di “livelli di debito pubblico che forse saranno permanentemente più elevati” bisognerà capire “che direzione prendere”.
Come già ribadito in tutti gli ultimi interventi ufficiali della Lagarde, nella situazione attuale, sia la politica monetaria che quella di bilancio “devono rimanere espansive per tutto il tempo necessario a conseguire i rispettivi obiettivi”.

Il vecchio target di inflazione era adeguato a un periodo in cui “la Bce stava cercando di affermare la propria credibilità e un’inflazione troppo alta era la principale preoccupazione”. Ora, invece, “le preoccupazioni sono diverse e questo deve riflettersi nel nostro obiettivo d’inflazione”. Una banca centrale dovrebbe impegnarsi a compensare livelli di inflazione persistentemente troppo bassi rispetto al target? In tal senso, secondo la numero uno dell’Eurotower, potrebbe considerarsi un periodo di overshoot (sforamento) temporaneo del livello generale ideale dei prezzi. Il problema però, come sempre nella politica monetaria, è quello della credibilità. Solo così una deroga alle vecchie regole da manuale di economia politica potrebbe rafforzare la capacità della politica monetaria di stabilizzare l’economia anche in caso di inflazione prossima al suo limite inferiore. La promessa di un “overshooting”, dice Lagarde, “alza le aspettative di inflazione e quindi fa scendere i tassi di interesse reali”.

In realtà, una politica di ripensamento del ruolo della Banca centrale europea era in atto già a fine 2019, con l’inclusione di temi quali sostenibilità, green e digitalizzazione all’interno dell’istituzione. Poi, è arrivata la crisi pandemica ad accelerare il percorso di riforma dell’istituto di Francoforte.

“In un contesto di disinflazione, con l’economia lontana dal suo potenziale, gli obiettivi di entrambe le politiche sono naturalmente allineati”, prosegue Lagarde, notando che “quando le banche centrali devono fare largo uso di politiche di bilancio c’è un inevitabile rafforzamento dell’interazione tra politiche monetarie e fiscali”. Per questo, con la ripresa della propria revisione strategica, è stato aggiunto un nuovo flusso di lavoro dedicato esplicitamente all’integrazione tra politiche monetarie e fiscali, aspetto sempre considerato cruciale dall’ex direttrice del Fondo monetario internazionale.


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di Teresa Scarale

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Caporedattore Pleasure Asset. Giornalista professionista, garganica, è laureata in Discipline Economiche e Sociali presso l’Università Bocconi di Milano. Scrive di finanza, economia, mercati dell’arte e del lusso. In We Wealth dalla sua fondazione

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