Fed, svolta storica a Jackson Hole: tassi bassi per sempre

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Alla fine di un lungo periodo di osservazione degli effetti della politica monetaria, la Fed a Jackson Hole rompe gli indugi e benedice i bassi tassi di interesse. Anche se l’inflazione dovesse salire, anche se la disoccupazione dovesse ridursi al minimo. Un cambio di passo pari solo al “Whatever it takes” di Mario Draghi. E che manda i soffitta di manuali di politica monetaria

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Il governatore della Federal Reserve ufficializza il nuovo corso della banca centrale Usa. Ci sarà più tolleranza verso aumenti temporanei dell’inflazione: il che cementa aspettative di tassi ultra bassi per gli anni a venire. L’accordo è stato preso all’unanimità da tutti i membri del board, sia di area democratica che repubblicana

Di fatto, la banca centrale più potente del mondo cancella con un colpo di spugna l’epoca “Friedman-Volcker”, improntata al non questionabile obiettivo di tenere a bada il livello dei prezzi.

Il fatto che l’inflazione sia in modo persistente sotto l’obiettivo del 2% è preoccupante. Un’inflazione troppo bassa può infatti “porre seri rischi all’economia”

Adattarsi a un’economia che cambia. È la chiave del discorso inaugurale di Jerome Powell al simposio annuale di Jackson Hole, virtualmente nel Wyoming. Il governatore della Federal Reserve sancisce la svolta della banca centrale Usa: i tassi resteranno bassi anche con un’inflazione prossima al 2% e la piena occupazione. Il governatore della Fed Jerome Powell racconta che la svolta arriva al termine di un lungo periodo (quasi due anni, da inizio 2019) di osservazione strategica della politica monetaria. Di fatto, la banca centrale più potente del mondo cancella con un colpo di spugna l’epoca “Friedman-Volcker”, da quarant’anni almeno improntata al non questionabile obiettivo di tenere a bada il livello dei prezzi. La virata è stata presa all’unanimità dai membri del consiglio federale della banca.
Gli obiettivi statutari della Fed sono sempre la stabilità dei prezzi e la piena occupazione, ma diversi sono i mezzi per ottenerli. Del resto, l’inflazione da almeno un decennio sembra quasi un mero assunto teorico: persino con la piena occupazione Usa (dato riscontrabile fino a gennaio 2020) non ci sono state rilevanti tensioni sui prezzi.

Jackson Hole, i principali punti della Fed

“Con l’economia in continua evoluzione la strategia della Fed per centrare i suoi obiettivi deve adattarsi alle nuove sfide che emergono”, afferma il presidente della Fed. “Uno degli obiettivi della revisione della politica monetaria è stato quello di prendere lezione” dal passato, identificando i “cambiamenti alla nostra politica che ci consentano di rafforzare la nostra capacità di centrare gli obiettivi della massima occupazione e della stabilità dei prezzi”. Il fatto che l’inflazione sia in modo persistente sotto l’obiettivo del 2% è preoccupante. Un’inflazione troppo bassa può infatti “porre seri rischi all’economia”, aggiunge il governatore. L’obiettivo di lungo termine resta quindi un’inflazione vicina al 2%, valore “che cercheremo di centrare nel tempo”. Il governatore afferma poi che a periodi in cui l’inflazione viaggerà sotto il 2% seguiranno fasi di politica monetaria miranti a “centrare un’inflazione leggermente sopra il 2%”.

Jay Powell afferma pure che un mercato del lavoro forte si traduce in benefici per l’economia in generale. E “un mercato del lavoro robusto può essere sostenuto anche senza incorrere  in un’inflazione diffusa”. Prevede poi che la disoccupazione resterà elevata per circa due anni.

I mercati e il dollaro

Wall Street ha aperto positiva sulla mossa storica della Fed, che ha spianato la strada a un’era di tassi bassi con una maggiore flessibilità sull’inflazione. All’apertura, il Dow Jones è salito dello 0,31% a 28.430,23 punti, mentre il Nasdaq e lo S&P 500 volavano a nuovi record. Il Nasdaq avanzava dello 0,18% a 11.685,73 punti mentre lo S&P 500 metteva a segno un progresso dello 0,23% a 3.486,72 punti. Sulle parole di Jay Powell, anche la divisa statunitense si è apprezzata. Può sembrare un paradosso, con rendimenti che si prospettano nulli “in eterno”. In realtà, i mercati hanno mostrato di credere alla mossa della Fed e scommettono che l’economia americana si riprenderà prima di quella europea, nonostante abbia lasciato sul terreno un terzo del Pil nei mesi più cupi dell’emergenza sanitaria.

I grafici dei funzionari Fed

I membri del Federal Open Market Committee (Fomc) hanno rivisto al ribasso le stime della crescita potenziale, dal 2,5% all’1,8%
Le proiezioni sui tassi dei fondi federali: dal 4,25% al 2,50%
Il ritorno a un’inflazione del 2% non si è mai realizzato
Il tasso di disoccupazione è calato

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di Teresa Scarale

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Caporedattore Pleasure Asset. Giornalista professionista, garganica, è laureata in Discipline Economiche e Sociali presso l’Università Bocconi di Milano. Scrive di finanza, economia, mercati dell’arte e del lusso. In We Wealth dalla sua fondazione

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