Gestori in allerta: la guerra ha ucciso i mercati?

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Lo spettro della recessione aleggia sull’Europa e sui mercati. I gestori di fondi europei lo sanno e si stanno muovendo di conseguenza: giù i ciclici, su difensivi e liquidità

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Bofa ha pubblicato il report “European Fund Manager Survey, Cut growth, turn bearish, give up on banks”, survey che misura il sentiment dei gestori circa l’andamento futuro del mercato

Il 69% degli intervistati si aspetta infatti che l’economia europea si indebolisca nel corso del prossimo anno, la percentuale più alta dal 2011

La guerra sembra aver privato i mercati della loro linfa vitale, l’ottimismo degli investitori, soprattutto in Europa. È quanto emerge dall’ultima survey mensile di Bofa tra i gestori europei che all’orizzonte vedono (quasi) solo nubi. Le aspettative di crescita tutto d’un tratto sono infatti crollate ai minimi storici, l’inflazione è sempre più minacciosa e le azioni non sembrano più essere in grado di trainare al rialzo i portafogli degli investitori.

Il principale rischio è la guerra

Il 44% dei partecipanti al sondaggio cita il conflitto in Ucraina come il rischio maggiore per i mercati, seguito da una recessione globale, che il 21% vede come la preoccupazione principale, in aumento rispetto all’8% del mese scorso. L’inflazione è invece vista come il nemico pubblico n.1 dal 18%, con il 44% degli intervistati che ad ogni modo si aspettano un’inflazione più alta nei prossimi dodici mesi. Le preoccupazioni per le banche centrali falco sono invece crollate, con appena il 9% degli intervistati che lo indica come il rischio maggiore per i mercati, in calo rispetto al 41% di febbraio.

Crescita, fine della corsa?

In questo contesto di rischio, gli investitori europei hanno tagliato le loro aspettative di crescita per l’Europa. Il 69% degli intervistati si aspetta infatti che l’economia europea si indebolisca nel corso del prossimo anno, la percentuale più alta dal 2011, così come il 64% ritiene che la crescita globale sia destinata a indebolirsi, percentuale più alta dal 2008. A pesare su questa visione negativa è l’intensificarsi delle interruzioni della catena di approvvigionamento, considerate come un freno al ciclo globale dal 44% degli intervistati.

Azioni a rilento, su la liquidità

Dopo il calo di oltre il 10% delle azioni europee da gennaio, il 50% dei partecipanti al sondaggio, percentuale in calo dal 57% del mese scorso, prevede un rimbalzo delle azioni europee di almeno il 5%. Di contro un terzo degli investitori, il mese scorso era solo il 18% che la pensava così, crede che il mercato scenda ulteriormente. Tant’è che il 61% degli intervistati è dell’avviso che il mercato abbia raggiunto il picco per questo ciclo. Una crescente pluralità di investitori (48%) poi considera la mancanza di sufficienti coperture difensive come il principale rischio per i portafogli. Infine i livelli di liquidità tra i partecipanti al sondaggio europei sono balzati dal 4,5% del mese scorso al 5,6%, il livello più alto degli ultimi 20 anni.

Dentro i difensivi, fuori i finanziari

Dopo una sottoperformance di oltre il 10% da inizio anno, Il 53% degli investitori vede un ulteriore ribasso per i ciclici europei rispetto ai difensivi e solo il 15% (in calo dal 62% del mese scorso) vede all’orizzonte una sovraperformance. Così anche la percentuale di chi si aspetta che i titoli value europei superino quelli growth è scesa dal 72% di febbraio al 22% di marzo. Gli investitori risultano essere neutrali sulle banche europee, lo scorso mese uno su due era sovrapesato al settore, così come sulle assicurazioni. Le risorse di base, l’energia e l’assistenza sanitaria sono ora i maggiori sovrappesi settoriali, mentre auto, prodotti chimici e viaggi e tempo libero sono i più sottopesati.


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di Lorenzo Magnani

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Laureato in Finanza e mercati Internazionali presso l’Università Cattolica di Milano, nella redazione di We Wealth scrive di mercati, con un occhio anche ai private market. Si occupa anche di pleasure asset, in particolare di orologi, vini e moto d’epoca.

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