Asset allocation, la tattica dice: più azioni, meno bond

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Con i mercati crollati da inizio anno gli investitori si chiedono come rivedere la propria asset allocation. Per Credit Suisse le azioni rimangono l’asset class su cui puntare

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Credit Suisse ha pubblicato il report “Credit Suisse House View – Tactical views. Investment Solutions & Sustainability”, nel quale delinea la view tattica della Banca

Le previsioni di crescita del pil per il 2022 sono passate dal 4,0% al 3,6%, così come quelle inflative dal 4,5% al 5,8%

L’azionario continua ad essere l’asset class preferita: le prospettive di rendimento per i prossimi tre/sei mesi sono interessanti soprattutto in Italia e Giappone. Finanza e energia i settori su cui puntare

L’inflazione che avanza, i tassi che si alzano, la guerra che d’un tratto fa la sua ricomparsa nel mondo, o perlomeno in Europa. L’inizio del 2022 non è certo stato dei migliori per i mercati finanziari, che sulle ali dell’entusiasmo di sostegni monetari e fiscali e della ripresa economica avevano appena chiuso un anno da record. In questo contesto Credit Suisse ha abbassato la previsione di crescita del pil globale nel 2022 al 3,6% dal 4,0% e aumentato invece l’attesa di inflazione globale al 5,8% dal 4,5%. Come ribilanciare i propri portafogli nel breve periodo?  A fare il punto è l’outlook di mercato di Credit Suisse.
Obbligazionario: il conflitto Russia-Ucraina ha aggiunto una notevole volatilità agli sviluppi dei rendimenti dei titoli di stato. Alla luce dell’aumento dei tassi d’interesse da parte della Fed, l’aspettativa a breve termine è quella che i rendimenti statunitensi salgano nuovamente nel breve termine. La preferenza è per duration breve sui Treasuries Usa, titoli obbligazionari legati all’inflazione, e in generale l’Eurozona. Lato corporate, tre sono le idee d’investimento: società nei mercati emergenti sia ig che hy di alta qualità; tranche mazzanine e azionarie di Clo, che continuano ad offrire un carry interessante; prestiti senior selezionati. Tra i mercati emergenti, la Cina resta quella preferita.

Azionario: l’Investment Committee di Credit Suisse, nonostante i rischi collegati allo svilupparsi della guerra in Ucraina, soprattutto lato energetico, ha deciso di mantenere inalterate le attuali posizioni di portafoglio, confermando i pesi azionari complessivi ai livelli strategici. Da un punto di vista tattico, c’è un chiaro segnale da parte degli indicatori di un forte calo del sentiment di mercato, che riduce il rischio di un ulteriore sell-off a breve termine. Nonostante i rischi, secondo la banca, c’è un buon potenziale di rialzo per le azioni, con una prospettiva di rendimento interessante per i prossimi tre/sei mesi. Tra i mercati emergenti, l’America Latina è la regione preferita, per via di fondamentali interessanti e una maggiore esposizione all’aumento dei prezzi delle materie prime. Tra i mercati sviluppati invece, la preferenza alle azioni italiane e giapponesi e per settori come quello finanziario e dell’energia, nonché per le small cap a livello globale, che si prevede sovraperformino il benchmark.

Materie prime: le protagoniste indiscusse di questo inizio anno sono le materie prime, le quali, prima per le interruzioni alle catene d’approvvigionamento, poi per l’acuirsi della crisi ucraina, hanno raggiunto nuovi massimi. Per quanto riguarda i metalli preziosi – oro e argento in particolare – la posizione di Credit Suisse è neutrale, sebbene la loro natura di beni rifugio e il rialzo dei tassi siano due driver di sostegno per il loro prezzo. Lato energia, la preferenza è per il petrolio che dovrebbe continuare a sovraperformare nell’arco del secondo trimestre. Posizione neutrale anche per i metalli di base, con alluminio e rame che sono preferiti.

Valute: il conflitto tra Russia e Ucraina ha fatto salire la volatilità nei mercati valutari, aiutando così le tradizionali valute rifugio come il dollaro americano, lo yen giapponese e il franco svizzero.  Inoltre, l’impatto del conflitto sui prezzi globali delle materie prime ha portato a un apprezzamento delle valute legate all’andamento delle materie prime (dollaro canadese, corona norvegese, e dollaro neozalandese). Il dollaro americano, dal canto suo, potrebbe ancora trovare un supporto ai tassi nel breve termine, alla luce del ciclo di inasprimento da parte della Federal Reserve. Di contro, in Europa, le preoccupazioni per la crescita derivanti dalla maggiore dipendenza energetica russa e l’aumento dei prezzi delle materie prime potrebbero mantenere l’euro sotto pressione nel breve termine. Credit Suisse si aspetta che il tasso di cambio EUR/USD raggiunga l’1,08 nei prossimi 3 mesi, mentre il cambio EUR/CHF non si rimanga sulla parità


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di Lorenzo Magnani

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Laureato in Finanza e mercati Internazionali presso l’Università Cattolica di Milano, nella redazione di We Wealth scrive di mercati, con un occhio anche ai private market. Si occupa anche di pleasure asset, in particolare di orologi, vini e moto d’epoca.

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