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Le 25 blue chip del Ftse Mib oggi valgono 335 miliardi di euro e rappresentano il 76% della capitalizzazione totale
Il settore petrolifero registra la contrazione maggiore (-38,9%)
Stimati 50 miliardi di ricavi in meno rispetto al primo semestre dello scorso anno
In termini di ricavi si parla di un crollo di 50 miliardi rispetto al primo semestre del 2019, trainato anche in questo caso principalmente dal petrolifero, con Eni al -40,4%, e dalla manifattura, che segna il -26,0%. In tendenza opposta, spiccano tra le macerie Inwit (+46,4%), DiaSorin (+8,6%) e Terna (+7,7%), seguite da Snam (+3,3%), Recordati (+2,3%), Stm (+1,9%) e Hera (+0,9%). Le società analizzate registrano inoltre 18 miliardi di profitti in fumo e 16 miliardi in meno di risultato operativo, pari -67,8% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.
Se però Piazza Affari sembra aver già voltato pagina, il secondo trimestre è da dimenticare per le oltre 150 grandi multinazionali industriali mondiali sotto la lente di Mediobanca. Dopo un primo trimestre complicato, i conti da inizio anno mostrano un crollo del fatturato del 6,6% rispetto allo stesso periodo del 2019. Ma non tutti i settori viaggiano sulla stessa linea d’onda. Le websoft e la grande distribuzione organizzata (gdo) hanno conosciuto una crescita del fatturato rispettivamente del +17,6% e del +9,6%, ma anche degli utili netti (+9,0% e +31,6%). Con il segno più in termini di fatturato anche le aziende farmaceutiche (+1,3%), il food (+0,7%) e i pagamenti digitali (+0,4%). Sul fronte opposto le multinazionali petrolifere (-33,8%), i produttori di aeromobili (-31,8 %), la moda (-28,4%) e l’automotive (-26,9%).

