La crisi affonda Piazza Affari, per l’industria è l’ora dei conti

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È l’ora dei conti per le società quotate e i più duri da digerire sono quelli delle aziende manifatturiere. Secondo un’analisi di Mediobanca, l’industria italiana ha registrato nel primo trimestre una contrazione del fatturato dell’11,8%. Un dato che non sorprende: il 59% delle imprese sono state costrette alla chiusura

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Il settore manifatturiero ha subito un crollo della capitalizzazione pari al 25,8%, con una perdita di 134 miliardi

Le principali 25 società quotate sul Ftse Mib hanno registrato un calo dei ricavi che sfiora i 14 miliardi

I risultati netti lasciano fuori dall’area negativa i servizi (+4,9%) e il comparto energia/utilities (+0,9%)

La crisi economica si è abbattuta anche sulle società quotate che, all’alba della ripartenza, iniziano a fare i conti con gli effetti della pandemia. E i più duri da digerire sono quelli delle aziende manifatturiere. Se si esclude Eni, la società in assoluto più penalizzata dal lockdown, l’industria traina il crollo di Piazza Affari, registrando nel primo trimestre una contrazione del fatturato dell’11,8%. Il dato peggiore degli ultimi 30 anni.
Secondo un’analisi dell’area studi di Mediobanca sull’impatto della pandemia sulle principali 25 società industriali e di servizi quotate sul Ftse Mib, che rappresentano il 76% della capitalizzazione complessiva escludendo banche e assicurazioni per un valore di 288 miliardi di euro, il settore petrolifero ha subito un crollo della capitalizzazione pari al 34,8%, con una perdita di 33 miliardi. Segue il settore dei servizi con il -28,1% (18 miliardi) e quello della manifattura con il -25,8% (134 miliardi). Nel complesso, le 25 big hanno registrato una riduzione della capitalizzazione del 22,4%, per una perdita di 83 miliardi.

Nel primo trimestre 14 miliardi di ricavi in meno

Nel confronto con il primo trimestre del 2019, le società nel mirino di Mediobanca hanno subito una perdita dei ricavi che sfiora i 14 miliardi, spinte principalmente dalla manifattura e dal petrolifero. Inoltre, in termini di margini industriali è stato registrato un crollo del 48,2% rispetto ai primi tre mesi dello scorso anno, per oltre cinque miliardi di perdite.

I risultati netti, invece, lasciano fuori dall’area negativa i servizi (+4,9%) e il comparto energia/utilities (+0,9%), mentre petrolifero e manifattura chiudono in rosso con una perdita rispettivamente di 27 e 9,6 punti percentuali.

900 milioni di dividendi in meno

Nel corso dell’anno, l’analisi prevede inoltre una riduzione del 7,6% dei dividendi distribuiti, oltre 900 milioni in meno, in particolare per quanto riguarda i gruppi privati (-1,6 miliardi). Dal punto di vista della liquidità, invece, i servizi tornano a sorridere con un incremento di cassa del 51,7%, mentre per le società manifatturiere si parla di un calo del 23,9%. Sono dati che, spiegano gli esperti, purtroppo non sorprendono, se si considera che il 59% delle aziende manifatturiere sono state costrette alla chiusura, contro il 37% per il settore dei servizi.


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di Rita Annunziata

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Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente redattrice televisiva per Class Editori e ricercatrice per il Centro di Ricerca “Res Incorrupta” dell’Università Suor Orsola Benincasa. Si occupa di finanza al femminile, sostenibilità e imprese.

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