Evergrande: la tempesta è appena iniziata?

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Evergrande è sull’orlo del default. Pechino avverte le autorità locali: “preparatevi”. Ma il crollo può essere una nuova Lehman Brothers per la Cina, non per i mercati internazionali

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Secondo il Wsj Pechino avrebbe avvisato le amministrazioni locali di tenersi pronte a un default di Evergrande, colosso immobiliare in agonia da settimane

Le crescenti preoccupazioni su Evergrande hanno innescato vendite nel mercato del debito asiatico per 428 miliardi di dollari

Il rischio contagio sui mercati internazionali è contenuto, in quanto il carico di debito estero dello sviluppatore immobiliare è di soli 20 miliardi di dollari

In mezzo alla tempesta di questi giorni non è ancora chiaro se alla fine il colosso immobiliare Evergrande avrà perlomeno un salvagente su cui poter contare per stare a galla o sarà lasciata affondare. Pechino, che lo scorso autunno aveva invece lasciato fallire diverse SoE (aziende controllate dallo Stato) è ancora difronte al dilemma: Evergrande è un’azienda “too big to fail” o un suo eventuale salvataggio creerebbe un precedente ingombrante? Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, il governo comunista ritiene più rilevante il conseguente del Moral Hazard. Tanto che avrebbe avvertito i suoi governi federali a “prepararsi a una possibile tempesta”. Se così sarà, secondo alcuni, Evergrande potrebbe essere la Lehman Brothers della Cina. Secondo altri il paragone è azzardato ma comunque le ferite per i mercati dei capitali cinese non si ricuciranno in fretta.

30 giorni di tempo

Il titolo Evergrande – da inizio anno è crollato di più del 80% – ha chiuso giovedì in rialzo del 18%, dopo che il giorno prima lo sviluppatore immobiliare aveva annunciato di aver trovato attraverso “negoziati off-exchange” il modo di far fronte a interessi pari 35,9 milioni di dollari su obbligazioni onshore. Tuttavia, Evergrande non ha chiarito quando o quanto di tale importo sarà pagato. In caso di insolvenza saranno concessi al gruppo 30 giorni di tempo, al decorrere dei quali, se non si sarà provveduto al pagamento, sarà dichiarato il default. Il termine interessa anche un altro bond da 83,5 milioni di dollari, sempre in scadenza giovedì ma in questo caso offshore. Intanto la Banca centrale di Pechino mercoledì è intervenuta immettendo liquidità per 120 miliardi di yuan (circa 18 miliardi di dollari). È la quarta seduta di seguito che la People’s Bank of China pompa miliardi per alleviare le ansie degli investitori.

Prime ripercussioni sui mercati

Intanto, i primi effetti sui mercati dei capitali iniziano a farsi sentire. Come riporta il Financial Times, le crescenti preoccupazioni su Evergrande hanno innescato vendite nel mercato del debito asiatico per 428 miliardi di dollari. I rendimenti delle obbligazioni denominate in dollari americani emesse dai mutuatari asiatici più rischiosi sono saliti a quasi il 12% questa settimana, il livello più alto dalle prime fasi della pandemia del coronavirus. Secondo i dati di JP Morgan, il mercato corporate high-yield asiatico è più che raddoppiato rispetto ai soli 169 miliardi di dollari del 2014. Mentre la maggior parte degli investimenti proviene dall’Asia, anche importanti fondi internazionali sono presenti sul mercato che quest’anno, alla luce della desolazione di rendimenti da reddito fisso hanno preso una maggiore esposizione sul mercato asiatico e in particolar modo su quello cinese. Tra questi, secondo il quotidiano britannico, non mancano nomi illustri. Il più esposto sarebbe Ashmore, che a giugno deteneva il titolo per 63 milioni di dollari, seguito da Ubs. Risulta inoltre che anche Hsbc e BlackRock abbiano aumentato l’esposizione alla società immobiliare, acquistando nuove obbligazioni tra luglio e agosto.

Evergrande: la Lehman Brothers della Cina

Tuttavia, secondo gli analisti i rischi per i mercati internazionali sono limitati e il caso Evergrande non danneggerà le banche e gli investitori globali come invece è successo con il fallimento di Lehman Brothers nella crisi finanziaria del 2008. Il motivo? Il carico di debito internazionale dello sviluppatore immobiliare è di soli 20 miliardi di dollari, cifra che non desta preoccupazione per la stabilità dei mercati. Le ripercussioni maggiori invece si osserveranno in Cina. Ne è certo Jim Chanos, fondatore dell’hedge fund Kynikos Associates di New York, e famoso per aver previsto il crollo del gruppo Enron. Chanos, intervistato dal Financial Times, ha affermato che per la Cina il caso Evergrande sarà peggio di quello che è stato Lehman Brothers per gli Stati Uniti. “Non è una situazione tipo quella di Lehman dove il contagio all’interno e tra le banche comporta che tutti smettono di prestarsi soldi. Questo è più un rischio per il modello economico perché l’immobiliare residenziale è ancora una parte enorme del Pil” spiega Chanos che aggiunge: “il paese avrebbe bisogno di trovare nuovi motori di crescita, pena il passare in modo semi-permanente a un livello inferiore di crescita”.

Il caso Evergrande in numeri

Quartz, sito di informazione economico finanziario, ha raccolto dati che fanno capire la portata del possibile crack Evergrande.

2 trilioni di yuan (~300 miliardi di dollari): I debiti di Evergrande a giugno. L’importo è equivalente a circa il 2% del Pil cinese

120 milioni di dollari: pagamenti di interessi dovuti agli obbligazionisti giovedì, compresi quasi 84 milioni di dollari su obbligazioni in dollari.

669 milioni di dollari: l’importo totale dei pagamenti delle cedole della società dovuti entro la fine dell’anno

19 miliardi di dollari: la quota di obbligazioni denominate in dollari della società

37 miliardi di dollari: le fatture e i debiti commerciali che l’azienda deve saldare con gli appaltatori entro 12 mesi da agosto

100 miliardi di dollari: le vendite immobiliari nel 2020

123.276: il numero dei suoi dipendenti a dicembre dello scorso anno

12 milioni: il numero di proprietari dei suoi circa 1.300 progetti in Cina

132 milioni di metri quadrati: la superficie lorda totale dei suoi 787 progetti in costruzione a dicembre. Più della metà di quei progetti sono stati fermati

231 milioni di metri quadrati: La dimensione totale dei suoi possedimenti terrieri

29%: la quota di immobili e industrie correlate come percentuale del Pil cinese, secondo un paper NBER degli economisti Ken Rogoff e Yuanchen Yang

40%: quota degli asset immobiliari sul patrimonio delle famiglie cinesi, secondo HSBC. “La media delle famiglie urbane possiede 1,5 proprietà residenziali e la proprietà delle case urbane è la più alta del mondo”, ha detto la banca.

75%: l’hair-cut che subiranno probabilmente gli obbligazionisti di Evergrande

84%: il ribasso ad Hong Kong delle azioni di Evergrande quest’anno


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di Lorenzo Magnani

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Laureato in Finanza e mercati Internazionali presso l’Università Cattolica di Milano, nella redazione di We Wealth scrive di mercati, con un occhio anche ai private market. Si occupa anche di pleasure asset, in particolare di orologi, vini e moto d’epoca.

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