Donne: sempre più millennial alla guida di nuove imprese

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Lieve recupero delle imprese femminili nel primo trimestre dell’anno: crescono soprattutto quelle fondate da under 35, in rialzo dell’8,1%. Più timorose le “over” (-2%)

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Nel primo trimestre si contano 26.299 nuove imprese femminili, contro le 26.044 dello stesso periodo dello scorso anno (per una crescita del +1%)

Le giovani aspiranti imprenditrici danno prova di resilienza: dopo il -17,4% del quarto trimestre del 2020 tornano in territorio positivo con il +8,1%

La propensione all’imprenditorialità, nell’anno della crisi, ha conosciuto una decisa impennata verso il basso. Specialmente in Italia, Polonia e India. Un contesto che, analizzando la Penisola nel dettaglio, si è tradotto in un crollo soprattutto delle nuove attività guidate da donne: nel primo trimestre del 2020 si parlava di 26.044 aziende, il dato più basso dell’ultimo quinquennio. Ma il nuovo anno sembra portare con sé un trend lievemente positivo, che vede nelle millennial il proprio punto di forza. Sebbene continuino a pagare il conto (salato) della pandemia.
A scattare la fotografia “in rosa” della vitalità aziendale tricolore è il nuovo Osservatorio per l’imprenditorialità femminile di Unioncamere e InfoCamere. Una vitalità che torna dunque a salire, seppur in minima parte, nel primo trimestre del 2021, dopo il crollo delle iscrizioni complessive delle nuove attività a guida femminile registrato lo scorso anno. Si parla di 26.299 imprese che hanno visto la luce tra gennaio e marzo, contro le 26.044 dello stesso periodo del 2020. “Sebbene ancora ben al di sotto delle performance del passato”, spiegano i ricercatori, la crescita di appena l’1% rispetto al primo trimestre dello scorso anno “segna quindi una prima svolta rispetto ai trimestri precedenti, anche se non assume ancora la robustezza degli anni passati”.
Le giovani con un’età inferiore ai 35 anni, in questo contesto, si confermano le fautrici della svolta e le più resilienti all’emergenza pandemica. Già durante il secondo e il terzo trimestre del 2020, infatti, le iscrizioni di nuove imprese femminili guidate dalle millennial avevano subito una contrazione più contenuta rispetto alla controparte (sempre in rosa). Stando alle elaborazioni di Si.Camera sui dati dell’osservatorio, nel secondo trimestre si registrò un calo del -38,6% per il primo cluster contro il -44,0% del secondo, per poi proseguire nel terzo trimestre con il -3,7% contro il -5,3% e ancora nel quarto con il -17,4% contro il -18,1%. Una tendenza confermatasi poi nei primi tre mesi del nuovo anno, quando le imprese femminili giovanili hanno riportato un più dell’8,1% contro il -2,0% delle colleghe over 35, più “timorose” e con un minor desiderio di “mettersi in proprio”, si legge nella nota.
Fonte: elaborazioni Si.Camera su dati Osservatorio dell’imprenditoria femminile, Unioncamere-Infocamere
Ad ogni modo, le donne continuano complessivamente a pagare lo scotto più alto della crisi rispetto agli uomini, con l’incremento percentuale delle nuove imprese femminili ancora ampiamente inferiore in confronto alla controparte maschile. L’analisi per trimestri rivela come nei primi tre mesi dello scorso anno si parlava a tal proposito del -15,3% contro il -15,6%, nel secondo trimestre del -42,3% contro il -35,2%, nel terzo del -4,8% contro il +0,8%, nel quarto del -17,9% contro il -7,6% e nei primi tre mesi del 2021 del +1% contro il +9,5%. In definitiva, al 31 marzo 2021 le imprese femminili superano il milione e 330mila, pari al 21,97% del sistema produttivo nazionale totale. Le regioni che ne raccolgono il maggior numero sono Lombardia (179.748 pari al 18,93%), Lazio (144.337 pari al 22%), Campania (138.078 pari al 22,85%) e Sicilia (115.038 pari al 24,35%). Sul versante opposto Molise (9.539 pari al 27,26%), Basilicata (15.879 pari al 26,26%) e Abruzzo (38.100 pari al 25,71%).

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di Rita Annunziata

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Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente redattrice televisiva per Class Editori e ricercatrice per il Centro di Ricerca “Res Incorrupta” dell’Università Suor Orsola Benincasa. Si occupa di finanza al femminile, sostenibilità e imprese.

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