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L’evasione e l’elusione non si combatte soltanto con le norme ma anche, e soprattutto, con l’educazione fiscale
Sono sempre di più i fenomeni di pratiche fiscali dannose attuate dai contribuenti
In buona sostanza, ogni Stato e, conseguentemente ogni sistema fiscale, per garantire la sua tenuta sistemica, è chiamato a fare i conti con almeno due forze antagoniste, che provengono dall’esterno, dunque dalle politiche fiscali anti-concorrenziali degli altri ordinamenti, e che provengono dall’interno; dunque, dalle condotte non conformi dei contribuenti, idonee a determinare una riduzione del gettito.
Ma quali sono gli strumenti per rinnovare, nell’ottica della tax morale e della tax compliance, il rapporto tra fisco e contribuente, sempre più caratterizzato da fenomeni di contrasto e sempre meno di dialogo?
Ad avviso dell’Ocse, così come emerge a fronte del recente report “Building Tax Culture, Compliance and Citizenship”, per incoraggiare il rispetto degli adempimenti fiscali occorre partire dalla formazione.
Non si tratta solo di incoraggiare le persone a pagare le tasse, ma anche di far comprendere quanto è cruciale il ruolo del fisco per la società. I cittadini, infatti, sono poco inclini a percepire i benefici che derivano, singolarmente e per la collettività, dal pagamento delle imposte.
Le iniziative educative dovrebbero idealmente partire dagli istituti scolastici per poi proseguire lungo tutta la fase di vita del contribuente. In questi termini, occorrerebbe promuovere percorsi di educazione almeno su tre livelli: insegnamento, sensibilizzazione e assistenza – per garantire che i contribuenti siano istruiti, informati e in grado di conformarsi.
Una strategia globale di educazione del contribuente dovrebbe essere rivolta sia agli attuali contribuenti – aziende e individui, per colmare le lacune in materia fiscale –, che ai futuri contribuenti, aiutandoli a comprendere che la tassa è la base di una società coesa e solidale.

