Commissione europea, gli aiuti di Stato sfiorano i 2mila miliardi

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Secondo i dati della Commissione europea, le misure di intervento pubblico notificate dagli Stati hanno sfiorato i 2mila miliardi. Solo in Italia si parla di circa 300 miliardi. Eppure, le stime di Bain & Company prevedono ancora un futuro incerto per le pmi del nostro paese: per bar e ristoranti si parla di una perdita annua fino al 50% del fatturato

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Il 51% delle misure di intervento pubblico notificate alla Commissione europea provengono dalla Germania, accanto al 15,5% dell’Italia

Secondo uno studio di Bain & Company il lockdown ha già messo a rischio circa 230mila posti di lavoro

“In questo contesto saranno probabilmente necessarie altre misure di liquidità e forse interventi a fondo perduto da parte dello stato”, commenta Sergio Iardella di Bain & Company

Quasi 2mila miliardi di euro per 115 decisioni. Sono le stime relative alle misure di intervento pubblico notificate dagli Stati alla Commissione europea, dalle garanzie ai prestiti fino alle sovvenzioni. Un pacchetto di interventi che ha riguardato la Germania per il 51%, la Francia per il 17% e l’Italia per il 15,5%. Seguono il Regno Unito con il 4%, il Belgio con il 3%, la Polonia con il 2,5% e i restanti paesi in una forbice compresa tra lo 0,5% e l’1,4%. Secondo i dati della Commissione europea, fino al 12 maggio solo nel Belpaese sono state messe in campo risorse per circa 300 miliardi.
“Le differenze permangono rapportando gli aiuti di Stato al pil, ma sono molto meno accentuate – precisa un’analisi dell’Osservatorio sui conti pubblici italiani dell’Università Cattolica del Sacro Cuore – La Germania resta al primo posto (28,9%), l’Italia è al secondo posto (16,9%) seguita dalla Francia (13,7%)”. Secondo lo studio, non risulta dunque che la Commissione europea abbia penalizzato i paesi con un alto debito pubblico. Escludendo la Germania e la Polonia, per alcuni paesi “c’è addirittura una relazione positiva tra aiuti in percentuale del pil e debito in percentuale del pil”, si legge nell’analisi.
Eppure, mentre alcune attività ricominciano ad accendere le luci, le stime continuano a risuonare drammatiche per le piccole e medie imprese italiane. Secondo uno studio di Bain & Company, che ha analizzato 40mila punti vendita intervistando circa 1.000 esercenti, il lockdown ha già provocato solo per bar e ristoranti perdite di fatturato pari a 14 miliardi di euro, mettendo a rischio circa 230mila posti di lavoro. In termini annui, l’impatto delle misure di contenimento del contagio, oltre alla chiusura di alcuni esercizi, potrebbe generare una perdita tra il 40 e il 50% del fatturato, pari a circa due punti di pil. Di conseguenza, a essere colpite sarebbero anche le entrate fiscali, per perdite fino a cinque miliardi di euro, equivalenti al 15% della manovra di bilancio del 2020.
“In questo contesto saranno probabilmente necessarie altre misure di liquidità e forse interventi a fondo perduto da parte dello stato – commenta Sergio Iardella, partner di Bain & Company – le grandi aziende del settore alimentare operanti nel fuori casa e le associazioni di settore dovranno adottare un vero e proprio approccio congiunto di filiera per aiutare gli esercenti a ripartire”.

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di Rita Annunziata

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Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente redattrice televisiva per Class Editori e ricercatrice per il Centro di Ricerca “Res Incorrupta” dell’Università Suor Orsola Benincasa. Si occupa di finanza al femminile, sostenibilità e imprese.

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