Cina, investimenti esteri in fuga dall’Europa

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Gli investimenti diretti esteri cinesi direzione Europa da dieci anni a questa parte non sono mai stati così bassi. Di contro, la Cina continua a calamitare capitali

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Nel Regno Unito e nei 27 paesi dell’Unione europea gli IDE cinesi portati a termine lo scorso anno sono diminuiti del 44% rispetto al 2019

Il valore degli ide cinesi in terra europea dopo avere raggiunto il picco di 44,2 miliardi di euro nel 2016 è calato per ben quattro anno consecutivi

Stando ai dati dell’Ocse la Cina è stata il più grande destinatario di investimenti esteri nel mondo nel 2020

Gli investimenti cinesi all’estero sono rallentati come il covid ha lasciato traccia di sé nel mondo. L’incertezza economica ha messo in ghiaccio gli accordi preesistenti e le restrizioni di viaggio legate alla pandemia ne hanno impedito di nuovi. Tuttavia, alcune aree geografiche sono state interessate più di altre. Tra queste compare l’Europa. L’ultima volta in cui gli investimenti diretti esteri cinesi erano a un livello così basso era il 2010.  A fare il punto è un articolo di Quartz, sito di informazione economica finanziaria.
Secondo un nuovo rapporto della società di consulenza di ricerca statunitense Rhodium Group e del think tank tedesco Mercator Institute for China Studies (MERICS), gli investitori cinesi hanno completato solo 25 miliardi di euro di fusioni e acquisizioni l’anno scorso, un calo del 45% rispetto al 2019. Un dato sorprendente, anche alla luce del fatto che per le statistiche ufficiali del governo cinese, gli investimenti in uscita sono stati stabili nel 2020.

Nel frattempo nel Regno Unito e nei 27 paesi dell’Unione europea gli ide cinesi portati a termine lo scorso anno sono diminuiti del 44% rispetto al 2019. Ma se questa è stata una novità sul fronte dell’intensità della contrazione, non si può dire lo stesso in termini di trend. Il valore degli ide cinesi in terra europea dopo avere raggiunto il picco di 44,2 miliardi di euro nel 2016 è calato per ben quattro anno consecutivi, sconfessando i timori di Bruxelles circa un’ondata di nuovi acquisti di beni a basso costo cinesi. Secondo il rapporto, questa tendenza al ribasso è dovuta “ai vincoli interni sui flussi di capitale in uscita e al controllo più rigoroso degli investimenti cinesi all’estero” e alla pandemia che “ha accentuato il calo dell’attività in uscita della Cina ostacolando la normale attività commerciale”.

Tuttavia, stante queste considerazioni, come detto, la perdita d’appetito degli investitori cinesi è stata particolarmente pronunciata in Europa. Una spiegazione plausibile di questa tendenza potrebbe spiegarsi alla luce del fatto che, sia l’Unione Europea che il Regno Unito, preoccupati che le proprie aziende potessero essere accerchiate da una concorrenza estera dai prezzi più bassi, hanno approvato leggi per limitare le acquisizioni straniere di aziende in settori sensibili.  Sebbene le leggi non abbiano esplicitamente preso di mira la Cina, i funzionari sono stati chiari sul fatto che la loro principale fonte di preoccupazione fossero gli investimenti provenienti dalla terra del Dragone.

A parti inverse, invece lo scenario è diametralmente opposto: la Cina è un magnete di capitali (anche europei). Stando ai dati dell’Ocse, la Cina, oltre ad essere stata l’unica che nel 2020 ha conosciuto una crescita del pil, è stata anche il più grande destinatario di investimenti esteri nel mondo nel 2020. E mentre gli investitori cinesi si stanno allontanando dall’Europa, le aziende europee stanno raddoppiando sul mercato cinese.


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di Lorenzo Magnani

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Laureato in Finanza e mercati Internazionali presso l’Università Cattolica di Milano, nella redazione di We Wealth scrive di mercati, con un occhio anche ai private market. Si occupa anche di pleasure asset, in particolare di orologi, vini e moto d’epoca.

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