WW Snippets test
Da un’articolo del The Economist si evince come l’esposizione delle banche europee alla Russia sia diminuita significativamente dopo l’annessione della Crimea del 2014
Dai dati della Banca dei Regolamenti Internazionali emerge come a settembre le banche italiane e francesi avevano ciascuna 25 miliardi di dollari di esposizione creditizia verso la Russia
Secondo Uilca attualmente il 69,3% dei crediti deteriorati delle banche italiane è costituito da utp (unlikely to pay), ovvero finanziamenti a soggetti che sono in tensione finanziaria
Ad ogni modo man mano che l’America e i suoi alleati introducono sanzioni contro la Russia, questi prestatori subiranno inevitabilmente dei danni collaterali. L’esclusione della Russia dal sistema Swift renderà più difficile per le banche occidentali raccogliere i pagamenti sui loro prestiti, che diventeranno ancora meno sostenibili se l’economia crolla e con essa il valore del rublo, che rispetto al dollaro ha già perso un terzo del suo valore. Le unità di investment-banking potrebbero invece subire perdite sui titoli legati all’economia Russa, mentre il wealth management sarebbero colpite dalle sanzioni sugli oligarchi russi. Insieme a UniCredit, Société Générale e Raiffeisen Bank International sono le banche europee con le maggiori operazioni in Russia. Secondo Moody’s, un’agenzia di rating, la filiale russa di Raiffeisen ha rappresentato il 31% dell’utile consolidato ante imposte della banca nella prima metà del 2021, in calo dal 47% del 2020
A destare le preoccupazioni, almeno in Italia, più che le sanzioni sono i rincari energetici, che potrebbero mettere in ginocchio diverse imprese e dunque pesare anche sui libri contabili delle banche. È quanto si evince dai dati del Centro Studi Uilca Orietta Guerra, secondo cui c’è il forte rischio di un aumento significativo dell’aumento delle rettifiche sui crediti, come diretta conseguenza dell’aumento delle materie prime. “Pur avendo ridotto i crediti deteriorati nel corso del 2021, le previsioni di una minor crescita economica rispetto a quanto previsto mesi fa rischiano di far crescere ancora gli Npl, costringendo così le banche ad aumentare nuovamente le rettifiche su crediti” spiegano da Ulica. Stando all’analisi, il 69,3% dei crediti deteriorati è costituito da utp (unlikely to pay), ovvero finanziamenti a soggetti che sono in tensione finanziaria, ma non ancora in default.

