Con l’equity crowdfunding le startup entrano in portafoglio

2 MIN

L’equity crowdfunging ha reso questo investimento alternativo accessibile anche ai risparmiatori di taglia medio-piccola. Le piattaforme specializzate hanno raccolto 130 milioni nel 2021, mettendo a segno una crescita di oltre il 70% in un anno. Intanto, alcuni operatori tradizionali hanno iniziato a sviluppare nuove partnership con le fintech che consentono di scommettere sul successo di idee di business innovative. Ma non bisogna sottovalutare i rischi

WW Snippets test

Sempre più persone investono parte dei loro risparmi in forme d’investimento alternativo. Tra le più popolari c’è l’equity crowdfunding, cresciuta al punto da attirare l’attenzione delle reti

La raccolta complessiva del 2020 si è attestata a 103 milioni di euro, in crescita del 57% rispetto ai 65 milioni raccolti nel 2019. Un trend proseguito nel 2021

I vantaggi dell’equity crowdfunding sono molti: diversificazione, rendimenti superiori, sgravi fiscali e zero commissioni. Rimane il rischio superiore agli asset tradizionale

Mini-rendimenti sui bond, esposti alla risalita dei tassi. Borse care, quindi più vulnerabili all’inversione di marcia delle banche centrali. In cerca di nuove idee per diversificare i portafogli, e aggiungere potenziali fonti di ritorno decorrelate alle classi di attivo tradizionali, sempre più risparmiatori si fanno tentare da un’incursione negli investimenti alternativi. L’innovazione finanziaria, da questo punto di vista, ha offerto, negli ultimi anni, alcune risposte interessanti. Stiamo parlando dell’equity crowdfunding, uno strumento che ha reso più democratici gli investimenti nelle startup, tipicamente accessibili solo a grandi patrimoni.
“Tutti possono investire, dai grandi capitalisti ai piccoli risparmiatori. Ci sono round in cui il chip minimo parte da 250/500 euro, cifre accessibili anche a portafogli medio-piccoli, purché ci sia piena consapevolezza del rapporto tra rischio e rendimento” ha commentato a We Wealth Tommaso Baldissera Pacchetti, ceo di CrowdFundMe, piattaforma di equity-crowdfunding operante in Italia dal 2013. Come riporta Baldissera Pacchetti, dati di Crowdfundingbuzz alla mano, negli ultimi due anni si è assistito a un’accelerazione netta di questa tipologia d’investimento. La raccolta complessiva del 2020 si è attestata a 103 milioni di euro, in crescita del 57% rispetto ai 65 milioni raccolti nel 2019. Un trend proseguito nel 2021: il 4° Quaderno di Ricerca del team di analisi Entrepreneurship Finance & Innovation del Politecnico di Milano ha evidenziato una crescita del 70% tra il primo semestre dello scorso anno, in cui sono stati raccolti 65,4 milioni di euro in equity crowdfunding, e il primo semestre 2020. Come si spiega una tale ascesa? La risposta sta nei rendimenti generati. “Nell’ultimo triennio diverse emittenti di CrowdFundMe sono diventate dei veri e propri casi di successo, come CleanBnB e i-RFK, che hanno concluso delle Ipo. CleanBnB ha debuttato con una capitalizzazione di circa 14 milioni di euro, in crescita di 35volte rispetto al valore pre-money della prima campagna di equity crowdfunding.
La stessa CrowdFundMe si è quotata dopo un round, con una rivalutazione di 5,3x” continua Baldissera Pacchetti. Tuttavia, parafrasando una massima economica, non esistono pasti gratis. Il rischio di investire in startup esiste ed è molto elevato: sul mercato circa nove realtà su dieci falliscono, ovvero su nove investimenti si perde tutto il capitale investito. A riportare il dato è Dario Giudici, ceo di Mamacrowd, la più importante piattaforma italiana per operazioni di equity crowdfunding, che tuttavia fornisce una spiegazione convincente sul perché conviene comunque questo tipo d’investimento. “Nell’equity-crowdfunding non si ragiona in termini di percentuali, ma di multipli sul capitale investito. Se la startup su cui si investe diventa una buona pmi – passando per dire da un valore di 1 milione ad uno di 50 – il ritorno è del 50x sul capitale investito. A fronte di molti investimenti andati male, ne bastano pochi, a volte anche uno, per avere un rendimento positivo”.

Resta il fatto che districarsi nell’universo investibile non è semplice, soprattutto se si è investitori alle prime armi. Una scrematura diventa dunque necessaria se si vogliono aumentare le probabilità di successo. Ecco perché rivolgersi a piattaforme specializzate. “Ci rivolgiamo a un network di partner sul territorio – principalmente incubatori e acceleratori d’impresa – che operano già a monte una selezione, portando le realtà più interessanti da essere una presentazione di power point a diventare piccole aziende. Noi selezioniamo quelle dalle metriche di crescita più interessanti. Negli ultimi cinque anni, Mamacrowd ha analizzato 2.700 aziende, di cui solo 151 sono state proposte sulla piattaforma. Anche se è ancora presto per fare valutazioni, per ora il nostro default rate è prossimo allo zero” spiega Giudici che sottolinea come comunque la diversificazione sia essenziale. L’investimento in equity crowdfunding è interessante anche per due ulteriori ragioni: assenza di commissioni e sgravi fiscali. “Gli investitori non pagano commissioni, le quali invece vengono applicate alle aziende che raccolgono i capitali come similarmente avviene per i collocamenti sul mercato primario, in base a quanto riescono a raccogliere. A ciò si aggiungono gli sgravi fiscali introdotti dal go- verno già da qualche anno: una somma che varia dal 30% al 50% del capitale investito può essere detratta dalle imposte dovute”

equity crowdfunding

Insomma, “la raccolta tra la folla” presenta diversi aspetti interessanti, che stanno attecchendo sempre più anche tra i risparmiatori italiani, in cerca di diversificazione rispetto alla componente pubblica di portafoglio. Anche le reti finanziarie sembrano essersene accorte. Azimut è la stata la prima: risale al 2013 la partnership proprio con Mamacrowd. “Azimut ha capito anni fa quale era la nostra funzione sui mercati: dare un accesso regolamentato e semplificato a una tipologia di investimenti che allora era destinata a pochi. Nel corso degli anni questa visione si è concretizzata. Da parte sua Azimut ha una posizione importante sul mercato nel servire gli investitori privati. Siamo due realtà altamente sinergiche”, spiega Giudici che conclude: “Quest’anno Azimut ha deciso di rafforzare questa pre- senza, diventando socio di maggioranza di Mamacrowd. Nel 2021 da questa partnership è nato ALICrowd, il primo fondo di venture capital, dedicato al crowdfunding”. Un altro esempio risale al 2019, con l’ingresso di Intesa Sanpaolo nel capitale di BacktoWork24, un altro operatore italiano dell’equity crowdfunding.

Articolo tratto dal magazine We Wealth di febbraio

Warning: Undefined variable $tags in /home/wedev_n84yt/webapps/staging/wp-content/themes/the-project/template-parts/content.php on line 277

di Lorenzo Magnani

WW Snippets test

Laureato in Finanza e mercati Internazionali presso l’Università Cattolica di Milano, nella redazione di We Wealth scrive di mercati, con un occhio anche ai private market. Si occupa anche di pleasure asset, in particolare di orologi, vini e moto d’epoca.

Fai rendere di più la tua liquidità e il tuo patrimonio. Un’opportunità unica e utile ti aspetta gratuitamente.

Compila il form ed entra in contatto gratuitamente e senza impegno con l’advisor giusto per te grazie a YourAdvisor.

Articoli più letti

Ultime pubblicazioni

Magazine
Magazine N. 67 – aprile 2024
Magazine 66 – marzo 2024
Guide
Design

Collezionare la nuova arte fra due millenni

INVESTIRE IN BOND CON GLI ETF

I bond sono tornati: per anni la generazione di income e la diversificazione del rischio erano state erose dal prolungat...

Dossier, Outlook e Speciali
Più dati (e tech) al servizio del wealth
Il Trust in Italia