Imprenditori, 15 miliardi pronti da investire grazie ai fondi di private equity

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In collaborazione con il Politecnico di Milano, Pictet WM ha aggiornato la sua ricerca sugli “eventi di liquidità” delle imprese di famiglia in Italia. Dallo studio emerge che lo scorso anno i deal hanno generato un controvalore di circa 15 miliardi di euro pronti da immettere sul mercato per finanziare nuovi investimenti nell’economia reale del Paese. Il ruolo fondamentale dei fondi di private equity

Indice

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Miliardi di masse da investire nell’economia reale dell’Italia

Nelle tasche delle famiglie imprenditoriali italiane lo scorso anno sono arrivati 15 miliardi di euro. Profitti delle loro attività? Non esattamente: queste masse patrimoniali, veri e propri “eventi di liquidità” (liquidity event in gergo) sono il controvalore dei 274 nuovi deal occorsi nel 2023. Nei fatti, masse riallocabili sul mercato per finanziare nuovi investimenti nell’economia reale dell’Italia.

Questo denaro si aggiunge ai 300 miliardi generati per lo stesso motivo nel decennio 2013 – 2022, come individua la ricerca “Liquidity event nelle aziende di famiglia italiane. Analisi degli ultimi 10 anni (2013-2022)”.

Masse importanti, che «sotto forma di investimenti in nuove idee e progetti» possono generare «un impatto positivo sia nell’economia reale che nei mercati finanziari», come afferma Alessandra Losito, equity partner, country head di Pictet Wealth Management, società che ha realizzato lo studio in collaborazione con la School of Management del Politecnico di Milano. «Abbiamo voluto aggiornare con i dati del 2023 la ricerca realizzata in collaborazione con il Politecnico di Milano per stimolare l’attenzione sui liquidity event in Italia e mettere in luce il ruolo sempre più centrale che i fondi di private equity svolgono in questo ambito».

Qualche numero

Nel 2023 infatti, i fondi privati di capitali sono stati gli investitori principali, con il 37% delle operazioni di importo noto, per un controvalore investito pari a 3,24 miliardi (63,6% dei volumi annui noti), in crescita rispetto al 2022, per un totale di 74 deal (27% del totale; 49 guidati da investitori italiani e 25 da investitori esteri). Il 2023 ha visto inoltre una leggera riduzione nel numero di eventi di liquidità rispetto al periodo precedente, ma il valore mediano delle operazioni note, pari a 30 milioni di euro, è sostanzialmente in linea con quello del decennio addietro (33,7 milioni).

Commenta Losito: «In un periodo complesso per il mercato dell’M&A, quale è stato lo scorso anno, a fronte dell’incremento dei tassi di interesse e relativi costi di rifinanziamento per le imprese, in uno scenario economico incerto, sono stati liberati ulteriori importanti risorse a sostegno dell’economia reale. Un processo reso possibile anche grazie al crescente ruolo dei fondi di private equity nelle operazioni di liquidity event, incrementando sia la loro partecipazione che i loro investimenti a supporto della crescita di tante aziende».

In quali società e dove investono i fondi di private equity in Italia?

Nel 2023 hanno latitato acquisizioni di importo significativo e mega-cessioni. Hanno tenuto invece le operazioni di valore più basso, con obiettivo pmi familiari italiane. Società non quotate, la cui maggioranza ha tra i 20 e 50 anni di vita. Il tempo di permanenza medio dei fondi è di sei anni.

A livello geografico, La Lombardia si riconferma al primo posto, con 20 operazioni (31,7% del totale), seguita da Veneto ed Emilia Romagna, rispettivamente con 11 e 7 operazioni. In generale il 41% delle operazioni sono localizzate nel nord-ovest. Cresce comunque il numero di operazioni anche nel nord-est (25% dei deal totali). Il settore maggiormente interessato è il manifatturiero (57,1% del campione nel 2023). Nel 75% dei casi si tratta di aziende controllate da una famiglia (11% da più famiglie; 14% da un unico imprenditore).

Si punta sulla crescita del business, piuttosto che sulla ristrutturazione dei costi

Infine, i fondi italiani sembrano prediligere imprese familiari con tassi di crescita passata e margine di utile lordo maggiori. In generale, si notano un’accelerazione della crescita dopo il liquidity event e una chiara tendenza da parte dei fondi a preferire strategie di crescita futura del business piuttosto che un recupero di efficienza sui costi. In tutto ciò, conclude la country head, è essenziale «accompagnare le famiglie e gli imprenditori in una gestione strategica dei flussi di ricchezza generati dai liquidity event, supportandoli nell’allocazione ottimale di tali risorse», con l’obiettivo di «aiutare a proteggere, sviluppare e trasmettere il patrimonio tra le generazioni, creando al contempo un circolo virtuoso in cui i flussi risultanti da questi deal vengano poi reimmessi nel mercato».


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di Teresa Scarale

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Caporedattore Pleasure Asset. Giornalista professionista, garganica, è laureata in Discipline Economiche e Sociali presso l’Università Bocconi di Milano. Scrive di finanza, economia, mercati dell’arte e del lusso. In We Wealth dalla sua fondazione

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