A tutto tech: gli etf sono troppo concentrati?

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Nel 2022 pochi titoli, tutti tecnologici, hanno tirato giù le performance di molti etf. Meglio puntare sui fondi equiponderati?

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Il Financial Times ha evidenziato come il crollo di prezzo dei titoli tecnologici abbia pesato sulle performance degli etf che seguono gli indici ponderati per capi

I titoli tecnologici rappresentano il 15% dell’indice S&P 500, ponderato in modo equo, una percentuale molto inferiore rispetto al 27% della versione ponderata in base alla capitalizzazione di mercato

Dal 2022 borsistico v’è una certezza: che la gestione sia stata attiva o passiva il risultato registrato dai fondi d’investimento è stata negativa. Anche gli etf hanno infatti subito tutta la discesa di Wall Street, soprattutto quella verticale delle azioni tech. Il che solleva una domanda: i fondi passivi negoziati in borsa sono troppo concentrati su pochi nomi?

Etf troppo concentrati 

Le vittime, anche nel mondo degli etf, sono illustri. L’Ark Innovation, il fondo gestito da Cathie Wood, al 28 settembre registrava una perdita annua del 64%. Un altro etf growth, il KraneShares CSI China Internet, affossato da azioni quali Alibaba e Tencent, invece è capitolato del 43%. Non sono casi isolati. I cosiddetti titoli “Fanmag” – che comprendono Meta, proprietario di Facebook, Amazon, Netflix, Microsoft, Apple e Alphabet – hanno recentemente costituito più di un quinto del popolare ETF iShares Core S&P 500, etf che replica le performance del più famoso indice azionario statunitense. Anche i trackers dell’indice Msci World sembrano vulnerabili, data la composizione tecnologica a stelle strisce dell’indice. Un problema analogo esiste anche nei mercati emergenti, i cui indici di mercato sono fortemente sbilanciati verso la Cina. Circa il 32% della performance del seguitissimo indice MSCI Emerging Markets dipende infatti dall’andamento dei titoli cinesi.

 

Gli etf equally-weighted

 

Nel frattempo, i fondi progettati per mitigare il rischio di concentrazione stanno vivendo una rinascita. Gli etf che investono un importo approssimativamente uguale in ciascuna delle azioni che compongono l’S&P 500 e che fanno meno affidamento sulle major del settore tecnologico si sono dimostrati molto popolari. I titoli tecnologici rappresentano il 15% dell’indice S&P 500, ponderato in modo equo, una percentuale molto inferiore rispetto al 27% della versione ponderata in base alla capitalizzazione di mercato. BlackRock ha lanciato il suo iShares S&P 500 Equal Weight UCITS ETF per il mercato europeo in agosto, dopo che la rivale Invesco aveva lanciato un prodotto simile lo scorso anno.

 

I rischi degli etf equiponderati

 

In questi fondi, anche le partecipazioni più importanti non rappresentano più dello 0,3% del portafoglio complessivo, per cui il rischio di essere trascinati al ribasso da una svendita delle big tech è sostanzialmente ridotto. E di fatti i dati di performance mostrano che l’approccio a ponderazione uguale è stato certamente meno doloroso per gli investitori negli ultimi tempi. Tuttavia, non sono fondi esenti da rischi. Una prima tematica è la volatilità. “Poiché le strategie a parità di peso tendono a privilegiare le società più piccole, che storicamente hanno mostrato una volatilità più elevata rispetto alle società più grandi, il rischio del portafoglio potrebbe effettivamente aumentare” ha spiegato Alan Tang al Financial Times. Ad esempio, l’indice S&P 500 Equal Weight ha subito un’escursione più ampia tra il picco e il minimo dei prezzi di negoziazione rispetto al suo equivalente a capitalizzazione di mercato sia nel crollo del Covid di inizio 2020 che nel 2008. Un secondo problema è che questi fondi vendono i nomi che salgono e li comprano quando scendono. Ciò significa che gli investitori possono guadagnare vendendo i titoli troppo apprezzati prima che perdano il loro splendore, ma rischiano anche di perdere valore se invece quei titoli continuano la loro corsa al rialzo.  


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di Lorenzo Magnani

WW Snippets test

Laureato in Finanza e mercati Internazionali presso l’Università Cattolica di Milano, nella redazione di We Wealth scrive di mercati, con un occhio anche ai private market. Si occupa anche di pleasure asset, in particolare di orologi, vini e moto d’epoca.

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