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Lo scorso maggio JPMorgan ha acquisito uno dei maggiori robo advisor britannici per asset gestiti, Nutmeg – che non ha mai raggiunto il pareggio
Varie analisi hanno messo in luce come il modello di business dei robo advisor puri si scontri con costi relativamente elevati
L’alleanza con gli attori tradizionali o modelli ibridi avranno, probabilmente, maggiori chance di successo nel lungo periodo
Secondo un rapporto della multinazionale ICT indiana Wipro, pubblicato nel luglio 2020, i servizi di robo advisor possono raggiungere il pareggio di bilancio se possono contare su 3,5 – 5,3 miliardi di dollari di asset in gestione. Questo assumendo una commissione media dello 0,45%.
Nutmeg, come detto, nonostante i suoi 3,5 miliardi di sterline in gestione, non ha mai raggiunto il pareggio. Per citare un altro caso, il popolare servizio anglo-italiano Moneyfarm ha raggiunto il miliardo di sterline in gestione nel primo semestre 2020, in crescita del 53% rispetto all’anno precedente, fissando l’obiettivo del break even al 2022. Per Moneyfarm le perdite pre-tasse nel 2019 sono state poco inferiori ai 13 milioni di sterline, non distanti dai 14 milioni di rosso di due anni prima, nonostante la rapida crescita delle masse gestite.
Acquisire una dimensione di questo tipo rappresenta una grossa sfida per i robo advisor “a causa del modesto valore del portafoglio medio e degli elevati costi di marketing richiesti per acquisire nuovi clienti”, scrive Wipro. Per questo genere di servizi, in molti casi nativi digitali e privi della forza reputazionale dei nomi storici, è fondamentale comunicare e farsi conoscere. Ma queste sono attività che costano e che in questo settore attirano, mediamente, pesci piccoli.
“Per alcuni clienti”, afferma sempre Wipro, “i ricavi possono essere anche limitati a 100 dollari all’anno, laddove i costi di acquisizione del cliente per la maggioranza dei robo advisor è compresa fra i 300 e 1000 dollari”.
Il cerchio si chiude nel momento in cui il cliente, magari approdato al robo advisor agli inizi della sua carriera professionale, inizia ad accrescere le sue disponibilità finanziarie. “Chi adotta precocemente i robo advisor tende a passare alla consulenza tradizionale in seguito ad un aumento della sua ricchezza”, prosegue Wipro, per la quale questi servizi dovrebbero essere organizzati in modo da poter accompagnare questo passaggio, dal robot all’umano, tramite accordi con gli operatori storici del settore.
Un’altra strada verso la sostenibilità è quella dell’ibridazione fra i modelli robotizzati e quelli tradizionali, che secondo Wipro potrebbe espandere la quota di mercato verso una fascia più ampia di clientela. In particolare, i robo advisor puri “possono evolversi per rispondere alle esigenze del segmento affluent” attraverso migliori servizi di personalizzazione e “offerte premium che incorporano la consulenza umana”.

