Consulenti più aperti al Bitcoin, ma quanto durerà

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Nel 2021 si osserva un drastico aumento degli advisor che raccomandano le criptovalute, secondo l’ultimo rapporto della Fpa

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Il 26% dei consulenti americani ha affermato alla Financial Planning Association che incrementerà l’uso delle criptovalute con i clienti, percentuale seconda solo agli Etf. Il 14% dei consulenti già le utilizza, in crescita dall’1% registrato nel 2020

Allo stesso tempo, il 28% dei consulenti ritiene che le criptovalute siano un “azzardo”, in crescita rispetto al 2018

Prevedere l’andamento delle criptovalute è un esercizio particolarmente complesso, ma una cosa è certa: la diffidenza dei consulenti finanziari di fronte a questa categoria di prodotti si sta rapidamente allentando. L’ultima indagine della Financial Planning Association americana, pubblicata a inizio giugno con il contributo di 529 advisor, ha offerto gli elementi di riflessione più interessanti su come, nell’ultimo anno, le prospettive dei professionisti del risparmio siano cambiate.
Oggi, il 14% dei consulenti americani dichiara di utilizzare o raccomandare ai clienti le criptovalute, in drastico aumento rispetto all’1% dell’anno scorso (equivale ad un incremento del 1.300%). La diffusione delle crypto fra i prodotti trattati dai consulenti è superiore a quella dei fondi private equity (usati dal 13% del campione) o a quella degli hedge fund (5%).

Si tratta di uno slancio dovuto, presumibilmente, dal crescente interesse manifestato dai clienti: il 49% degli advisor, infatti, dichiara di aver ricevuto domande relative alle criptovalute nei precedenti sei mesi; l’anno scorso tale percentuale era solo del 17%.

Ancor più rilevante, in prospettiva, sono le previsioni dei consulenti sulle asset class che aumenteranno il proprio “peso” nei prossimi 12 mesi. Interrogati su quali prodotti prevedono di potenziare, in termini di utilizzo o raccomandazione alla clientela, i consulenti piazzano al secondo posto proprio le criptovalute (26%); dietro agli Etf (36%), ma davanti – un po’ a sorpresa – ai fondi ESG (in calo dal 29 al 24%). L’anno scorso nessun intervistato (0%) dichiarava di voler aumentare il proprio utilizzo delle crypto con i clienti.
Sono statistiche destinate a rafforzarsi o a mutare con la stessa facilità con cui cambia il valore del Bitcoin?

“E’ molto facile per un consulente finanziario tradizionale rispettato dire al proprio cliente: “Stai lontano; è pericoloso’. Sfortunatamente, tale spregio non è nel migliore interesse del cliente”, ha affermato al Journal of Financial Planning Ric Edelman fondatore di una delle più grandi società di consulenza indipendente negli Usa, la Edelman Financial Engines. “L’unico modo per capirlo”, ha aggiunto Edelman, “tuttavia, è guardare più in profondità, guardare oltre i titoli, guardare oltre la volatilità dei prezzi la tecnologia sottostante della blockchain”.

Ad dire il vero, l’utilizzo di Bitcoin e simili da parte dei consulenti non ha seguito un percorso lineare. Secondo i sondaggi della Financial Planning Association le crypto erano raccomandate dall’1,4% dei consulenti nel 2018, per poi calare all’1% nei due anni successivi. Nello stesso periodo il Bitcoin usciva con le ossa rotte dopo lo scoppio della bolla a fine 2017; nei due anni successivi non ha più rivisto i massimi storici di allora. Per questo, sorge il sospetto che a stimolare l’adozione del Bitcoin da parte di consulenti (e banche mainstream) sia stata, più che le prospettive per la tecnologia sottostante, la crescita dell’interesse dei clienti in prossimità di nuovi picchi (di mercato e mediatici) per le criptovalute.

Eppure, anche investitori di provata esperienza come Ray Dalio e Paul Tudor Jones si sono espressi a favore dell’investimento sul Bitcoin a lungo termine, come strumento di diversificazione e come potenziale scudo anti-inflazione. A sostegno di quest’ultima tesi ci sarebbero l’offerta limitata di Bitcoin in circolazione, a fronte di un utilizzo destinato a crescere. Nel breve periodo, però, non si nota una alcuna relazione fra l’andamento dell’inflazione e il destino del Bitcoin: mentre negli Usa i prezzi sono tornati a livelli mai visti dai tempi della Crisi Finanziaria, i valori delle crypto sono crollati sotto il peso delle strette regolatorie, a partire da quelle cinesi.

Nonostante il crescente utilizzo, i consulenti rimangono consapevoli degli elevati rischi coinvolti nell’investimento in criptovalute. Il 28%, infatti, lo definisce come un “azzardo”, in crescita dal 24% registrato nel 2018. Un “azzardo” destinato a rimanere disponibile, però: se tre anni fa il 18% degli advisor riteneva le crypto “una moda passeggera”, oggi, invece, lo afferma solo il 6%.

“La chiave per investire in Bitcoin e in altre criptovalute è capire perché sono nel portafoglio”, ha dichiarato a SmartAsset, Isaiah Douglass (Vincere Wealth Management), “se lo acquisti solo perché pensi che continuerà a salire come investimento, allora questa è probabilmente la ragione sbagliata per entrarci”.

“La risposta è sempre la stessa, che si tratti di Bitcoin o azioni Apple, se aiuta l’investitore a raggiungere i propri obiettivi, allora va benissimo”, gli ha fatto eco Tyrone Ross, ceo della piattaforma Onramp, “ma se non dovesse essere così, perché discuterne?”.


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di Alberto Battaglia

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Responsabile per l’area macroeonomica e assicurativa. Giornalista professionista, è laureato in Linguaggi dei media e diplomato in Giornalismo all’Università Cattolica

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