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Dopo aver registrato un calo del -12% nel 2020 a livello globale, le insolvenze rischiano di rimbalzare del +15% anno su anno nel 2022
Per Spagna e Italia si stima un’impennata rispettivamente di 5.110 e 10.500 casi di insolvenza nel 2021 e 5.740 e 12.000 nel 2022
In Europa occidentale, invece, si registrano tre dinamiche contrastanti. Per Spagna e Italia, i due paesi maggiormente esposti ai settori più sensibili alle restrizioni anti-covid, si stima un’impennata rispettivamente di 5.110 e 10.500 casi di insolvenza nel 2021 e 5.740 e 12.000 nel 2022. Quelli che invece registreranno un rilevante rimbalzo delle insolvenze nel 2022 ma non torneranno ai livelli pre-covid sono Svizzera (5.600 casi nel 2022), Svezia (7.200), Portogallo (2.510), Lussemburgo (1.450) e in misura minore Danimarca (2.400) e Regno Unito (20.540). Chiudono il cerchio i paesi che possono contare su grandi pacchetti di sostegno e/o a una loro estensione, che impiegheranno ancora più tempo per tornare ai livelli pre-covid: Francia (37.000 casi nel 2022), Germania (16.300), Belgio (8.150) e Paesi Bassi (2.400).
Secondo Euler Hermes sono dunque cinque i fattori da considerare per comprendere quale sarà l’effettivo andamento delle insolvenze. Innanzitutto, “lo slancio globale della ripresa economica”, si legge nel rapporto; stando alle stime della compagnia di assicurazione del credito, da questo punto di vista la maggior parte delle economie avanzate “dovrebbe assistere a una crescita del prodotto interno lordo superiore al +1,7% per stabilizzare le insolvenze nel 2021 e nel 2022”. Poi, bisognerà monitorare il ritmo del ritiro dei sostegni statali e, conseguentemente, le cosiddette aziende “zombie” tenute a galla proprio dalle misure di emergenza. E infine il deterioramento delle condizioni finanziarie del sistema imprenditoriale e la “rapida ripresa della creazione di nuove aziende” che, secondo i ricercatori, “aumenterà meccanicamente la base per potenziali insolvenze, in particolare nei settori in cui tale creazione è fortemente correlata al soddisfacimento di nuove esigenze legate alla pandemia ma con un’incerta redditività”.

