Vecchi (Banca Investis): la mia ricetta wealth, tra club deal e tech

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Stefano Vecchi, ad di Banca Investis, racconta a We Wealth come sta ridisegnando la “sua” boutique, la ex Banca Intermobiliare che guida dal maggio dello scorso anno. Dopo il lancio della divisione Family office, in arrivo alcune novità, con un focus su gestioni patrimoniali e intelligenza artificiale

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“Ci rivolgiamo a una nicchia di mercato, fatta di clienti sofisticati, imprenditori e professionisti, con una spiccata sensibilità per i club deal, che saranno un elemento differenziante dell’offerta”, dice Vecchi.

Banca Investis può contare su una squadra di 80 banker, in larga parte dipendenti su alcuni hub (tra cui Milano, Torino, Genova, Modena, Firenze, Roma, Padova e Trevisto), con 4,5 miliardi di masse, più 1 miliardo afferente alla sgr del gruppo, Symphonia

Ha appena lanciato una divisione Family office, affidata alla guida di Davide Longo, per supportare le grandi famiglie e gli hnwi nell’allocazione, nel monitoraggio e nell’organizzazione del patrimonio. Sta lavorando a un ulteriore sviluppo del servizio di consulenza, attraverso lo sviluppo di nuovi strumenti di intelligenza artificiale, su cui per il momento mantiene il massimo riserbo. E intanto prosegue nel posizionamento del brand della “sua” Banca Investis, la ex Banca Intermobiliare (Bim), di cui ha assunto il ruolo di amministratore delegato lo scorso maggio, al posto di Claudio Moro.

La nuova Banca Investis, oltre Bim

“Il rebranding non è un’operazione di “facciata”, ma un cambio di rotta strategico: portiamo con noi il meglio della storia di Bim, fortemente radicata nel Nordovest, e introduciamo degli elementi di novità sostanziale, modernizziamo la value proposition. Per far aprire il conto, non puoi contare sul nuovo brand, che ha bisogno di tempo per farsi conoscere: devi lavorare sui contenuti”, dice Stefano Vecchi, ex capo del private banking e del wealth management di Unicredit, in precedenza in Credit Suisse e, prima ancora, per 10 anni, in Ubs.

Vecchi può contare su una squadra di 80 banker, in larga parte dipendenti i consulenti finanziari sono un terzo – distribuiti su alcuni hub (tra cui Milano, Torino, Genova, Modena, Firenze, Roma, Padova e Treviso), con 4,5 miliardi di masse, più 1 miliardo afferente alla sgr del gruppo, Symphonia. Vuole costruire una realtà con un forte profilo identitario. “Siamo una boutique, possiamo permetterci di focalizzarci su un target specifico”.

Focus sui Club deal

A chi vuole piacere Banca Investis? A una nicchia di mercato, fatta di clienti sofisticati, imprenditori e professionisti, con una spiccata sensibilità per i club deal, che saranno un elemento differenziante dell’offerta,” valido anche in uno scenario di mercato caratterizzato da tassi d’interesse un po’ più alti”.

 

Il modello, spiega Vecchi, “è molto diverso da quello tipico del co-investimento: partecipo a un fondo di private equity e a quel punto posso co-investire. Noi lavoreremo in una logica di singoli deal, con l’idea di svilupparne a regime sei o sette l’anno. Le operazioni saranno originate dal nostro Cio Alternative”, spiega. Con questa offerta, Banca Investis si rivolge a clienti con un patrimonio da uno, due milioni a 20 milioni di euro. “Sopra quella soglia gli investitori tipicamente hanno già accesso a club deal. Sotto è buona cosa che il portafoglio rimanga liquido”, precisa Vecchi.

 

Il ruolo dell’innovazione tecnologia

È un modello che richiede competenze di ampio profilo. L’ultimo piano strategico, non a caso, mette nero su bianco un aumento del 30% di investimenti mirati a incrementare l’organico nel private banking. “Servono competenze sofisticate, dalle operazioni di finanza straordinaria agli asset illiquidi”, argomenta il top manager. Il mondo delle fiduciarie, dei family office, degli investimenti alternativi è nei radar. E intanto bisogna lavorare sul completamento dell’infrastruttura tecnologica e sull’offerta di prodotti: la gestione patrimoniale avrà un ruolo di primo piano, con un elemento di novità che sarà annunciato a febbraio. Un passo per volta.


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di Pieremilio Gadda

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Direttore del magazine We wealth direttore editoriale della redazione di We Wealth. Nato a Brescia, giornalista professionista, è laureato in Relazioni Internazionali presso l’Università Cattolica di Milano. Nel passato ha coordinato la redazione di Forbes Italia e Collabora anche con l’Economia del Corriere della Sera e Milano Finanza.

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