V8, il sogno americano targato Fiat

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La V8 fu l’auto che la casa torinese immaginò per conquistare gli States. Presentata al salone di Ginevra nel marzo ’52. Ne furono realizzati in tutto 114 esemplari. Le versioni più famose sono le Zagato e le Siata 208, ricarrozzate dagli omonimi costruttori. Tra i possessori celebri, si annovera Steve McQueen, che la definiva “la mia piccola Ferrari”

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L’Italia del secondo dopoguerra era pervasa in lungo e in largo dal sogno americano, alimentato anzitutto dall’ondata di entusiasmo diffusa dai soldati liberatori che attraversavano la Penisola sulle loro agili e rombanti jeep, dispensando, con spavaldi sorrisi a stelle e strisce, cioccolata, sigarette, biscotti e chewing-gum. Direttamente dagli Usa giungeva poi, attraverso film e carta stampata, l’immagine della famiglia perfetta, con villetta, giardino ed autorimessa, cucine avveniristiche dotate di elettrodomestici a iosa, Coca cola, pop-corn e boogie woogie. Anche la Fiat, che gia? all’epoca era la maggior casa automobilistica italiana, non poteva sfuggire a questa tentazione, e coltivava il desiderio di varcare l’Atlantico per espandersi in terre americane.
Per far cio? occorreva, tuttavia, un’auto completamente diversa da quelle abitualmente prodotte a Torino, destinate alla motorizzazione di massa.

Tale intento era per di piu? alimentato dal mondo politico, con in testa il Presidente del Consiglio De Gasperi, che suggeri? alla Fiat di studiare appositamente una vettura per il mercato nordamericano, quale forma di ringraziamento per gli aiuti ricevuti con il Piano Marshall. Se ne occupo? Dante Giacosa, il capo di tutti i progetti Fiat dagli anni Trenta agli anni Settanta, che, impiegando parti di modelli in produzione, ricavo? un motore 8 cilindri a V, di gusto concettualmente americano, dal riutilizzo e adattamento dei consueti propulsori 4 cilindri.

V8, il sogno americano targato Fiat

Pininfarina fu incaricato di definire le linee della vettura, ma il prototipo presentato, necessariamente lontano dallo stile che aveva reso famoso il carrozziere, non incontro? il pieno gradimento dei vertici Fiat. Il progetto fu dunque accantonato in quanto non solo divenuto intempestivo dal punto di vista politico, ma perche? considerato inadatto per il mercato americano e improponibile per quello domestico, ove i motori di grossa cilindrata plurifrazionati erano fiscalmente penalizzati. Tuttavia, per non disperdere studi ed esperienze accumulate e nel contempo per rinnovare l’immagine della Fiat, dando prova sia delle notevoli capacita? tecniche sia della grande fiducia riposta nel futuro, si decise di impiegare il motore V8 realizzando una nuova vettura sportiva, in grado di competere ad armi pari con le granturismo allora in voga.

Per non intralciare la produzione di serie, la nuova “8V” (o “Ottovu”, cosi? come a volte denominata dalla Casa), fu costruita nel Reparto Carrozzerie Speciali, su di un telaio formato da tubi longitudinali collegati da barre trasversali e, per la prima volta in una Fiat, con sospensioni a quattro ruote indipendenti, ottenute installando sia davanti sia al retrotreno le sospensioni della 1100, mentre tutte le rivali sportive italiane montavano un ponte posteriore rigido.

V8, il sogno americano targato Fiat

Con una carrozzeria in lamiera d’acciaio fortemente aero- dinamica, sinuosa e filante, disegnata da Luigi Fabio Rapi, abitacolo arretrato, ruote posteriori carenate e calandra con chiare reminiscenze Art Deco?, la 8V risultava assolutamente al livello delle piu? blasonate competitors, come l’Alfa Romeo 1900 Sprint e la Lancia Aurelia B20. La linea tradiva velate influenze trasmesse dalla pluricelebrata Cisitalia 202 Pininfarina e, in una certa misura, dalla coeva Alfa Romeo Disco Volante, ma insieme a quest’ultima pare abbia a sua volta influenzato la linea della Jaguar E-Type, l’auto che Enzo Ferrari considerava la piu? bella di sempre.

La 8V fu presentata al Salone di Ginevra nel marzo ’52, destando grande sorpresa ed ammirazione e comprovando la capacita? di Fiat di concepire una cosi? raffinata e lussuosa supercar. Anche in considerazione del prezzo elevato, fu tuttavia da subito chiaro che l’iniziativa non poteva che sortire effetti piu? propagandistici che commerciali, il che impedi? di destinare alla messa a punto della vettura le adeguate risorse che avrebbe meritato.

Ma se la 8V e? oggi considerata una tra le storiche sportive piu? ambite di sempre, tanto da ritrovarsi costantemente tra le regine delle aste internazionali, il merito va anche ai grandi carrozzieri italiani dell’epoca, che trovarono nella 8V una validissima base per le loro creazioni, in versioni sia aperte che chiuse, grazie alla rigidita? del telaio. Delle 114 Ottovu complessivamente costruite, tra prima e seconda serie, solo 64 furono allestite direttamente da Fiat; cinquanta chassis furono invece destinati alle fuoriserie costruite dai carrozzieri esterni, che ne fecero sovente veri e propri capolavori. Le piu? famose rimangono le dieci 8V di Vignale, tra le quali la sconcertante ed innovativa “Demon Rouge” di Michelotti, le quindici futuristiche 8V “Supersonic” di Ghia, interpreti dell’imperante stile “Jet Age” con inequivocabili richiami stilistici agli aerei da combattimento, e soprattutto le imbattibili berlinette Zagato.

Proprio Zagato, oltre ad avere ricarrozzato alcune vetture andate distrutte in competizione, al termine della produzione della 8V decretata da Fiat nel ’54, acquisi? in blocco, tramite un colpaccio orchestrato con un noto venditore della Casa, tutti gli esemplari restanti, circa una ventina. Diciotto di questi, costituiti da chassis completi di meccanica, furono allestiti come berlinette Zagato, previa inclinazione del radiatore per poter predisporre una carrozzeria piu? bassa dell’originale. Le leggerissime ed eleganti Zagato, tutte in alluminio e con vetri laterali e lunotto in materiale plastico, spopolarono su tutti i campi di gara, conseguendo importanti successi, tra cui cinque campionati di velocita? consecutivi ed una prestigiosa vittoria al circuito di Berlino, battendo, con alla guida proprio Elio Zagato, una miriade di Porsche che correvano in casa propria.

I successi ottenuti ed i conseguenti positivi ritorni in termine di immagine, indussero Fiat ad offrire a Zagato assistenza tecnica ufficiale nelle competizioni, circostanza piuttosto singolare per vetture ormai fuori produzione. Caso a parte costituisce poi la Siata 208, una creazione di questo piccolo costruttore che acquisto? da Fiat lotti di motori, cambi e sospensioni della 8V, per costruire ex-novo una sessantina di proprie vetture, appoggiandosi anch’egli a carrozzieri esterni ed utilizzando sofisticati telai tubolari. Siata, che pare avesse allestito anche i primi prototipi della 8V su commessa Fiat, riusci? a piazzare negli States oltre quaranta 208, grazie all’appoggio di un venditore locale che le utilizzo? personalmente anche in famose competizioni come la massacrante Carrera Panamericana.

Grazie a questa fortunata avventura, tra i possessori della 8V di Siata si puo? annoverare niente di meno che Steve McQueen, che usava definirla “la mia piccola Ferrari”. Del resto la 8V puo? a buon titolo considerarsi un’americana mancata, data la sua singolare genesi, e questa sua nascosta vocazione esercitava evidentemente grande appeal oltreoceano: anche la famosa attrice Lana Turner, in quegli anni grande protagonista delle cronache mondane e non, possedeva una 8V, nella declinazione Supersonic Ghia.

Le cifre che raggiungono frequentemente le 8V nelle aste internazionali sono quasi incredibili per una Fiat, cosi? come per tutti gli analoghi brand noti per la produzione di auto di grande serie. Ma la 8V, come visto, e? un caso a se?: quasi impossibile conquistarne una per meno di un milione di euro, per raggiungere spesso i 2 ed anche i 2,5 milioni di euro, soprattutto per esemplari Zagato e Siata. In un’asta tenutasi negli States nel 2020, nella quale e? stata dispersa una prestigiosa collezione di oltre 200 auto, ne sono state aggiudicate addirittura tre, tra cui una Supersonic battuta ad oltre due milioni di euro.


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di Pier Angelo Roncaccioli

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