Utile, ma quanto efficace? La SFDR fa crescere i fondi sostenibili

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Spinti dall’attenzione degli investitori verso le tematiche di sostenibilità ambientale e sociale, oltre che dall’evoluzione normativa, i prodotti sostenibili destano sempre più interesse. Gli esperti di Raiffeisen Capital Management ne indagano i punti di forza e le insidie

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Cresce il numero di fondi classificati come articolo 8 e articolo 9 del Regolamento 2019/2088/EU (noto come Sustainable Finance Disclosure Regulation, SFDR) sulla divulgazione della finanza sostenibile. Secondo un’analisi svolta da Morningstar sulla base dei dati SFDR raccolti dai prospetti sul 91% dei fondi disponibili per la vendita nell’Unione europea (esclusi i fondi del mercato monetario, i fondi di fondi e i fondi feeder), al 31 dicembre 2021 erano 5862 (25,2%) i fondi classificati come art. 8, mentre 797 (3,4%) quelli classificati come art. 9. Il numero complessivo è aumentato del 16% nel quarto trimestre dell’anno. Insieme, infatti, le due categorie rappresentavano il 28,6% dell’universo complessivo dei fondi dell’Ue a fine dicembre 2021, rispetto al 24,5% di fine settembre 2021. La normativa ha stimolato anche lo sviluppo e l’innovazione di nuovi prodotti: le attività nei fondi art. 8 e art. 9 hanno raggiunto i 4,05 mila miliardi di euro alla fine dello scorso anno, pari al 42,4% di tutti i fondi venduti nell’Unione europea.
Cresce l’interesse degli investitori verso questo tipo di prodotti, tanto da indurre le società a classificare i propri fondi come articoli 8 e 9”, commentano gli esperti di Raiffeisen Capital Management. “Tuttavia, la mancanza di una chiara guida ha portato a diversi approcci nella ripartizione dei prodotti, che non garantisce la presenza di definiti obiettivi di sostenibilità”. Facciamo insieme un po’ di chiarezza.

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La normativa europea SFDR

La SFDR ha stabilito delle norme armonizzate (indirizzate ai partecipanti dei mercati finanziari e ai consulenti finanziari) che stabiliscono criteri di trasparenza riguardo l’integrazione dei rischi ESG, la considerazione degli impatti negativi dei processi sulla società e sul pianeta e la fornitura di informazioni relative alla sostenibilità dei prodotti finanziari. In altre parole, alle società di gestione è stato richiesto di fornire informazioni riguardo i rischi ESG dei loro investimenti. Nell’ambito della norma, l’intero universo dei fondi europei viene classificato dai gestori in una delle tre categorie previste: articolo 6, articolo 8 o articolo 9, in base all’obiettivo di sostenibilità che le strategie si prefiggono. I fondi art. 6, pur non promuovendo caratteristiche ESG o non essendo indirizzati a specifici investimenti green, sono tenuti a integrare rischi di sostenibilità all’interno delle decisioni di investimento. I prodotti finanziari classificati come art. 8 (altrimenti detti fondi ‘light green‘) promuovono invece ‘caratteristiche ambientali e/o sociali‘, a condizione che le società in cui vengono effettuati gli investimenti seguano pratiche di buona governance. Infine, i fondi classificati come art. 9 (‘dark green‘) hanno un obiettivo di investimento sostenibile e tutte le partecipazioni devono soddisfare lo standard di “non arrecare danni significativi” ad ambiente e società. Se tutti i fondi sono tenuti a fornire alcune informazioni ESG, come previsto dall’art. 6, alle strategie di cui agli articoli 8 e 9 è chiesto di fornire informazioni più dettagliate agli investitori.

Un trend da monitorare

La quota crescente dei fondi di cui all’art. 8 e all’art. 9 può essere spiegata dal crescente interesse degli investitori per le questioni ESG e di sostenibilità, in particolare il cambiamento climatico. La gamma sempre più ampia di opzioni disponibili potrebbe far sì che questa tendenza continui. L’emendamento Mifid II, che entrerà in vigore il prossimo agosto, potrebbe incoraggiare più flussi verso fondi sostenibili, poiché i consulenti finanziari dovranno indagare sulle preferenze di sostenibilità dei loro clienti, oltre che sugli obiettivi finanziari. “In questo contesto, serve chiarezza” affermano da Raiffeisen Capital Management. “La ricerca attiva dei gestori virtuosi risulta centrale: la sostenibilità deve essere considerata come un obiettivo perseguibile concretamente”. Al panorama dei prodotti finanziari sostenibili e alle prospettive di evoluzione del settore sarà dedicato il Raiffeisen Magister 2022, roadshow della società partito il 16 maggio da Palermo che si concluderà a Bari il prossimo 23 giugno.

 

 

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di Giulia Bacelle

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Laureata in Economia e Gestione dei beni culturali e dello spettacolo presso l’Università Cattolica di Milano. Per We Wealth scrive di finanza, arte e beni da collezione, e gestisce progetti ed eventi in questi settori

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