I leader dell’Unione europea chiedono a Bruxelles di predisporre un piano in caso di guerra commerciale con il Regno Unito sulla questione Irlanda del Nord. Ma qualche schiarita sembra arrivare
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Aria di schiarita sulla paventata guerra commerciale fra Ue e UK? Forse. Sul protocollo Irlanda del Nord «ci saranno nuovi incontri questa settimana a Bruxelles» tra la Commissione europea e la squadra di negoziatori britannici guidata dal ministro per la BrexitDavid Frost. Lo ha annunciato una portavoce dell’esecutivo Ue nel corso del briefing giornaliero con la stampa, evidenziando la soddisfazione del vice presidente Maros Sefcovic sul fatto che «entrambe le parti abbiano concordato di impegnarsi in modo intenso e costruttivo sia a livello di esperti che a livello politico».
Cos’era successo? La settimana scorsa (fra giovedì 14 e venerdì 15 ottobre) fonti diplomatiche avevano riferito al Ft che i rappresentanti di «cinque importanti stati membri» avevano domandato al negoziatore per la Brexit e vicepresidente della Commissione Ue, Maros Sefcovic, di approntare un piano d’emergenza per la possibile guerra commerciale con il Regno Unito, facente seguito ai disaccordi sullo status commerciale dell’Irlanda del nord. Il protocollo Brexit sull’Irlanda del Nord consente infatti – per opportunità e saggezza politica – di applicare le regole commerciali europee all’intera isola, imponendo però controlli normativi e dazi alle merci che giungono dalla Gran Bretagna all’Irlanda del Nord. Trattamento poi rivelatosi amaro nella pratica, per i britannici, che vogliono disapplicare l’accordo.
Il negoziatore europeo per la Brexit aveva proposto di allentare gli oneri e i controlli doganali ai beni alimentari provenienti dal Regno Unito, ma la questione diplomatica è delicata, e concedere “troppo” significherebbe – sempre secondo fonti diplomatiche – concedere allo UK una sostanziale riscrittura dell’intesa commerciale sull’Irlanda del Nord. Queste le parole: «David Frost sa di stare giocando col fuoco. E quando giochi col fuoco, ti bruci. L’Ue ha una vasta gamma di strumenti per colpire la Gran Bretagna. Come la fornitura energetica». Il Regno Unito è infatti energeticamente collegato all’Europa con cavi e tubi sottomarini, che riforniscono l’isola del 10% dell’elettricità e del 12% dell’offerta totale di gas. La Francia ha già minacciato di chiudere due condotte, nell’ambito di un’ulteriore disputa sui diritti di pesca.
Gli ultimi sviluppi riferiscono però di un David Frost consapevole dello «sforzo» compiuto dall’Europa, seppure ci sia «ancora molta strada da fare».
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Caporedattore Pleasure Asset. Giornalista professionista, garganica, è laureata in Discipline Economiche e Sociali presso l’Università Bocconi di Milano. Scrive di finanza, economia, mercati dell’arte e del lusso. In We Wealth dalla sua fondazione
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