Tetto al prezzo del gas: cos’è e quali conseguenze può avere

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I membri Ue discutono un tetto al prezzo del gas: ma i modi per realizzarlo sono diversi e l’Italia ha un’idea diversa da quella della Commissione

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Il tetto al prezzo del gas impedirebbe alle parti di concordare un prezzo superiore a una determinata soglia, riducendo i ricavi di Gazprom e della Russia e favorendo un approvvigionamento più economico di questa materia prima

Una proposta avanzata dal ministero italiano per la Transizione ecologica, invece, punta a stabilire un tetto “sufficientemente alto” su tutte le importazioni di gas (non solo dalla Russia) e relativo solo ai nuovi contratti

Venerdì 9 settembre i ministri delle Finanze dei 27 membri Ue discuteranno la strategia da adottare per rispondere agli elevati costi energetici sostenuti sul mercato del gas, in un meeting informale a Praga (Repubblica Ceca). Le proposte sul tavolo sono diverse, anche se molte rientrano sotto la medesima dicitura: un tetto al prezzo del gas

Il price cap riguarderebbe i contratti all’ingrosso (“wholesale”) che le varie società energetiche sottoscrivono con gli esportatori per aggiudicarsi le forniture. Nel caso delle importazioni di gas dalla Russia, l’interlocutore è Gazprom. Il tetto al prezzo del gas impedirebbe alle parti di concordare un prezzo superiore a una determinata soglia, riducendo i ricavi di Gazprom e della Russia e favorendo un approvvigionamento più economico di questa materia prima. Le modalità per raggiungere questo obiettivo, però, possono essere molto diverse.

La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha dichiarato che tale price cap si applicherebbe solo al gas importato dalla Russia: “Proporremo un tetto al prezzo del gas russo… Dobbiamo tagliare le entrate della Russia che Putin usa per finanziare questa atroce guerra in Ucraina”. Nell’ipotesi europea, visionata dal Financial Times, potrebbe essere stabilito un tetto valido in tutta l’Ue o la creazione di un unico soggetto europeo incaricato di negoziare da una posizione di maggiore forza i prezzi con Gazprom. 

Una proposta avanzata dal ministero italiano per la Transizione ecologica, invece, punta a stabilire un tetto “sufficientemente alto” su tutte le importazioni di gas (non solo dalla Russia) e relativo solo ai nuovi contratti. Questo allontanerebbe il rischio di contestazioni legali ai danni delle società energetiche europee sul mancato rispetto dei contratti esistenti. 

I sostenitori di un tetto mirato contro la Russia, invece, ritengono che sarebbe controproducente chiedere forniture di gas aggiuntive da altri Paesi infliggendo loro condizioni più penalizzanti (prezzi più bassi) rispetto a quelle di mercato. 

Più in generale, la partita del tetto europeo al prezzo del gas all’ingrosso si scontra con il perentorio avviso del presidente russo Vladimir Putin, che il 7 settembre ha dichiarato che in caso di tetto al prezzo del gas verranno interrotte tutte le forniture verso i Paesi che ad esso avranno aderito. Questo produrrebbe un ammanco di gas ulteriore rispetto alla chiusura, già decisa, del gasdotto Nord Stream 1: il gas russo, infatti continua a fluire dalle pipeline che transitano da Ucraina e Turchia. 

Alcuni dei Paesi più dipendenti dalle forniture di gas russo, come l’Ungheria e l’Olanda sono scettici sull’adozione di un tetto sul prezzo del gas, probabilmente perché subirebbero ripercussioni più gravi nel caso di una ritorsione russa. 

Al di là di questo aspetto, non tutti credono che la via del tetto al prezzo del gas sia quella più saggia. Il direttore del Center for european policy studies, l’economista Daniel Gros, ha affermato alcuni giorni fa su Euractiv che “ogni misura che riduca gli incentivi al risparmio interno comporta un maggiore fabbisogno di importazioni” e “questo fa aumentare la pressione sui prezzi che l’Europa deve affrontare sul mercato globale”. Ad essere incentivato dovrebbe essere il risparmio di gas e l’aumento dei prezzi delle bollette è, dolorosamente, parte di questo processo. La riduzione dei consumi “può essere raggiunta solo con prezzi più alti, non con semplici appelli politici e con la ‘mitigazione dei prezzi’ raccomandata dalla Commissione all’inizio di quest’anno”.


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di Alberto Battaglia

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Responsabile per l’area macroeonomica e assicurativa. Giornalista professionista, è laureato in Linguaggi dei media e diplomato in Giornalismo all’Università Cattolica

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