Tech Cina: a segno il peggior mese dal 2008

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La morsa sul tech della Cina è costata cara. A Wall Street l’indice che traccia le performance di queste società ha segnato la peggior performance dalla crisi finanziaria.

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Come riporta il Ft, l’indice Nasdaq Golden Dragon China è sceso del 22% nel mese di luglio, la peggior performance mensile dal 2008

L’indice CSI 300 delle blue-chips quotate a Shanghai e Shenzhen è sceso di quasi l’8% a luglio, peggio del crollo che ha subito all’inizio della pandemia di coronavirus l’anno scorso

Il primo lunedì di agosto si è chiuso con il segno più. Guida la borsa di Shenzen al +2,15%

Il giro di vite imposto da Pechino è costato caro alle azioni cinesi. Era infatti da 13 anni che i titoli tecnologici del Dragone quotati a Wall Street non andavano così male. L’indice Nasdaq Golden Dragon China ha chiuso il mese di luglio con un’eloquente -22%: la peggior performance dalla crisi finanziaria globale del 2008. E la caduta non ha certo risparmiato anche i colossi cinesi. Tencent e Alibaba sono scese rispettivamente del 16% e del 10%.
Dalle quotazioni estere all’istruzione sono diversi gli ambiti in cui il governo comunista nell’ultimo mese ha fatto sentire la sua voce. L’inasprimento contro le aziende tecnologiche è iniziato dopo che la piattaforma di ride-hailing Didi Chuxing è stata protagonista a fine giugno scorso di un ipo con una raccolta pari a 4,4 miliardi di dollari, nonostante fosse stata avvertita privatamente dalle autorità di ritardare la quotazione a causa di problemi sulla sicurezza dei dati. La Cyberspace administration of China, il regolatore sulla sicurezza informatica di Pechino ha successivamente annunciato di aver pianificato di rivedere tutte le quotazioni all’estero dei gruppi cinesi con più di 1 milione di utenti per motivi di sicurezza nazionale. La Cina ha poi emesso un divieto effettivo sull’industria dell’istruzione privata che in borsa vale più di 100 miliardi di dollari, rafforzando i timori di un ampio giro di vite sulle società tecnologiche quotate all’estero.
I sali e scendi dell’ultimo mese sono culminati venerdì, con l’indice Hang Seng Tech di Hong Kong in calo del 3,3%. Secondo un rapporto dell’agenzia di stampa statale Xinhua in una riunione di alto livello presieduta dal presidente Xi Jinping, i leader del partito comunista cinese hanno detto che avrebbero “migliorato il sistema di supervisione normativa per le aziende che si quotano all’estero”. Il dibattito normativo è continuato dopo la chiusura dei mercati, con il ministero dei trasporti che ha dichiarato che aumenterà il controllo delle piattaforme di ride-hailing, aggiungendo che alcune aziende del settore “violano i diritti dei conducenti”. Il ministero della scienza e della tecnologia che ha invece invitato le aziende tecnologiche a migliorare la loro gestione delle esportazioni di “dati critici”.

Con i mercati in profondo rosso, Pechino aveva cercato di rassicurare gli investitori globali e nazionali che la valanga di regolamenti e misure punitive non è destinata a seppellire i più grandi gruppi internet cinesi, provocando un breve rally giovedì prima dei cali di venerdì. Il bilancio rimane negativo: l’indice CSI 300 delle blue-chip quotate a Shanghai e Shenzhen è sceso di quasi l’8% a luglio, una performance peggiore addirittura a quella registrata l’anno scorso a seguito dello scatenarsi della pandemia. Se i mercati si fideranno delle rassicurazioni del governo, solo il tempo lo potrà dire. Intanto è il primo giorno di agosto è positivo, malgrado il rallentamento delle attivita’ manifatturiere di luglio certificato dall’Indice Caixin. A fine seduta l’indice composito di Shanghai ha segnato un rialzo dell’1,97%, mentre quello di Shenzhen ha guadagnato il 2,15%. Bene anche la Borsa di Hong Kong dove l’Indice Hang Seng ha terminato la seduta con un rialzo dell’1,1% a quota 26.235,80 punti.


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di Lorenzo Magnani

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Laureato in Finanza e mercati Internazionali presso l’Università Cattolica di Milano, nella redazione di We Wealth scrive di mercati, con un occhio anche ai private market. Si occupa anche di pleasure asset, in particolare di orologi, vini e moto d’epoca.

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