Tasse Usa, presentata una stretta da 2.100 miliardi

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Il piano ha attirato critiche da vari fronti: vista da destra è una minaccia alla crescita, da sinistra, invece, è un’occasione mancata per colpire le grosse ricchezze

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La Commissione Ways & Means della Camera, a maggioranza democratica, ha presentato un piano che prevede vari inasprimenti fiscali sui redditi, il capital gain e altri ancora

Per alcuni osservatori le ambizioni del progetto sarebbero insufficienti, data l’assenza di una tassa sulla ricchezza e di una stretta più forte sulle successioni

I repubblicani, che tuttavia non controllano nessuno dei due rami del Congresso, hanno parlato di un’espansione mai vista del welfare state finanziata da tasse che causeranno disoccupazione

I democratici della Camera dei Rappresentanti americana hanno presentato il loro piano di inasprimenti fiscali che andrà a coprire buona parte delle nuove spese previste dall’amministrazione Biden. Questo “primo passo”, come l’ha definito un portavoce della Casa Bianca, contiene sostanziali innalzamenti alle imposte sui redditi più elevati.

Nel complesso, il gettito aggiuntivo che verrebbe generato dalla realizzazione di questo piano fiscale sarebbe di 2.100 miliardi di dollari, di cui 1.000 miliardi provenienti dagli individui ad elevato reddito, secondo le stime del Joint Committee on Taxation. Nonostante la magnitudine di queste cifre, le nuove entrate non sarebbero in grado di coprire del tutto gli ambiziosi piani di investimenti in reti sociali e infrastrutture sulla quale il Congresso sta lavorando. La proposta dei democratici, fra l’altro, lascerebbe irrisolto il problema della grande ricchezza già accumulata: le nuove tasse andrebbero a estendere i prelievi già esistenti, in particolare sui redditi elevati, ma non introducono il prelievo sul patrimonio che alcuni avevano auspicato.

Cosa prevede il piano

Nel dettaglio, il piano presentato dalla Commissione Ways & Means alla Camera prevede l’innalzamento dell’aliquota nella fascia di reddito più elevata (oltre i 450mila dollari o 400mila per i soggetti non sposati) dal 37 al 39,6%. Per i redditi oltre i 5 milioni, inoltre, verrebbe applicata una sovrattassa del 3%.

I guadagni in conto capitale nella fascia più consistente (oltre i 441mila dollari) passerebbero da una tassazione del 20 a una al 25% (meno di quanto auspicato dalla Casa Bianca: 39,6%).
E ancora, verrebbe dimezzato il valore dei patrimoni esenti dalla tassa di successione (estate taxation) da 24 milioni di dollari a 12 milioni, anticipando di quattro anni la scadenza del provvedimento dell’era Trump, che aveva ampliato tale esenzione.

Le reazioni

Il piano presentato in Commissione dai democratici ha attirato critiche da entrambi i lati dello spettro politico. Per il capogruppo della minoranza repubblicana presso la Commissione Ways & Means, Kevin Brady, si starebbero materializzando in contemporanea “migliaia di miliardi di spesa pubblica improduttiva e di inasprimenti fiscali che uccideranno milioni di posti di lavoro… inaugurando una nuova era di dipendenza dal governo con la maggiore espansione del welfare state mai visto nelle nostre vite”.

Ma non sono mancate osservazioni critiche anche sulla modestia delle ambizioni del piano, in termini di tassazione dei grandi patrimoni. “I miliardari d’America stanno stappando lo champagne stasera”, ha dichiarato Erica Payne, presidente dei Patriotic Millionaires, il gruppo americani di facoltosi che fece parlare di sé manifestando in favore di un aumento delle tasse a loro danno. “L’House Ways and Means Committee”, ha aggiunto manca gli obiettivi del presidente, del Paese e della storia”.

Come aveva evidenziato una recente inchiesta giornalistica di ProPublica, gran parte del modesto prelievo fiscale cui sono soggetti alcuni degli uomini più ricchi al mondo, come Jeff Bezos, Elon Musk e Warren Buffett, è dovuto al fatto che ben poco del loro patrimonio deriva dal reddito. Allo stesso tempo, il presidente Joe Biden non aveva incluso nel suo programma elettorale una tassa sulla ricchezza e su questo i democratici della Camera hanno preferito mantenere posizioni più moderate.

Dal momento che “gli aumenti” proposti in Commissione “si applicano alle aliquota delle tasse già esistenti”, ha dichiarato al Nyt il Tax Policy Center, un organo indipendente, le novità di cui si ora discute avrebbero un impatto “estremamente modesto in termini di cambiamenti strutturali”.


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di Alberto Battaglia

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Responsabile per l’area macroeonomica e assicurativa. Giornalista professionista, è laureato in Linguaggi dei media e diplomato in Giornalismo all’Università Cattolica

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