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Secondo Moody’s i rischi di downgrade si limitano ad alcune banche Usa, ma in Europa gli istituti hanno poco in comune con Svb

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Il comparto bancario italiano continua a perdere quota nella seduta di martedì 14 marzo, nonostante le poderose misure di garanzia che la Fed e il Tesoro Usa hanno messo in campo per contenere il panico dopo il crollo della Silicon Valley Bank. Il Ftse Italia Banche nella tarda mattinata cedeva l’1,37%, mentre l’indice Ftse Mib procedeva in calo dello 0,2%. Il timore che la garanzia sui depositi non basti a sostenere le banche americane medio-piccole continua a preoccupare gli investitori. Di fatto, ha riferito il Financial Times citando diverse fonti a contatto con gli attori bancari Usa, si sta verificando un’ondata di richieste di trasferimento dei depositi dalle banche regionali a quelle di portata sistemica come JPMorgan Chase, Bank of America e Citigroup. 

Il rischio di una corsa agli sportelli allargata

La migrazione dei correntisti riflette il timore che, in caso di corsa agli sportelli, i depositi oltre la soglia assicurata dei 250mila dollari sarebbe a rischio. Per tamponare questo timore alla fonte, Fed e il Tesoro hanno deciso di assicurare il rimborso dei depositi di SVB e Signature Bank anche oltre la soglia dei 250mila dollari, in deroga alla regolamentazione. Nessun correntista di queste due banche, dunque, perderà un centesimo. Ma la mossa, cui va aggiunta la massiccia linea di credito che la Fed ha messo a disposizione dalle banche per limitare il rischio di perdite sui bond, non sta completamente sortendo l’effetto sperato: limitare la fuoriuscita dei depositi dalle banche potenzialmente più vulnerabili. 

Dall’analisi del portafoglio di SVB è emersa un’esposizione nettamente più concentrata ai titoli obbligazioni a medio-lungo termine, con perdite non realizzate nettamente superiori alla media, ha messo in luce il portfolio manager di Moneyfarm, Roberto Rossignoli, per il quale SVB aveva “profili unici” di rischio. In altre parole, non ci sarebbero elementi tali da far pensare che il sistema bancario americano, in caso di un aumento dei prelievi allo sportello possa andare incontro a problemi paragonabili a quelli di SVB.

L’agenzia di rating Moody’s, ha comunque annunciato che oltre a SVB e Signature anche altre sei banche potrebbero finire nel giudizio “spazzatura”: First Republic Bank, Zions, Western Alliance, Comerica, Umb Financial e Intrust Financial. Per questi istituti, i cui titoli azionari erano già crollati lunedì 14 marzo, il rischio deriva dalla possibile fuga dei depositi non assicurati dalla garanzia del Fdic, ossia quelli oltre la soglia dei 250mila dollari.

Banche europee, l’impatto di Borsa è solo temporaneo?

Per le banche europee e italiane il 2023 aveva segnato un forte rally sui mercati azionari, sospinto da utili record e margini di interesse più ampi dovuti ai rialzi dei tassi messi in campo dalla Bce. L’impatto del crollo SVB ha fatto sfumare una buona porzione di quell’avanzata. Il Ftse Italia Banche, l’indice settoriale italiano, è tornato ai livelli del 26 gennaio nel corso della seduta di martedì, con un calo superiore al 12% nell’ultima settimana.

Di fronte all’ondata di vendite le autorità sono intervenute per rassicurare gli animi. Il presidente dell’Eurogruppo, Pascal Donohoe, ha sottolineato come tutti gli istituti europei siano soggetti “a una ravvicinata supervisione delle autorità nazionali ed europee, con il framework di Basile applicato a tutti gli istituti Ue”. Una posizione condivisa anche dal commissario Ue agli Affari economici, Paolo Gentiloni, che non vede “un rischio specifico di contagio” sulle banche europee a causa di SVB.

Secondo Moody’s ciò che ha messo nei guai SVB e Signature, la necessità di vendere titoli in perdita per rimborsare l’uscita dai conti correnti, è una circostanza che non dovrebbe verificarsi per le banche europee: “Sulla base dei loro solidi profili di liquidità e di finanziamento, delle disponibilità di cassa e della stabilità dei depositi, riteniamo che le grandi banche europee siano generalmente in una buona posizione per evitare la necessità di vendere le loro obbligazioni in perdita”, ha affermato l’agenzia di rating, sottolineando che un terzo dei bond governativi su cui le banche europee hanno investito scade entro i due anni. Questa caratteristica del portafoglio delle banche europee riduce la necessità di vendere i bond prima della scadenza, scontando grandi perdite (i titoli a lungo termine sono più sensibili alle variazioni dei tassi e Svb vi era particolarmente esposta). Pertanto, ha affermato l’agenzia di rating, l’impatto della vicenda sulle banche europee dovrebbe essere “temporaneo”. Se così fosse, dopo una prima fase di vendite dettata dall’incertezza sugli sviluppi della vicenda negli Usa, l’attenzione degli investitori potrebbe presto tornare alle mosse delle banche centrali, la cui postura “falco” finora aveva favorito il comparto bancario. In questo caso, si potrebbe osservare un recupero del settore una volta che il danno reputazionale provocato sull’intero settore dai fallimenti di SVB e Signature sarà rientrato.


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di Alberto Battaglia

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Responsabile per l’area macroeonomica e assicurativa. Giornalista professionista, è laureato in Linguaggi dei media e diplomato in Giornalismo all’Università Cattolica

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