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In un contesto in cui il 42% delle startup si sente abbandonato e privo di appoggi esterni, emerge il bisogno di servizi bancari dedicati ma anche il ricorso alla consulenza su aspetti di natura fiscale e legale
Se le startup si avviano verso una fase di consolidamento dell’attuale modello di business, tra le imprese tradizionali cresce la sensazione di imminenti interventi volti alla messa in sicurezza dell’azienda
Inoltre, nell’ultimo anno una startup su due ha modificato il proprio modello di business, percependosi “rinnovata” (39%) e non “rivoluzionata” (12%). Diverso invece il caso delle imprese più tradizionali, per le quali l’impatto della crisi pandemica risulta più dirompente: il 79% si è dovuta infatti riconvertire e il 26% è andata incontro a interventi più radicali. In un contesto in cui, tuttavia, il 42% delle startup si sente abbandonato e privo di appoggi esterni, “non c’è la pretesa di riuscire a far tutto da soli”, si legge nello studio. I tre quarti delle realtà, infatti, sentono “il bisogno di servizi bancari dedicati e, in generale, c’è un ampio ricorso alla consulenza su aspetti di natura fiscale e legale, così come la necessità di interfacciarsi con enti governativi, regioni, associazioni di categoria e incubatori d’impresa”.
In questo contesto, l’ottimismo e la fiducia sembrano comunque far da padroni. L’82%, infatti, ritiene che la situazione del proprio business sia destinata a migliorare nei prossimi 12 mesi, contro il 27% delle imprese tradizionali. Le più ottimiste (l’87%) sono quelle che hanno iniziato l’attività proprio a cavallo tra il 2019 e il 2020, ma anche quelle che riportano più di quattro addetti (90%). Complessivamente, il 29% si attende un netto miglioramento, il 53% un lieve miglioramento, il 10% nessun cambiamento, il 5% un lieve peggioramento e solo il 3% un netto peggioramento. Per il 64%, infine, “ci si avvia verso una fase di consolidamento dell’attuale modello di business, eventualmente già riadattato alla nuova situazione”. Contrariamente, concludono i ricercatori, tra “le imprese tradizionali cresce la sensazione di imminenti interventi necessari alla messa in sicurezza dell’azienda o, in alternativa, a una sua profonda trasformazione”.

