Startup, primi segnali di ripartenza (anche in Italia). Come investire

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Per le startup sarà un “inverno” ancora lungo? Non proprio, secondo Thomas Schneider, partner di Isomer Capital. Ecco perché

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Tra la fine del 2022 e il 2023 abbiamo assistito a una serie di re-pricing, alcuni anche violenti, con cali di valutazioni di oltre il 50%

Schneider (Isomer Capital): “L’accelerazione dell’innovazione in certi campi sta suscitando l’interesse di tanti investitori. Non solo nell’Ai”

Gli investimenti in startup e imprese innovative in Italia, lo scorso anno, hanno subito un’importante flessione. Sarà un “inverno” ancora lungo? Non proprio. Anzi. Sembrerebbe che l’interesse sul mercato sia già ripartito. A raccontarlo a We Wealth è Thomas Schneider, partner di Isomer Capital, una delle società di investimento più attive nel venture capital europeo. Ma facciamo un passo indietro.

Dopo l’esuberanza post-covid, quando la tecnologia sembrava essere la risposta a tutto, il mondo è tornato alla normalità. “Le società innovative avevano visto le loro valutazioni crescere in maniera esponenziale, sulla promessa di portare soluzioni concrete alla ridefinizione dei modelli di consumo dopo la pandemia mondiale. Sfortunatamente, queste valutazioni non erano giustificate da fatturati rilevanti e, spesso, erano società non profittevoli”, ricorda Schneider. Di conseguenza, tra la fine del 2022 e il 2023 abbiamo assistito a una serie di re-pricing, alcuni anche violenti, con cali di valutazioni di oltre il 50%. L’effetto è stato immediato: gli investitori hanno fatto marcia indietro, non sapendo più che “prezzo” si potesse attribuire a questa tipologia di società.

 

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“In Italia, in particolare, gli investitori in questo settore sono relativamente nuovi in confronto ad altri paesi con ecosistemi tecnologici più maturi come gli Stati Uniti. Dunque, essendosi confrontati per la prima volta con questa recessione nel venture capital, hanno preferito ridurre o addirittura tagliare completamente gli investimenti”, dice Schneider. Ma si è trattato di una fase passeggera, rassicura l’esperto. “La tecnologia e l’innovazione non sono dei temi ciclici e navigano su trend di crescita di lungo periodo. L’accelerazione che c’è stata nell’intelligenza artificiale, soprattutto con i Large language models (tecnologia di intelligenza artificiale avanzata incentrata sulla comprensione e sull’analisi del testo, ndr) e l’intelligenza artificiale generativa impone agli investitori di tornare a investire nel settore”, osserva Schneider. “L’esuberanza delle società tecnologiche quotate è un buon indicatore della crescita che si ci aspetta durante questo super ciclo”, aggiunge.

“L’interesse sul mercato è già ripartito”, conferma infatti Schneider. L’accelerazione dell’innovazione in certi campi sta attirando l’attenzione di diversi investitori, dall’intelligenza artificiale alla fusione nucleare al climate tech, fino all’esplorazione spaziale e alla biotecnologia. “Chiaramente torniamo a tutti modelli di business che fanno leva sull’intelligenza artificiale per potenziare le loro operazioni. Pero c’è da procedere con cautela”, avverte l’esperto. “Questo settore, come tanti altri, può essere sopra inflazionato. È importante sempre guardare i fondamentali (anche nel tech)”, spiega, sottolineando come anche l’intersezione tra biotecnologia e intelligenza artificiale, che aprirà nuove possibilità per le scoperte scientifiche e l’innovazione, sarà da attenzionare.

Ma che peso dovrebbero avere i mercati privati nelle scelte di investimento, ora che i Btp rappresentano uno “zoccolo duro” in portafoglio? “Chiaramente in Italia l’allocazione in Btp è molto importante, sia per gli investitori privati che istituzionali. Bisognerebbe chiedersi come aiutare gli investitori ad avere un’allocazione adeguata alla loro propensione al rischio e al loro orizzonte temporale”, dice Schneider. Poi conclude: “Il peso dipende dal profilo dell’investitore. Il venture capital, in generale, dovrebbe rappresentare il 20% nell’ambito dei private market”.


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di Rita Annunziata

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Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente redattrice televisiva per Class Editori e ricercatrice per il Centro di Ricerca “Res Incorrupta” dell’Università Suor Orsola Benincasa. Si occupa di finanza al femminile, sostenibilità e imprese.

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