S&P Global, i rischi di coda del mercato asiatico

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Il mercato del credito asiatico è vivace, ma occorre cautela. La stagione degli stimoli volge al termine, i tassi si alzano e i default sul debito di molte società non sono più affare di Stato

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Secondo S&P Global Ratings sebbene l’economia dell’area Asia-Pacifico crescerà del 6,8% nei prossimi dodici mesi, ci potrebbe essere un rischio di tassi più alti che metterebbe in difficoltà i mercati obbligazionari

Il rischio di declassamento da investment grade a speculative grade è in aumento, ma l’high yield asiatico rimane appetibile per gli investitori, con rendimenti quasi doppi rispetto a quelli americani

Il governo cinese non interverrà più a salvataggio degli investitori sul debito delle imprese statali. Le soe più a rischio sono quelle locali e quelle con piani di espansione rischiosi

L’economia di molti mercati asiatici, in primis la Cina, si sta riprendendo più velocemente che in altre parti del mondo, e gli analisti stanno spostando il cosiddetto catching-up (raggiungimento economico, nrd) rispetto alle economie occidentali sempre più vicino nel tempo (tre delle prime quattro economie al mondo nel 2050 saranno affacciate sul Pacifico). Per gli investitori tuttavia l’attuale ripresa economica nasconde delle incognite. Negli ultimi meeting organizzati da S&P Global Ratings analisti senior e investitori veterani del credito si sono spesso espressi per potenziali rischi di coda nel breve periodo.
Per un bicchiere mezzo pieno, c’è ne uno mezzo vuoto. L’area dell’Asia-Pacifico sarà tra le prime a riprendersi dalla botta del covid con il pil che crescerà del 6,8% nei prossimi dodici mesi, utili aziendali in netta ripresa e leva finanziaria in contrazione. Tuttavia il surriscaldamento economico, potrebbe tradursi in un rischio più accentuato di inflazione con conseguente aumento dei tassi e problemi di finanziamento per le imprese, soprattutto nel momento in cui anche il supporto delle autorità fiscali verrà a mancare. In un contesto di forte aumento dell’indebitamento da parte di famiglie, imprese, banche e governi, con il rapporto debito/pil che è aumentato del 14% nel 2020 a livello globale, c’è poi da considerare che i tempi di recupero delle metriche del credito pre-covid verrà recuperato da parte delle società oggetto di rating, in tempi diversi a seconda del paese d’origine. Indonesia, Malesia e Filippine saranno quelle che ci metteranno di più, mentre India, Australia e Cina già nel prossimo anno raggiungeranno l’obiettivo.

Declassamenti in crescita

In questa situazione in chiaroscuro a rischiare di più sono le società in bilico tra l’investement grade e lo speculative grade. Il rischio di vedere aumentare il numero di “fallen angel” (società che passano ad essere considerate speculative) è alto. Le prospettive sono negative per il 43% degli emittenti dell’Asia-Pacifico con rating “BBB-” (il rating investment grade più basso), per circa un terzo degli emittenti con rating “BBB” e un quarto degli emittenti con rating “BBB +”. Tuttavia secondo Freddy Wong di Invesco si aspetta che non ci saranno troppi default, in considerazione di una crescita in Cina sostenuta e di molte società in bilico che si sono già attrezzate di piani finanziari per rassicurare gli investitori. Mentre per Desmond How di Gao Teng Global Asset Management, saranno garantiti afflussi di capitali anche per i fallen angel, alla luce della cosidetta search of yield tornata in auge. IL rendimento medio per l’high yield asiatico è infatti del 7%, contro il 4,2% negli Stati Uniti e il 3,2% dell’Europa

Le imprese statali abbandonate dallo Stato

Infine sebbene i paesi asiatici siano quelli meno esposti al rischio default (nel 2020 il tasso di default in Cina è stato dell’0,86% contro il 3,91% americano), c’è da considerare anche le ultime evoluzioni in Cina. Il non intervento di ottobre e novembre da parte del governo in soccorso di alcune importanti SOE che avevano dichiarato il default sul debito, continuerà anche nei prossimi mesi. Per Gloria Lu è il rischio principale per il 2021 ed interessa in particolar modo le società proprietà dei governi locali, caratterizzate generalmente da liquidità debole, una leva finanziaria elevata e proprietari di governi fortemente indebitati. Come fare a riconoscere le società più a rischio? Secondo Wong lo strumento più valido per capirlo è il mercato: i ribassi nel prezzo dell’obbligazione saranno un indicatore chiave di potenziale insolvenza. Un ulteriore fattore segnaletico saranno infine i piani di espansione rischiosi presentati da società che non godono di un merito creditizio buono.


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di Lorenzo Magnani

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Laureato in Finanza e mercati Internazionali presso l’Università Cattolica di Milano, nella redazione di We Wealth scrive di mercati, con un occhio anche ai private market. Si occupa anche di pleasure asset, in particolare di orologi, vini e moto d’epoca.

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