La sostenibilità in un’Europa che invecchia ma innova

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L’invecchiamento della popolazione e l’innovazione tecnologica potrebbero avere un effetto ambiguo sulla transizione dell’Europa verso un’economia circolare e climaticamente neutra entro il 2050. Di che effetto si tratta e che ruolo svolge in questo contesto la finanza sostenibile? I risultati di uno studio dell’Agenzia europea dell’ambiente

Indice

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Una popolazione anziana dovrebbe consumare più servizi domestici e legati alla casa e meno servizi legati ai trasporti, con conseguenti effetti sui consumi energetici e sulle emissioni

Tecnologie di nuova generazione come la blockchain possono richiedere grandi quantità di energia aggiuntiva

In Italia il patrimonio sri ha superato i 166 miliardi di euro, di cui 136 miliardi attribuibili ai fondi e 30,5 miliardi agli etf scambiati su Borsa Italiana

Mentre l’Europa continua il proprio percorso verso un’economia circolare e climaticamente neutra entro il 2050, ci sono alcuni fattori che potrebbero ostacolarne il cammino: secondo lo studio The sustainability transition in Europe in the age of demographic and technological change: an exploration of implications for fiscal and financial strategies dell’Agenzia europea dell’ambiente, l’invecchiamento della popolazione e l’innovazione tecnologica potrebbero avere un effetto ambiguo sulla transizione verso la sostenibilità. Di quale effetto si tratta e che ruolo possono svolgere in questo contesto le risorse finanziarie private e la finanza sostenibile?
I sistemi fiscali europei nei prossimi decenni si troveranno ad affrontare notevoli cambiamenti sociali ed economici, il cui impatto e la cui influenza su ambiente, produzione e consumo risultano decisivi da delineare. L’invecchiamento della popolazione, ad esempio, potrebbe influire direttamente sull’ambiente, generando un vero e proprio mutamento positivo nei consumi. Una popolazione anziana, si legge nello studio, dovrebbe consumare più servizi domestici e legati alla casa e meno servizi legati ai trasporti, con “conseguenti cambiamenti nei consumi energetici e nelle emissioni”, tanto che si parla di un effetto potenziale pari al 4% delle emissioni di Co2 in meno entro il 2050. Dall’altro lato, però, l’impatto dell’invecchiamento sul mercato del lavoro potrebbe influenzare le finanze pubbliche e private, con un possibile vuoto fiscale e previdenziale e un incremento della spesa sanitaria e assistenziale, che a loro volta potrebbero condizionare le strategie di sostenibilità e ostacolare gli investimenti.

Sulla scia del cambiamento demografico, l’innovazione tecnologica potrebbe sostenere la crescita economica permettendo di sostituire la forza lavoro in contrazione ma è anche vero che gli automi, i robot e i dispositivi basati sull’intelligenza artificiale hanno profili fiscali diversi rispetto a quelli dei lavoratori, generando così un effetto negativo sui bilanci pubblici e sugli investimenti sostenibili. Tra l’altro, aggiungono i ricercatori, la transizione tecnologica ad oggi non è ancora improntata agli obiettivi sostenibili, anzi. Secondo alcune stime, tecnologie di nuova generazione come la blockchain, la guida autonoma e le piattaforme di condivisione possono richiedere grandi quantità di energia aggiuntiva.

In questo contesto, l’ambiente rappresenta solo una piccola quota della spesa pubblica nei paesi dell’Unione europea, quota che non ha conosciuto un’escalation nell’ultimo decennio. Inoltre, la “spesa relativa al clima nel prossimo quadro finanziario pluriennale dell’Unione per il 2021-2027, sebbene significativa, non sarà di per sé sufficiente”, stimano i ricercatori. Di conseguenza, mentre i governi dovranno “essere più audaci nel creare i giusti incentivi e i giusti meccanismi a favore della transizione,  il settore privato dovrà assumere un ruolo chiave nel raccogliere la massa critica di investimenti necessari”. Per non dimenticare poi la finanza sostenibile, con la crescita dei timori sui rischi climatici tra banche e autorità di regolamentazione finanziaria che potrebbe generare una maggiore considerazione degli stessi nelle decisioni di finanziamento.

Il patrimonio sri supera i 166 miliardi in Italia

Intanto in Italia il patrimonio sri (social responsible investment) ha superato i 166 miliardi di euro, di cui 136 miliardi attribuibili ai fondi e 30,5 miliardi agli etf scambiati su Borsa Italiana. Secondo gli ultimi dati relativi al mese di giugno dell’Atlante Sri di EticaNews, nel complesso si parla di 660 prodotti tra fondi ed etf. I fondi azionari sri costituiscono il 36% del totale, di cui il 44% investe in titoli globali e il 33% nell’area Euro-Europa. I bilanciati e flessibili sri, invece, rappresentano il 17% del campione, seguiti dai tematici sri (15%), dagli obbligazionari corporate (13%), dai governativi (5%), dagli obbligazionari green bond (4%) e dagli obbligazionari breve termine (3%). Restano poi i fondi a scadenza pari al 5% dei prodotti sri dell’Atlante e i fondi passivi o indicizzati (2%).


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di Rita Annunziata

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Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente redattrice televisiva per Class Editori e ricercatrice per il Centro di Ricerca “Res Incorrupta” dell’Università Suor Orsola Benincasa. Si occupa di finanza al femminile, sostenibilità e imprese.

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