La sostenibilità in etichetta paga: fatturato su del 7,6%

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La sostenibilità è anche una questione di comunicazione che, dati alla mano, può avere i suoi rivolti sul giro d’affari. Ecco i “claim green” più diffusi tra le imprese italiane

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Rivelati i 24 “claim green” presenti sulle etichette di 26.210 prodotti di largo consumo (su un campione complessivo di 120.411 beni)

Prodotti che, nell’anno della crisi, hanno accantonato un giro d’affari per oltre 10 miliardi di euro, in crescita del 7,6% rispetto al 2019

Cuppini: “La parola sostenibilità ha definitivamente trovato un posto stabile nelle strategie aziendali. Azioni misurabili eviteranno che il suo significato sia diluito o svuotato”

La percezione della sostenibilità tra i consumatori italiani sta cambiando e, con essa, anche le strategie aziendali volte a raccoglierne sensibilità e relativi benefici. Sì, perché l’attenzione per il “green” oggi è anche un tema di comunicazione che, dati alla mano, può avere i suoi risvolti sul fatturato. A rivelarlo è la nuova edizione semestrale dell’Osservatorio Immagino di GS1 Italy, che ha messo in evidenza i 24 claim presenti sulle etichette di 26.210 prodotti di largo consumo (su un campione complessivo di 120.411 beni, alimentari e non), suddividendoli in quattro aree tematiche: management sostenibile delle risorse, agricoltura e allevamento sostenibili, responsabilità sociale e rispetto degli animali.
Prodotti che, nell’anno della crisi, hanno accantonato un giro d’affari per oltre 10 miliardi di euro (il 26,2% del paniere complessivo) in crescita del 7,6% rispetto al 2019. Un boom, spiegano i ricercatori, trainato dall’espansione dell’offerta (+1,8% su base annua) ma soprattutto dalla “vivacità” della domanda (+5,8%). Se si considera la prima area tematica, quella del management sostenibile delle risorse, i beni che presentavano sul packaging almeno uno dei 12 claim relativi sono 11.117 per un giro d’affari superiore ai 5,5 miliardi di euro. Ma anche un sell-out in continua crescita, avanzato del +8,7% tra il 2019 e il 2020 per effetto soprattutto dell’ampliamento dell’offerta (+5,7%).
Tra i claim “verdi” più diffusi si segnala proprio quello della “sostenibilità”, presente su 2.710 prodotti per una quota del 4,9% sul giro d’affari complessivo. Le vendite relative a questo paniere sono aumentate del +10,9% sull’anno precedente, spinte principalmente dall’offerta (+10,6%). Segue il claim “riciclabile”, che raccoglie il 2,5% del giro d’affari complessivo. Andamento opposto invece per la certificazione “sustainable cleaning” che è terza per diffusione dei prodotti ma porta a casa una perdita del -5,8% di sell-out sui 12 mesi precedenti. Sfiorano quota 1.400 i prodotti venduti nei supermercati e ipermercati che riportano l’indicazione in etichetta di packaging realizzati “con materiali riciclati”, con un giro d’affari in crescita del +24,1% rispetto al 2019. Si cita anche la “riduzione dell’impatto ambientale”, che riporta più di 600 referenze e un giro d’affari del +1,3% trainato principalmente dall’offerta (+1,5% contro il -0,2% della domanda). Occhi puntati infine sul claim “Co2”, che ha visto crescere le vendite del +32,4% sul 2019.

“L’attenzione al tema della sostenibilità si sposa con quello della circolarità in ogni fase del ciclo di vita dei prodotti: dal design, all’approvvigionamento, alla produzione, alla distribuzione, all’utilizzo, allo smaltimento e alla gestione dei rifiuti. L’informazione sulla riciclabilità veicolata attraverso le etichette è, infatti, in crescita (tre punti percentuali in più rispetto all’edizione scorsa). E l’informazione paga: nel corso del 2020 sono aumentate le vendite dei prodotti che comunicano la riciclabilità del pack, mentre, al contrario, il bilancio è stato negativo per chi non ha comunicato nulla”, osserva Marco Cuppini, research and communication director di GS1 Italy. “In un futuro prossimo l’attenzione del legislatore verso questi temi darà un’ulteriore spinta al fenomeno. La parola sostenibilità ha definitivamente trovato un posto stabile nelle strategie aziendali. Azioni concrete e misurabili eviteranno che il suo significato sia diluito o svuotato, ma anzi daranno una spinta per un suo ulteriore rafforzamento”.


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di Rita Annunziata

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Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente redattrice televisiva per Class Editori e ricercatrice per il Centro di Ricerca “Res Incorrupta” dell’Università Suor Orsola Benincasa. Si occupa di finanza al femminile, sostenibilità e imprese.

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