Siberia: scoperte tombe degli sciti, i signori delle pianure

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Uno scavo in Siberia ha rivelato i resti di un’antica cultura rimasta a lungo sconosciuta

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Nel 2018, mentre stavano spianando una collinetta in un cimitero della Siberia, in Russia, dei becchini hanno inaspettatamente portato alla luce un’antica tomba. Datata a più di 2.000 anni fa, la camera funeraria ospita manufatti in bronzo e resti umani che, secondo i ricercatori, potrebbero far risalire a una cultura meno conosciuta, quella dei sciti.

La tomba

Tra il 2021 e il 2022, un’équipe di archeologi dell’Università Federale Siberiana, guidata da Dimitry Vinogradov, ha scavato la tomba, la prima rinvenuta nella regione in circa 65 anni. Hanno trovato una vasta fossa rettangolare racchiusa da legname e corteccia di betulla. All’interno della tomba, gli archeologi hanno scoperto i resti di circa 50 corpi, sepolti insieme a un insieme di manufatti e armi. Si trattava di pugnali, coltelli e asce di bronzo, interrati insieme a vasi di ceramica, perline di bronzo e una placca scolpita con la sagoma di un cervo. Si tratta di oggetti che Vinogradov ritiene venissero sepolti con i defunti per aiutarli nel loro viaggio nell’aldilà.

Gli sciti

Le caratteristiche della tomba e del suo contenuto hanno portato i ricercatori ad associare il sito a una cultura scita. Il termine “scita” descrive in generale i gruppi di nomadi che emigrarono e occuparono la steppa a nord del Mar Nero dal VII al III secolo a.C. Anche la regione in cui è stata scoperta quest’ultima tomba, alla periferia di Krasnojarsk, contiene indizi significativi. Sulla base di circa 150 altri tumuli individuati in città nel corso del XX secolo, gli archeologi hanno ipotizzato che l’area potesse essere stata dimora dei Tagar durante il II e il I secolo a.C. Mentre nella fase precedente della loro cultura i Tagar seppellivano i loro morti individualmente in tombe murate in pietra, durante il periodo Tesiniano interravano più corpi, accumulati nel corso di generazioni, insieme a manufatti come maschere di gesso dipinte, in grandi tombe di legno. La tomba veniva poi sigillata e data alle fiamme. Dopo averla bruciata, veniva ricoperta di terra per formare un tumulo o “kurgan”.


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di Lorenzo Magnani

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Laureato in Finanza e mercati Internazionali presso l’Università Cattolica di Milano, nella redazione di We Wealth scrive di mercati, con un occhio anche ai private market. Si occupa anche di pleasure asset, in particolare di orologi, vini e moto d’epoca.

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