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Si tratta principalmente di micro-imprese con una rosa di nove dipendenti al massimo
I settori più colpiti restano quelli legati alla ristorazione e alla filiera del turismo
Nel primo semestre del 2020 il saldo natalità-mortalità delle imprese straniere si è attestato a 6.119 unità, il 40% in meno rispetto allo stesso periodo dello scorso anno
L’imprenditoria straniera in Italia
L’effetto-frenata generato dallo shock pandemico ha coinvolto anche le aziende di stranieri attive sul territorio italiano. Secondo uno studio di Unioncamere e InfoCamere, nel primo semestre del 2020 il saldo natalità-mortalità si è attestato a 6.119 unità, per una comunità complessiva di 621.367 imprese. Si tratta dell’1% in più rispetto alla fine dello scorso anno ma del 40% in meno rispetto allo stesso periodo del 2019 quando si parlava di 10.205 aziende. La crescita ha riguardato principalmente la capitale, con 832 aziende in più tra gennaio e giugno, ma anche Milano (+515) e Torino (+499). Nel complesso, la patria della maggior parte delle imprese di stranieri è la Toscana, dove rappresentano il 14,2% del totale, seguita dalla Liguria (13,7%) e dalla Lombardia (12,6%). Le attività economiche che hanno origine fuori dall’Italia superano il 12% nel Lazio, Emilia-Romagna e Friuli Venezia Giulia, mentre sono più del 10% in Veneto e in Piemonte.
In termini di settori, invece, la comunità di imprese straniere in Italia è dominata dalle aziende attive nel commercio (circa 160mila), nell’edilizia (120mila) e nella ristorazione (48mila). Se però si considerano in rapporto al totale delle imprese del Belpaese, fanno da traino le telecomunicazioni (32,9%) e la confezione di articoli di abbigliamento (fino al 32%). Spostando la lente di ingrandimento sulle sole imprese individuali, oltre 63mila attività registrano un titolare originario del Marocco. Corpose sono anche la comunità cinese con 52.727 imprese, quella romena (52.014) e quella albanese (34.020). Quanto alla componente marocchina, il 7,1% delle aziende ha sede a Torino, mentre Milano accoglie il 43,5% di tutte le aziende con titolare egiziano e Roma il 42,3% degli imprenditori provenienti dal Golfo del Bengala.

