Da Saudi Aramco a Eni: ecco i motivi della corsa ai corporate bond

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Nicolò Nunziata, strategist azionario di Marzotto Investment House, spiega a We Wealth le ragioni dietro la “corsa” ai corporate bond. Un trend, racconta, destinato a perdurare

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Lo scorso 7 giugno Eni ha lanciato la prima emissione obbligazionaria sustainability-linked a livello globale del settore “Oil & Gas”

Saudi Aramco si prepara a una nuova emissione di bond internazionali conformi alla Sharia. Tra le banche coinvolte Bnp Paribas e Citi

Nunziata: “Il corporate bond è una classe d’investimento che piace molto al mercato perché generalmente rende un po’ di più rispetto al governativo”

Continua la corsa ai corporate bond, con le big company pronte a far provvista di liquidità facendo leva sui grandi investitori. È il caso di Eni, che lo scorso 7 giugno ha lanciato la prima emissione obbligazionaria sustainability-linked a livello globale del settore “Oil & Gas”. Ma anche di Saudi Aramco, che si prepara a una nuova emissione di bond internazionali conformi alla legge islamica (i cosiddetti “sukuk”). A spiegarne le ragioni e le attese sui prossimi anni interviene Nicolò Nunziata, strategist azionario di Marzotto Investment House.
“Il contesto non è mai stato così complicato, perché abbiamo assistito a un forte movimento sui tassi d’interesse (soprattutto negli Stati Uniti) che ha minato alcune certezze. Un aspetto che ha indotto numerosi emittenti a fare raccolta. Ma c’è anche un’altra esigenza da considerare. Quella dei grandi investitori, fondi pensione, assicurazioni e fondazioni, che hanno assolutamente bisogno di carta e, a loro volta, stimolano gli emittenti”, spiega a We Wealth l’esperto. “Nel momento in cui poi le banche centrali hanno iniziato a comprare anche la parte corporate, c’è stato un effetto-scarsità su alcune tipologie di emissioni. Bisogna però considerare che con i deficit che hanno segnato alcuni paesi, sono stati raggiunti nuovi massimi sui conti correnti, sia aziendali che delle famiglie. Soldi che andranno reinvestiti. Quindi, nonostante le incertezze, è un mercato che al momento non può che essere estremamente attivo. C’è ancora molto denaro liquido che deve trovare destinazione, motivo per cui il paradosso è che nel momento in cui i tassi diventeranno più alti, aumenterà la massa che andrà sulle obbligazioni”.
Il corporate bond, aggiunge, è una classe d’investimento che “piace molto al mercato perché generalmente rende un po’ di più rispetto al governativo”. Secondo lo strategist, dunque, da un lato si assisterà a un calo delle emissioni tradizionali perché aumenteranno i private placement, ma dall’altro “probabilmente le aziende più piccole, che normalmente non avrebbero emesso, emetteranno con più facilità”. Di conseguenza, se “non ci saranno particolari criticità sul lato dell’inflazione e, quindi, un’inversione della politica monetaria delle banche centrali, questo trend continuerà anche nei prossimi anni”, conclude Nunziata.

Il caso Eni

Tornando al caso Eni, l’emissione ha raccolto ordini per circa tre miliardi di euro, sei volte rispetto all’offerta iniziale. Il prestito obbligazionario, spiega la società in una nota ufficiale, ha una durata di sette anni, un prezzo di re-offer di 99,855% e una cedola annua dello 0,375% che resterà invariata fino al raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità “relativi a Net carbon footprint upstream (Scope 1 e 2) e capacità installata per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, come indicati nei termini e condizioni dell’emissione”. Se uno degli obiettivi non venisse raggiunto, invece, quest’ultima sarà incrementata dello 0,25%. I proventi saranno utilizzati per rispondere ai fabbisogni ordinari dell’azienda e le obbligazioni saranno negoziate presso la Borsa di Lussemburgo. L’emissione, inoltre, si accompagna all’adozione da parte di Eni del “Sustainability-linked financing framework” del 20 maggio 2021, con il quale la società punta a raggiungere la neutralità carbonica entro il 2050.

Il caso Saudi Aramco

Intanto, come anticipato, Saudi Aramco si prepara a lanciare i sukuk, certificati d’investimento conformi alla religione islamica. La compagnia petrolifera statale saudita ha dichiarato di aver già contattato diverse banche per organizzarne il lancio, tra cui Bnp Paribas, Citi, Goldman Sachs, Hsbc, Jp Morgan e Morgan Stanley. Le obbligazioni, ha rivelato in un annuncio alla borsa Tadawul, saranno denominate in dollari ed emesse su base diretta e non garantita, per un importo al momento non dichiarato e che sarà soggetto alle condizioni di mercato. I proventi, anche in questo caso, saranno utilizzati per “scopi aziendali generali”.


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di Rita Annunziata

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Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente redattrice televisiva per Class Editori e ricercatrice per il Centro di Ricerca “Res Incorrupta” dell’Università Suor Orsola Benincasa. Si occupa di finanza al femminile, sostenibilità e imprese.

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