Fra vanità e verità. La moda senza fine del ritratto

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ritratto frank auerbach

Una serie di mostre a Londra evidenzia la rinnovata passione per l’arte figurativa, in particolare per il ritratto. Esempio magistrale, le opere di Frank Auerbach

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Due sembrano essere le tendenze del mondo dell’arte oggi. In continua crescita è l’interesse verso le donne artiste, dal tardo Rinascimento a oggi, un orientamento che coinvolge tanto il mercato quanto le istituzioni. Queste ultime non solo promuovono esposizioni – solo in marzo a Londra: Angelica Kaufmann alla Royal Academy e Francesca Woodman e Julia Margaret Cameron alla National Portrait Gallery – ma acquisiscono opere di artiste, nel tentativo di ribilanciare le loro collezioni.

Artemisia Gentileschi, Autoritratto come Santa Caterina di Alessandria, Londra,
The National Gallery (acquisto recente); Julia Margaret Cameron,
The Astronomer (Sir John Frederick William Herschel), 1867, Providence, RISD Museum

Il grande ritorno dell’arte figurativa (in primis dei ritratti)

All’arte al femminile si aggiunge la pittura figurativa, snobbata per anni, e ora tornata con grande forza, con una potente enfasi sui ritratti. Forse non tutti ricordano che la prima opera a superare il milione di sterline, facendone ben £2,200,000, fu il Ritratto di Juan de Pareja, opera di Velazquez, venduto nel 1970 da Christie’s a Londra. Dipinto di provenienza e qualità impeccabili, ora è al Metropolitan Museum a New York e non ho dubbi che l’acquisto non fu casuale: erano gli anni delle grandi proteste per i diritti civili della popolazione afroamericana e Juan de Pereja era lo schiavo del pittore spagnolo, poi affrancato e diventato artista lui stesso. Non posso neppure immaginare il risultato che avrebbe in asta oggi, ma si nota una crescente attenzione – ancora una volta nelle istituzioni e nel mercato – verso l’arte che racconta una storia e che quasi per miracolo conserva un frammento di vita che sarebbe altrimenti sfuggito.

Diego Rodríguez de Silva y Velázquez, Ritratto di Juan de Pareja,
New York, The Metropolitan Museum of Art

Fino al 27 maggio, se si sale all’ultimo piano della Courtauld Gallery e si superano le ballerine di Degas e il Bar alle Folies-Bergère di Manet, si può ammirare un nucleo di opere di Frank Auerbach degli anni Cinquanta e primi Sessanta, la maggior parte ritratti a carboncino su carta. Auerbach, nato a Berlino nel 1931, arrivò in Inghilterra con il Kindertransport nel 1939, forzato dalla guerra a crescere in una nuova patria, senza i suoi genitori, che purtroppo trovarono la loro fine a Auschwitz. Vive ancora a Londra, dove lavora ogni giorno nel suo studio di Camden.

Avere insieme tanti ritratti di questo suo primo periodo è a dir poco straordinario, sono veramente i capolavori della sua fase giovanile. I ritrattati sono sempre persone che conosce molto bene, e che hanno accompagnato la sua vita. Ogni ritratto è frutto di innumerevoli sedute di posa, di stesure e cancellazioni, una dopo l’altra, un lavoro intenso e riconoscibile sulla superficie, che non nasconde le sue vicessitudini. Quasi fossero ferite, la carta strappata e usurata viene infatti rabberciata, e il risultato finale è anche per questo di grande intensità.

Frank Auerbach, Autoritratto, collezione privata (dettaglio)

Della generazione dei grandi artisti del dopoguerra inglese, Auerbach è amico di Lucien Freud, di Francis Bacon, di Leon Kossoff, quest’ultimo compagno di studi e ritratto più volte. Auerbach tratta il carboncino con la stessa concentrazione con cui usa la pittura a olio: che siano su carta o tavola, il livello dell’opera finale non è per nulla diverso. Il lavoro che dedica a queste grandi teste su carta le fa uscire dalla categoria dei bozzetti, così tipica della tecnica, e le trasforma in opere d’arte indipendenti. Del 1958, un suo secondo – e ultimo per quegli anni – autoritratto ha tutte le cicatrici del processo esecutivo: con il suo continuo rilavorare il foglio sembra quasi voler entrare nella mente del modello. Lui stesso tra l’altro dice “I feel there is no grander entity than the individual human being…” affermando così la sua volontà di ricerca dell’essenza di quell’uomo/donna che ha davanti.

Frank Auerbach, Autoritratto, 1958, collezione privata (dettaglio)

Affascinato sicuramente dalla pittura antica, è noto per le sue visite ai musei londinesi, come d’altra parte Freud. Il ritratto della cugina Gerda Boehm, molto più grande di lui e unica parente nel Regno Unito al suo arrivo, ricorda certamente pose michelangiolesche e pur nella violenza della sua superficie ha una dignità quasi classicheggiante immediatamente riconoscibile.

Frank Auerbach, Ritratto di Gerda Boehm, 1961, collezione privata (dettaglio)

Non mancano dipinti dell’epoca, spesso monocromi perché il bianco e il nero erano i colori meno costosi. In uno dei ritratti di Stella West usa il colore: è del 1963-4, anni in cui riesce finalmente a comprarne e ne fa un uso a dir poco abbondante. La tecnica è la medesima: dipinge e toglie, ridipinge e toglie ancora… innumerevoli volte. In particolare in quest’opera, arriva anche a spremere il tubetto direttamente sul supporto, ormai densissimo.

Frank Auerbach, Ritratto di E.O.W. III, 1963-4, Manchester Art Gallery (dettaglio)

Mindblowing è forse la parola adatta per questa straordinaria esposizione. Ma non l‘unica a Londra in questo periodo, e il ritratto la fa da padrone. Andando indietro nel tempo, alla Tate Britain quasi 60 ritratti ultra-chic di John Singer Sargent e alla Queen’s Gallery – che presto diventerà la King’s Gallery – il meraviglioso Hans Holbein.

Niente di meglio di un bel ritratto…

Frank Auerbach, Ritratto di Leon Kossoff, Sainsbury Centre, University of East Anglia;
John Singer Sargent, Madame X, The Metropolitan Museum of Art, New York;
e Hans Holbein in Giovane, Ritratto di William Reskimer, Royal Collection

The Courtauld Gallery, Frank Auerbach. The Charcoal Heads, fino al 27 maggio

Tate Britain, Sargent and Fashion, fino al 4 luglio

The Queen’s Gallery, Buckingham Palace, Holbein at the Tudor Court, fino al 14 aprile

Royal Academy of Arts, Angelica Kauffman, fino al 30 giugno

National Portrait Gallery, Francesca Woodman and Julia Margaret Cameron. Portraits to Dream In, 21 marzo-16 giugno


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di Sandra Romito

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Con l’idea che non avrebbe guardato a nulla dopo Giotto, Sandra è stata una convintissima e feroce medievista nei suoi vent’anni: ora guarda tutto e le piace tutto, dal manoscritto miniato al gioiello d’artista. Ha lavorato per più di venti anni nel dipartimento di dipinti antichi alla Christie’s di Londra, dove ancora collabora quotidianamente come consulente, accompagnando i dipinti da collezione a collezione, con la stessa emozione del primo giorno. Un debole ovviamente rimane per la pittura italiana, soprattutto di alta epoca.

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