Pesellino alla National Gallery: una gioia di riscoperta

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Alla scoperta della mostra “Pesellino: A Renaissance Master Revealed”, esposta alla National Gallery di Londra fino al 10 marzo 2024

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L’ingresso alle collezioni permanenti della maggior parte dei musei a Londra è gratuito: questo rende la National Gallery, per esempio, una destinazione non solo per turisti, ma anche per la popolazione londinese. Vero anche che una collezione di dipinti così vasta può intimidire: o si va una mezz’ora a colpo sicuro per vedere una stanza specifica, magari quella di Rembrandt, oppure si rimane abbastanza paralizzati. Si va sempre a vedere le grandi mostre: l’ultima su Frans Hals era gloriosa, ma anch’essa gigantesca. Per rendere il museo più dinamico e ogni volta diverso, i suoi curatori trovano pretesti per organizzare piccole esposizioni intorno a uno o due pezzi della collezione. Risultato sempre di studi impeccabili, sono molto più maneggevoli di una vasta retrospettiva e ogni volta piacevoli.

Fino agli inizi di marzo, per esempio, una sala è dedicata a Francesco Pesellino, a celebrazione del restauro delle due grande tavole raffiguranti Storie di Davide acquisite dal museo nel 2000. Prima mostra in assoluto dedicata all’artista fiorentino, morto ahimè a soli 35 anni nel 1457, ma che lasciò una traccia intensa nelle successive generazioni di artisti nella sua città natale. Attivo per la corte papale e per la famiglia Medici, fu probabilmente allievo di Filippo Lippi, che completò con la sua bottega la pala della Trinità dopo la sua prematura scomparsa durante la pestilenza. Difficile identificare le parti eseguite dall’uno o dall’altro artista, la grande tavola rimane tuttavia un’opera fondamentale perché l’unica documentata di Pesellino. Collocata sull’altare della chiesa della Santissima Trinità a Pistoia, dopo la soppressione della confraternita nel 1793 fu smembrata – la parte centrale addirittura segata in più parti – e dispersa: i pezzi sono stati lentamente e miracolosamente riuniti nelle collezioni del museo londinese. La predella, genericamente attribuita alla bottega di Lippi, rappresenta storie dei quattro santi che poco sopra affiancano la Crocifissione, e non può non commuovere il San Gerolamo che toglie la spina al leone, in un paesaggio innevato così raramente visto nella pittura quattrocentesca toscana.

Bottega di Filippo Lippi (?), San Gerolamo cura il leone, Londra, The National Gallery

Pesellino, il mistero di una carriera tutta da scoprire

La breve e poco conosciuta carriera del pittore, così come narrata dalle opere riunite nella piccola mostra, brilla per la sua eccellenza in opere di piccolo formato, strabordanti di dettagli. Era infatti anche un valente miniatore e questo è ampiamente dimostrato dai due frammenti della predella della Pala del Noviziato in prestito dal Louvre o ancora più nel frammento raffigurante il Viaggio di Melchiorre, proveniente da The Clark Art Institute di Williamstown, Massachusetts. In quest’ultimo, Pesellino crea una scena dove fantasia, naturalismo e pompa cerimoniale si mescolano senza tregua, sotto un cielo illuminato da un’alba splendida. Questo esotico corteo naviga lungo una costa brulla e punteggiata di castelli e fortificazioni, allo stesso tempo toscana e aliena.


Francesco Pesellino, Viaggio di Melchiorre, Williamstown, The Clark Institute (intero e dettaglio)

Il piccolo formato per la devozione privata

Sempre a conferma delle sue capacità nel piccolo formato sono le opere destinate alla devozione privata, e fra tutte si veda il dittico del Courtauld Institute di Londra, che pur nelle sue dimensioni ridotte è a suo modo monumentale. I dettagli sono precisi e preziosi, le figure si muovono con grazia ma allo stesso tempo solidità nello spazio, con perfetti giochi di luce e ombra, interno ed esterno – l’Arcangelo Gabriele in ginocchio, sotto un portico a colonne dentro un giardino protetto da un alto muro di cinta, davanti alla Vergine Maria, ugualmente in ginocchio in un interno. Una scena di grande intimità e silenzio, destinata alla contemplazione e alla preghiera individuale.

 


Francesco Pesellino, Annunciazione, Londra, The Courtauld Gallery

Tutti questi pochi ma eccellenti prestiti fanno da corona i due grandi panelli con Storie di Davide, che troneggiano proprio all’ingresso della sala, opere alle quali forse si passerebbe davanti stanchi in una visita veloce al museo e che ora diventano protagoniste. La prima tavola narra la storia del giovane pastore Davide, nel momento in cui sconfigge in duello il gigante Golia, sottomettendo così i filistei. La seconda illustra il trionfo del giovane dopo la vittoria. Sono entrambe opere estremamente complesse nella loro composizione, in particolare la prima dove spazio e tempo sono compressi in un susseguirsi compulsivo di avvenimenti, che riconosciamo seguendo Davide e la sua tunichetta rosa.

Pesellino e la sua abilità narrativa

Sono un’occasione perfetta per il pittore per dimostrare la sua abilità narrativa ma anche le sue capacità nel descrivere con infiniti dettagli tanto il mondo naturale quanto quello cavalleresco e cortese, rutilante d’oro. Ci si chiede l’effetto che farebbero se l’argento delle armature non fosse ossidato… Probabilmente eseguite per la famiglia Medici, le due grandi tavole erano forse parte di cassoni, ma la storia biblica si perde e si trasforma in una maratona per gli occhi, che con gran gusto sono travolti da questa abbondanza di figure, animali, piante che si mescolano vorticosamente nella tranquillità di un paesaggio toscano.


Francesco Pesellino, Storie di David, Londra, The National Gallery (dettagli)

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Tutte le foto: courtesy Sandra Romito e National Gallery.


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di Sandra Romito

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Con l’idea che non avrebbe guardato a nulla dopo Giotto, Sandra è stata una convintissima e feroce medievista nei suoi vent’anni: ora guarda tutto e le piace tutto, dal manoscritto miniato al gioiello d’artista. Ha lavorato per più di venti anni nel dipartimento di dipinti antichi alla Christie’s di Londra, dove ancora collabora quotidianamente come consulente, accompagnando i dipinti da collezione a collezione, con la stessa emozione del primo giorno. Un debole ovviamente rimane per la pittura italiana, soprattutto di alta epoca.

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