Risparmio gestito: soddisfatti sei investitori italiani su sette

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L’indice di soddisfazione maggiore di tutte le classi d’investimento va al risparmio gestito. Avanti adagio pir e esg. Mentre aumenta di 110 miliardi la liquidità sui conti correnti

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I fondi non sono più percepiti come prodotti speculativi ma caratterizzati dalla competenza, dalla diversificazione che controlla il rischio e, soprattutto, adatti anche ai piccoli risparmiatori

Quanto agli investimenti alternativi, i pir rientrano negli interessi di appena il 2,5% degli italiani, anche se per ogni sottoscrittore effettivo se ne contano sei indecisi che potrebbero decidere di investirvi in futuro

La quota di risparmiatori si è contratta dal 55,1 al 48,6% mentre la quota del risparmio involontario è cresciuta di 6,7 punti percentuali, per un effetto netto sulla liquidità giacente sui conti correnti di +110 miliardi

Gli investimenti finanziari, nell’anno del covid-19, sono stati messi in standby dalla maggioranza dei risparmiatori italiani. Non solo per l’incertezza legata proprio alla crisi pandemica ma anche per la difficoltà oggettiva di incontrare sul mercato opportunità che corrispondessero ai propri obiettivi, divisi tra liquidità (nel breve periodo) e sicurezza (nel lungo periodo). Per questo motivo, secondo una nuova analisi di Intesa Sanpaolo e Centro Einaudi, le obbligazioni risultano possedute dal 22%, mentre le azioni restano appannaggio del 6,1%. Tra tutte le classi d’investimento, il risparmio gestito cattura la soddisfazione maggiore, con un rapporto tra soddisfatti e insoddisfatti di sei a uno.
“Fondi e risparmio gestito durante la crisi della pandemia hanno fatto registrare investimenti netti da parte dei sottoscrittori”, osservano i ricercatori. “Sui fondi, nel tempo, sono mutati i giudizi: non sono più percepiti come prodotti speculativi, adatti a chi ha buone risorse da investire” ma per la maggioranza del campione sono “caratterizzati dalla competenza, dalla diversificazione che controlla il rischio e, soprattutto, sono adatti anche ai piccoli risparmiatori”. Quanto agli investimenti alternativi e innovativi, i pir rientrano negli interessi di appena il 2,5% del campione, anche se per ogni sottoscrittore effettivo se ne contano sei indecisi che potrebbero decidere di investirvi in futuro. Chiudono il cerchio i bitcoin, che attraggono il 5% degli intervistati, e gli investimenti etici e a impatto positivo sull’ambiente e sulla società (6,7%).

Più risparmi, meno risparmiatori

Condotta tra marzo e maggio 2021, l’analisi ha rivelato inoltre come il 36,8% delle famiglie italiane ha subito una riduzione o un azzeramento delle entrate ordinarie a causa delle conseguenze economiche della crisi. Nel dettaglio, il 19,6% afferma che le entrate sono “poco” diminuite, il 15,7% “molto” diminuite e l’1,5% che sono state azzerate. Percentuali che dimostrano come il peso del covid-19 si sia scaricato in realtà su poco più di una famiglia su tre. Il 53%, in questo contesto, non aveva depositi liquidi sufficienti o strumenti finanziari monetari liquidabili immediatamente per far fronte a tale emergenza e appena il 28% ha potuto far leva su sussidi o altre forme di supporto economico. Parallelamente, la quota di risparmiatori del campione si è contratta dal 55,1 al 48,6% mentre la quota del risparmio involontario è cresciuta di 6,7 punti percentuali per un effetto netto sulla liquidità giacente sui conti correnti di +110 miliardi di euro.

Dove finirà la liquidità accantonata

Stando all’analisi, il 64% preferirebbe temporeggiare ancora e tenere da parte il gruzzoletto accumulato. Una quota di risparmiatori “più avanti negli anni”, si legge nel rapporto, appartenente al ceto medio-basso e con un’istruzione limitata. Il restante 36% (composto prevalentemente da laureati, giovani, e appartenenti al cento medio-alto e alto in termini di reddito) desidera rilanciare i propri consumi. Ma con priorità differenti a seconda della categoria di riferimento. Il ceto medio punterebbe su viaggi, auto e beni durevoli, ma anche su una nuova casa. I laureati lasciano in cima alle priorità i viaggi, seguiti dalla casa e solo alla fine da una nuova auto. I giovani pongono al primo posto la casa, poi auto e viaggi.

Quanto si potrebbe guadagnare investendo

Ma quanto si potrebbe guadagnare, invece, investendo la liquidità che giace sui conti correnti? Gimme5 ha preso in esame un arco temporale di lungo raggio, da novembre 2021 a novembre 2031, ipotizzando un investimento tramite un fondo comune aggressivo (20% in obbligazioni e 80% in azioni) e prendendo in considerazione i rendimenti medi annualizzati al netto dell’inflazione (ipotizzata al 2% annuo) tra il 1900 e il 2020: 2,1% per le obbligazioni e 5,3% per le azioni globali. Quello che è emerso dalla simulazione è che, tenendo fermo il denaro, l’inflazione determinerebbe una perdita del -18% spingendo il valore reale della liquidità dei risparmiatori italiani sui 1.491,6 miliardi. Se al contrario tali risorse venissero investite, si raggiungerebbero i 2.878,8 miliardi per un guadagno del +93% rispetto al patrimonio eroso. “L’unico modo per difendersi dalla forza erosiva dell’inflazione”, scrive Gimme5, “è quello di mettere in moto i risparmi. Sebbene l’esito di un qualsiasi investimento non sia mai prevedibile, ciò che è certo è che l’inflazione non risparmierà nessun capitale”.


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di Rita Annunziata

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Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente redattrice televisiva per Class Editori e ricercatrice per il Centro di Ricerca “Res Incorrupta” dell’Università Suor Orsola Benincasa. Si occupa di finanza al femminile, sostenibilità e imprese.

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