Riforma del gaming: work in progress sul gioco legale

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C’è una crescente attenzione dello Stato rispetto al settore del gaming. Il quadro normativo resta comunque alquanto diversificato e complesso

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Il rapido sviluppo, negli anni, del comparto dei giochi, così come l’aumento del correlato volume d’affari, hanno determinato una crescente attenzione dello Stato rispetto al settore del gaming. Il legislatore è, infatti, intervenuto, a più riprese, al fine di disciplinare il prelievo fiscale nel comparto che, tuttavia, a causa delle molteplici tipologie di gioco, rimane tutt’ora ancorato a un quadro normativo alquanto diversificato e complesso, frutto di una vera e propria stratificazione temporale. 

Assetto tributario del gaming 

Non a caso, l’attuale assetto tributario del gaming prevede, a seconda della specie di gioco oggetto di imposizione, una pluralità di forme di prelievo che sono state modificate nel corso degli anni tramite interventi non sempre coordinati e coerenti. Vista l’attuale situazione normativa e alla luce delle problematiche ingenerate da tale assetto, è stata – da più parti – invocata come necessaria e non più prorogabile l’adozione, da parte del Governo, della tanto attesa (e più volte rinviata) riforma del settore della raccolta del gioco pubblico

Il tavolo tecnico e di confronto 

Al fine di dare agli operatori nuove certezze è stato, quindi, recentemente, avviato un tavolo tecnico di confronto tra le organizzazioni di categoria e le istituzioni, allo scopo di definire le nuove regole del gioco. L’obiettivo condiviso è quello di procedere alla, ormai indifferibile, normalizzazione delle regole su tutto il territorio nazionale, nonché a una revisione della regolamentazione fiscale. Un tassello fondamentale della riforma del gaming dovrebbe, quindi, consistere proprio in una revisione dell’attuale assetto fiscale, in un’ottica di semplificazione e riduzione del prelievo sul comparto e la previsione, per il futuro, della tassazione sul margine per tutte le tipologie di raccolta di gioco legale, sul modello di altri Paesi europei, con aliquote più eque che consentano la sostenibilità economica delle aziende attive nel settore. 

Ciò, senza dimenticare di destinare una quota delle entrate erariali, così recuperate, a Regioni e Comuni, affinché vengano reinvestite a livello territoriale. Infine, a completamento del quadro, non si dovrebbe prescindere dall’adozione di un contratto collettivo nazionale, per la tutela della categoria dei lavoratori del settore, alla stregua dei lavoratori degli altri comparti economici del Paese.

Il gaming attira le law firm 

Stante, dunque, l’importanza delle questioni riportate e sollevate dagli “addetti ai lavori” il comparto ad inizia ad attirare l’attenzione delle principali law firm fiscali al cui intero si iniziano a formare team specializzati. Da ribadire la necessità di provvedere, quanto prima, al riordino delle regole che sorreggono il comparto, restituendo una fiscalità più equa nell’interesse dello Stato, degli operatori e degli stessi giocatori, che dopo le limitazioni e il dilagante ritorno al proibizionismo degli ultimi anni, rischiano di essere sempre più indirizzati verso criminalità e patologie.


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di Giancarlo Marzo

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Fondatore dello studio Marzo Associati, classe ’82, esperto di fiscalità e, in particolare, di wealth
management. Dopo la laurea con lode presso l’Università degli studi di Bari e il master in Diritto tributario d’impresa alla Bocconi, ha conseguito l’abilitazione professionale nel 2012. È autore di numerosi contributi in manuali, quotidiani e riviste specialistiche, oltre che relatore in svariati
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